Salidero a Renté, Cuba, sfiora i 2.000 MW di deficit... e la colpa è di El Toque

Mentre Renté si spegne per un salidero e Energas “riposa” per mantenere la sua “sicurezza operativa”, la propaganda statale punta i riflettori su El Toque, il mezzo indipendente che pubblica il tasso del mercato informale.

Termoeléctrica Lidio Ramón Pérez (Renté, immagine di archivio)Foto © Juventud Rebelde

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Il Sistema Elettroenergetico Nazionale (SEN) ha di nuovo presentato una situazione critica questo mercoledì, dopo che l'unità 6 della Centrale Termoelettrica Renté, a Santiago de Cuba, è rimasta fuori servizio a causa di un “guasto nel recuperatore del lato sinistro”, come riportato dalla Unión Eléctrica (UNE) attraverso i suoi canali ufficiali.

Il bollettino pomeridiano dell'azienda statale ha dettagliato che, alle 19:00, la disponibilità del sistema era di 1.270 megawatt (MW) rispetto a una domanda di 3.202 MW, il che ha provocato un deficit di 1.930 MW e, di conseguenza, ha causato disagi generalizzati in quasi tutto il paese durante l'orario di punta.

Cattura dello schermo Facebook / UNE

Inoltre, la UNE ha comunicato che nella giornata si è svolta una “fermata tecnica” presso l'impianto di Energas Puerto Escondido, nell'ovest del paese, “per garantire la sicurezza operativa”.

Secondo quanto spiegato dal giornalista ufficialista Bernardo Espinosa, questo intervento è destinato alla manutenzione annuale dei sistemi di lavorazione del gas, considerati essenziali per la generazione elettrica e la produzione di gas domestico destinato all'Avana.

Cattura dello schermo Facebook / UNE

L'azienda non ha specificato la durata prevista dei lavori in Energas né quando la unità di Renté potrebbe tornare in servizio, sebbene si stimi che le problematiche potrebbero mantenersi a livelli elevati nei prossimi giorni.

Con questo nuovo guasto, il SEN accumula una settimana di tensioni crescenti, con deficit superiori ai 1.800 MW, segnando una delle fasi più critiche dell'anno.

Cattura dello schermo Facebook / UNE

Il governo cubano attribuisce queste insufficienze a cause tecniche e limitazioni nella disponibilità di carburante, ma la popolazione continua a subire prolungati blackout che, in alcuni comuni, superano le 18 ore al giorno.

Sebbene la UNE assicuri di effettuare “manutenzioni programmate” per preservare la stabilità del sistema, i continui guasti a Renté, Felton, Guiteras e Mariel confermano il deterioramento strutturale del parco termolettrico cubano, colpito da decenni di mancanza di investimenti e scarsa manutenzione.

Quando il problema è l'oscurità... e la colpa, della stampa indipendente

In qualsiasi paese normale, un deficit di quasi 2.000 MW sarebbe uno scandalo nazionale. A Cuba, è appena il bollettino quotidiano. Ma ciò che risulta più sorprendente del blackout è la capacità del discorso ufficiale di incolpare tutti tranne se stesso.

Mientras Renté si spegne per una perdita e Energas "riposano" per mantenere la loro "sicurezza operativa", la propaganda statale indirizza i riflettori —paradossalmente spenti— verso El Toque, il mezzo indipendente che pubblica il tasso del mercato informale.

Al sembra, il regime cubano ha trovato in El Toque il capro espiatorio per eccellenza, e ora manca solo che gli attribuiscano la responsabilità del collasso elettrico a un sito web che pubblica il valore del dollaro, e non a un governo che ha rovinato il sistema elettrico nazionale per l'obsolescenza tecnologica e la mancanza di investimenti.

La logica è impeccabile: il dollaro sale, il gas sfugge; scende l'euro, cade un trasformatore; El Toque pubblica il tasso e la corrente scompare. Se domani al mattino ci sarà buio, è già chiaro di chi sia la colpa: quel giornalista che, con un foglio di Excel e il malvagio algoritmo, espande l'oscurità sull'isola.

Nel frattempo, la UNE pubblica comunicati con emoji e frasi tecniche come “intervento in tre fasi” o “trattamento del gas”, come se il problema fosse di semantica e non di generazione colapsata, con chiari e evidenti responsabili nel governo.

Ogni “fermo tecnico” è, di fatto, un blackout mascherato da manutenzione, e ogni “interruzione del servizio” è l'eufemistico modo con cui il governo evita di dire la verità: il sistema è rotto. Non si investe, non si modernizza, e il carburante scarseggia non a causa di alcun blocco, ma per cattiva gestione e corruzione endemica.

L'ironia è che, nella Cuba ufficiale, l'elettricità non dipende dal petrolio, ma dal discorso. Se c'è un blackout, si cerca un colpevole ideologico; se c'è protesta, si risponde con slogan. Ma né gli slogan illuminano né i discorsi accendono lampadine.

La UNE promette di “riacquistare stabilità nel sistema”, mentre la popolazione impara a calcolare gli orari di blackout con maggiore precisione degli stessi uffici elettrici. E in quella oscurità quotidiana, il regime trova la sua metafora perfetta: un paese al buio, governato da chi non sopporta la luce che emana dalla verità.

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Redazione di CiberCuba

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