Il Ministero dell'Interno (MININT) ha ampliato martedì scorso la sua offensiva contro le reti finanziarie informali indicando due cubani residenti negli Stati Uniti e in Spagna come presunti “finanziatori” di un sistema dedicato a deviare le rimesse e a gestire sistemi di pagamento paralleli al di fuori del controllo statale.
Secondo quanto emerso dal Canal Caribe, le autorità sostengono che entrambi facciano parte di uno schema che muoveva centinaia di milioni di pesos ogni settimana e che, secondo la versione ufficiale, rappresenta una minaccia diretta per la stabilità economica del paese.
L'accusa fa parte del fascicolo 862 del 2025, aperto a Santa Clara, dove la Direzione Tecnica delle Investigazioni afferma di aver neutralizzato una rete che utilizzava un meccanismo di "compensazione illegale di finanze".
In questo schema, i cosiddetti “finanziatori” —uno situato negli Stati Uniti e l'altro in Spagna— negoziavano con i titolari di forme di gestione non statale per pagare fornitori stranieri dall'estero, mentre a Cuba veniva distribuito l'equivalente in pesos ai destinatari delle rimesse senza passare attraverso i canali ufficiali.
Secondo il rapporto televisivo, questi operatori si avvalevano di una struttura organizzata all'interno del paese, guidata da un gestore, incaricato di raccogliere il denaro in valuta nazionale generato dalle mipymes e distribuirlo attraverso una rete informale che comprendeva province come Sancti Spíritus (nella zona di Trinidad) e Las Tunas.
In questi territori, altri due cittadini partecipavano al trasferimento e alla consegna del denaro, inserendosi in nuove sottoreti dedicate a distribuire le rimesse.
I ricercatori hanno affermato che queste operazioni generavano “arricchimenti milionari”, inclusi commissioni tra l'8 e il 12 % sul valore di ciascun trasferimento e sul prezzo finale dei prodotti commercializzati da privati sull'isola.
Hanno sottolineato che i beneficiari di questi schemi “eludono le leggi” sia di Cuba che di altri paesi, e che queste pratiche “influiscono sui programmi di sviluppo economico” e hanno un impatto diretto sull'economia quotidiana dei cittadini.
Sebbene il MININT abbia insistito sul fatto che questo non è un “confronto contro le forme di gestione non statali”, ha avvertito che la crescita del settore privato ha favorito l'emergere di strutture che operano al di fuori della banca statale.
L'istituzione ha giustificato l'operazione sostenendo che questi schemi sono “modalità della guerra economica imposta dal governo degli Stati Uniti” e ha assicurato che sono stati avviati procedimenti penali contro 10 persone coinvolte, alcune delle quali sono state detenute in custodia cautelare.
La offensiva non si limita a Villa Clara. Un secondo caso, nel fascicolo 1021 del 2025, riguarda Pinar del Río, dove un individuo gestiva un punto privato di compravendita di valute da casa propria, utilizzando tassi del mercato informale e assistito da due collaboratori: uno incaricato di portare denaro in zone lontane e l'altro che promuoveva i servizi sui social media.
Un terzo intreccio, più voluminoso, è stato rilevato nel municipio 10 di Ottobre, all'Avana, con legami diretti con mipymes che richiedevano grandi quantità di moneta nazionale e divise per sostenere le proprie operazioni.
Le autorità assicurano che più di cento indagini simili sono in corso in tutto il paese, in un momento in cui l'isola affronta una crisi tripla: economica, energetica ed epidemiologica, aggravata dopo il passaggio dell'uragano Melissa.
Per il MININT, interrompere queste reti è essenziale per “preservare l'ordine e la tranquillità”, così come i flussi finanziari che, sostengono, dovrebbero “contribuire all'interesse sociale e comune”.
La versione ufficiale insiste che queste strutture sono responsabili del fatto che Cuba riceva meno del 10% delle rimesse attraverso canali statali.
Tuttavia, i critici sostengono che la sua proliferazione sia il risultato del collasso del sistema bancario, dei ritardi interminabili e della mancanza di fiducia nei meccanismi ufficiali, fattori che costringono migliaia di famiglie a ricorrere a vie alternative.
Mentre prosegue l'indagine, il regime continua ad ampliare la narrazione contro i “finanziatori” all'estero, che presenta come organizzatori di una rete che “saccheggia” le rimesse inviate dagli emigrati.
Per molti cubani che dipendono da queste vie informali per sopravvivere, l'offensiva statale non è altro che un tentativo di riprendere il controllo su un mercato che lo stesso Stato ha perso anni fa.
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