Fallece Juan Francisco Centelles, figura emblematica del salto in alto a Cuba

Juan Francisco Centelles, icona del salto in alto cubano, ha lasciato un'eredità di successi, ma anche diverse critiche al sistema sportivo di Cuba. La sua storia mette in risalto la sua lotta, dedizione e visione avanzata nell'atletica.

Juan Francisco CentellesFoto © Ángel Ferrás Machado/JIT

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Il sport cubano è in lutto questo mercoledì dopo la scomparsa di Juan Francisco Centelles, uno dei grandi nomi del salto in alto nella storia dell'atletica nazionale.

Campeone panamericano a Caracas nel 1983, plurimedagliato in competizioni internazionali e più volte detentore di record nazionali, Centelles, il cui calendario di vita contava 64 anni, ha segnato un'epoca ed è stato parte della generazione che ha preceduto il mitico Javier Sotomayor.

La sua morte lascia un profondo vuoto tra atleti, allenatori e colleghi, come hanno espresso molti messaggi sui social media dell'Inder e del mezzo sportivo JIT.

Pero per comprendere il suo lascito, basta tornare all' intervista esclusiva che ha rilasciato nel 2017 alla giornalista Julia Osendi per CiberCuba, dove ha narrato con onestà il suo percorso, le sue lotte, i suoi maestri e le ingiustizie del sistema sportivo cubano.

“Nacqui a Lawton…”: le origini di un grande

“Nacqui a Lawton, municipio di 10 de Octubre, anche se da quando avevo 14 anni vivo nella Villa di Pepe Antonio, a Guanabacoa,” ricordava Centelles. La sua carriera sportiva iniziò nell'atletica a 14 anni, dopo aver praticato calcio e lotta libera nei centri sportivi del quartiere.

La sua cattura avvenne quasi per caso: “Un professore di Educazione Fisica, di cognome Tellería, mi portò a una gara tra scuole. Lì fui notato da Luis Rodríguez Martínez. Dopo quattro mesi già stavo competendo nelle provinciali”.

Fu quello l'inizio di un cammino che lo portò alla Pre-EIDE Rubén Martínez Villena, poi all'EIDE Mártires de Barbados, dove il suo destino cambiò per sempre sotto la guida della allenatrice Regla Sandrino Izquierdo, che lui chiamò la sua "fata madrina".

"Le sono grato per tutto ciò che so della mia specialità e per quello che sono come essere umano. Regla è una di quelle persone che ti segnano per tutta la vita."

L'élite del salto in alto: gloria, tensioni e ostacoli

Nel 1978 entrò nella ESPA Giraldo Córdova Cardín, sotto la guida del professor José Godoy, lo stesso che avrebbe portato Sotomayor alla vetta. Ma le tensioni personali avrebbero fatto sì che i loro percorsi si separassero.

Nel 1983 cominciò ad allenarsi con Ricardo Guadarrama, responsabile anche di atleti come Silvia Costa, vicecampionessa mondiale e tuttora detentrice del record nazionale.

Dopo arrivarono alti e bassi, discussioni tecniche, decisioni istituzionali che spesso non favorivano gli atleti, e la lotta costante per dimostrare il proprio valore. Nel 1989, una meningoencefalite batterica stava per portargli via la vita e lo lasciò invalido per sette mesi.

Eppure, ha lottato per tornare: “Quando ho voluto reintegrarmi mi hanno negato la licenza sportiva. Mi hanno detto che se saltavo 2.30 mi riammmettevano”.

Lo fece —eppure, le porte non si aprirono come si aspettava.

Un allenatore senza sconti e un sistema che non lo ha mai avvantaggiato

Nell'intervista, Centelles ha parlato -in quel momento- senza filtri del sistema sportivo cubano e di come, nonostante formi talenti di grande prospettiva, non gli sia mai stato permesso di integrare il corpo tecnico nazionale.

“Ogni volta che avevo un saltatore promettente, me lo portavano via per darlo ad altri allenatori. Non è questione di essere belli, ma di farsi piacere.”

Una vita dedicata all'atletismo… anche fuori da Cuba

Centelles ha dedicato diversi anni ad allenarsi all'estero: in Brasile, Nigeria e Nicaragua, dove continuava a essere attivo nella formazione di nuove generazioni. Da lì, la sua visione dello sport cubano: chiara e anticipata rispetto ai suoi tempi

Y infatti, dal 2017 ha esposto ciò che oggi è una evidenza: il massiccio esodo di atleti cubani.

"Certo che devono permettere agli atleti di cercare nuovi orizzonti. Non saremmo messi così male sulla scena internazionale se non perdessimo così tanto talento."

E lanciò una frase che oggi suona profetica: “Tutti i cubani devono essere eleggibili per rappresentarci. Vedrai che un giorno accadrà”.

Un'eredità indimenticabile

Juan Francisco Centelles non salta soltanto nella memoria come campione. Salta anche come maestro, come uomo critico, onesto, appassionato della sua specialità e segnato dalla lotta contro un sistema che non gli ha mai dato il posto che meritava.

L'atletica cubana perde una figura imprescindibile, e coloro che lo conoscevano perdono un uomo nobile, integro e sempre pronto ad aiutare.

Ricevano i loro familiari e amici le più sincere condoglianze.

La sua storia —quella ufficiale e quella che lui stesso raccontò— rimane come testimonianza di un'epoca e di un uomo che non ha mai smesso di combattere.

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Redazione di CiberCuba

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