La repressione contro la libertà di espressione a Cuba continua ad avere un impatto diretto sul settore culturale. Alla chiusura di quest'anno, 17 artisti rimangono incarcerati in centri penitenziari del paese, mentre altri 10 stanno scontando condanne senza detenzione o sotto regimi restrittivi, come denunciato dall'Osservatorio dei Diritti Culturali.
In un post pubblicato su Facebook, l'organizzazione ha avvertito che in totale 27 creatori cubani sono stati puniti dallo Stato a causa della loro pratica artistica, della loro partecipazione civica o del loro rifiuto di rinunciare a una voce propria, in un contesto in cui qualsiasi espressione critica nei confronti del potere trasforma automaticamente il cittadino in nemico del regime.

L'Osservatorio ha sottolineato che l'incarcerazione degli artisti costituisce una delle forme più gravi e persistenti della repressione a Cuba, particolarmente contro i giovani creatori il cui sviluppo personale e professionale è stato interrotto da quello che definiscono come odio politico istituzionalizzato.
Durante l'anno, l'organizzazione ha documentato e denunciato casi di artisti che affrontano violenza istituzionale, negligenza medica, isolamento prolungato, minacce e punizioni arbitrarie all'interno del sistema penitenziario cubano, senza garanzie legali né rispetto dei diritti umani.
“Questi numeri non sono statistiche astratte”, avverte l'Osservatorio. “Dietro ci sono corpi sottoposti a violenza, famiglie sotto pressione costante e opere interrotte dalla reclusione, dalla paura o dall'esilio forzato”.
La denuncia insiste sul fatto che la creazione artistica è stata criminalizzata a Cuba e che il aparato repressivo dello Stato punisce qualsiasi manifestazione culturale che si discosti dal discorso ufficiale, chiudendo spazi al dissenso e alla critica.
L'Osservatorio dei Diritti Culturali ha ribadito il suo impegno a continuare a rendere visibili ogni caso, documentare ogni abuso e preservare la memoria degli artisti che resistono dalla prigione o sotto il tormento della libertà limitata.
“La creazione non è un reato e la cultura non può essere incarcerata senza conseguenze”, conclude l'organizzazione. “Finché ci sarà un solo artista cubano punito per essersi espresso liberamente, il nostro lavoro continuerà.”
Archiviato in: