L'accademica cubana avverte che la caduta di Maduro a causa di un'intervento straniero non garantisce la libertà del Venezuela



Jenny Pantoja Torres ha celebrato la caduta di Nicolás Maduro dal potere, ma ha messo in dubbio la legittimità di una transizione imposta dall'esterno. Ha avvertito che dipendere da potenze straniere può portare a nuove forme di tutela e perdita di sovranità. La sua riflessione ha scatenato un intenso dibattito tra i cubani su pragmatismo, dittatura e alternative reali di cambiamento.

A giudizio di Pantoja, la miglior soluzione dovrebbe sempre emergere dall'internoFoto © Facebook/Jenny Pantoja e Truth Social/Donald Trump

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La accademica cubana Jenny Pantoja Torres ha affermato sabato scorso che la cattura di Nicolás Maduro non equivale automaticamente alla liberazione del Venezuela e ha avvertito che una soluzione promossa dagli Stati Uniti potrebbe lasciare il paese intrappolato in una nuova dipendenza esterna.

In un post sul suo account di Facebook, Pantoja ha espresso una posizione sfumata riguardo agli avvenimenti nella nazione sudamericana, dopo la cattura di Maduro da parte delle forze statunitensi.

Sebbene abbia espresso sollievo per l'uscita del governante dal potere, ha ritenuto che il metodo utilizzato manchi di legittimità politica e comporti rischi profondi per il futuro del paese.

Captura di Facebook/Jenny Pantoja Torres

Pantoja ha sostenuto che, sebbene Maduro fosse un presidente illegittimo dopo aver ignorato, nel luglio del 2024, il trionfo elettorale dell'opposizione guidata da Edmundo González e María Corina Machado, una transizione imposta da un'altra potenza non costituisce una soluzione auspicabile.

A suo avviso, la migliore soluzione dovrebbe sempre emergere dall'interno, pur riconoscendo che il popolo venezuelano era rimasto intrappolato in un "vicolo cieco", dopo la chiusura di tutte le vie istituzionali.

L'accademica ha esteso la sua riflessione al caso cubano e ha avvertito che l'inazione civica prolungata lascia le società autoritarie esposte a rimanere "a disposizione di uno qualsiasi dei grandi", sia esso Stati Uniti, Russia o Cina.

In questo senso, ha identificato il sistema totalitario stesso come uno dei fattori che più indeboliscono la sovranità nazionale, riducendo le capacità di azione dei cittadini e aprendo la porta a soluzioni esterne.

Nel suo analisi, Pantoja ha anche messo in dubbio che Washington abbia un reale impegno con l'opposizione venezuelana, sottolineando che non era sorpreso dai segnali che l'amministrazione di Donald Trump potrebbe ignorare González e Machado a favore di un accordo funzionale ai propri interessi.

“Ai venezuelani manca ancora un lungo cammino per ottenere la loro vera libertà”, ha affermato, sottolineando che la cattura di Maduro non equivale necessariamente a un cambiamento strutturale del potere.

Le reazioni al suo testo hanno riflettuto la profonda divisione tra l'esilio e la cittadinanza cubana. Mentre alcuni concordavano sul fatto che un'intervento straniera possa sfociare in nuovi autoritarismi o transizioni fallite, altri sostenevano che, in contesti come Venezuela e Cuba, qualsiasi soluzione “dall'interno” comporterebbe una strage senza garanzie di successo, rendendo così inevitabile la scelta tra opzioni moralmente imperfette.

Il dibattito si svolge in un contesto venezuelano segnato dalla nomina di Delcy Rodríguez a presidente incaricato da parte del Tribunale Supremo di Giustizia, sotto supervisione e con condizioni esplicite da parte degli Stati Uniti, il che rafforza i dubbi sulla reale natura della transizione in corso e riaccende timori di una ricomposizione del potere senza una rottura effettiva con il chavismo.

Nelle ultime ore, si sono levate anche voci critiche dall'ambito intellettuale e artistico cubano riguardo al modo in cui Maduro è stato estromesso dal potere.

Il comico Ulises Toirac, lo scrittore Jorge Fernández Era e il poeta e repentista Alexis Díaz-Pimienta, tra gli altri, hanno messo in discussione che la caduta del mandatario venezuelano si sia verificata attraverso un'azione militare straniera, avvertendo che il metodo è tanto importante quanto il risultato e che l'intervento di una potenza esterna solleva gravi dilemmi riguardo la sovranità, la legittimità e precedenti pericolosi per società come quella cubana.

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