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La proibizione imposta dalla Amministrazione di Donald Trump a cinque cittadini europei, accusati di promuovere la censura delle voci statunitensi sui social media, ha provocato una forte opposizione in Europa e ha aperto un nuovo fronte di tensione tra Washington e i suoi tradizionali alleati.
Francia, Germania, l'Unione Europea e il Regno Unito hanno concordato nel definire la misura "inaccettabile", poiché considerano che mina la cooperazione transatlantica e mette in discussione la sovranità regolatoria europea in materia digitale, secondo quanto riportato dall'agenzia AP.
Tra i soggetti sanzionati si trova Thierry Breton, ex commissario europeo per il Mercato Interno, figura chiave nell'applicazione della Legge sui Servizi Digitali (DSA), insieme a Imran Ahmed, direttore del Center for Countering Digital Hate, e altri responsabili di organizzazioni europee dedicate a combattere la disinformazione e il discorso d'odio, ha esposto EFE.
Difesa della sovranità europea
Il presidente francese Emmanuel Macron ha reagito immediatamente, assicurando che l'Europa non cederà a pressioni esterne. “Ci manterremo fermi e proteggeremo gli europei”, ha scritto su X, dopo aver conversato con Breton.
Macron ha sottolineato che le norme digitali dell'UE sono state adottate attraverso un processo "democratico e sovrano" e ha avvertito che le regole dello spazio digitale europeo non saranno decise al di fuori dell'Europa.
Sulla stessa linea, la Commissione Europea ha difeso il suo diritto di regolamentare il mercato digitale in conformità ai suoi valori democratici. “L'UE è un mercato aperto e basato su norme. Le nostre leggi garantiscono un ambiente sicuro, giusto ed equo, applicate senza discriminazione,” ha sottolineato in un comunicato ufficiale.
Il presidente del Consiglio Europeo, António Costa, ha anche condannato il veto statunitense, definendolo "inaccettabile tra alleati, partner e amici". Ha affermato che l'UE continuerà a difendere la libertà di espressione, normative digitali giuste e la propria sovranità regolatoria.
La Germania e il Regno Unito alzano il tono
Da Berlino, il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha qualificato il divieto di ingresso —incluso quello applicato ai leader dell'organizzazione HateAid— come “inaccettabile” e ha anticipato che la Germania discuterà con Washington l'interpretazione delle norme digitali europee per evitare un ulteriore deterioramento della relazione bilaterale.
Il governo del Regno Unito ha adottato un tono più moderato, ma ha sostenuto le leggi e le istituzioni che mirano a mantenere internet libero da contenuti dannosi, ricordando al contempo che ogni paese ha il diritto di stabilire le proprie regole migratorie.
Un conflitto in espansione
La crisi diplomatica si verifica dopo la multa di 130 milioni di euro inflitta dalla Commissione Europea al social network X, di proprietà di Elon Musk, per violazioni della Legge sui Servizi Digitali. Washington considera queste regolamentazioni come una forma di censura, mentre Bruxelles insiste sul fatto che si tratta di garantire trasparenza, sicurezza e concorrenza leale.
Il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha giustificato il veto affermando che gli europei sanzionati hanno promosso campagne di censura extraterritoriale con “possibili conseguenze gravi” per la politica estera degli Stati Uniti, una posizione che Bruxelles rifiuta categoricamente.
Thierry Breton ha risposto ricordando che la Legge sui Servizi Digitali è stata approvata dai 27 Stati membri dell'UE nel 2022. “Ai nostri amici americani: la censura non è dove voi pensate che sia”, ha scritto.
Il confronto evidenzia una crescente frattura tra gli Stati Uniti e l'Europa su chi debba regolare il discorso online e fino a dove arrivano i limiti della sovranità digitale, un dibattito che minaccia di estendersi oltre il campo tecnologico verso un conflitto politico di maggiore portata.
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