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Il grido di una madre cubana ha ridato nome e volto alla crisi sanitaria che attraversa Cuba. Reyna Rosales, residente a Bayamo, ha vissuto questo fine settimana il peggiore incubo immaginabile vedendo suo figlio di 12 anni avere convulsioni in un pronto soccorso senza ossigeno, senza fleboclisi e senza un medico in grado di soccorrerlo in tempo.
“Il mio bambino per poco non muore ieri... Non c'era ossigeno, non c'era nulla”, ha scritto la donna su Facebook, in una testimonianza che riassume ciò che migliaia di famiglie stanno affrontando in mezzo all'epidemia virale che colpisce l'Isola.
Arian Jesús, suo figlio, è arrivato al Policlínico 13 de Marzo con 39 gradi di febbre, delirando, e senza possibilità di ricevere dipirona a causa di una reazione avversa. Non c'erano alternative. Non c'erano nemmeno sieri.
Reyna dovette uscire di corsa a cercarne uno da sola mentre suo figlio stava peggiorando. Quando tornò, lo trovò in convulsioni e con le labbra di colore viola. Al policlinico non c'era ossigeno per stabilizzarlo. Non c'era nemmeno l'auto di emergenza per trasportarlo.
Ciò che è accaduto a quella famiglia non è stata un'eccezione. È l'immagine più cruda di un sistema collassato.
L'osservatorio femminista Alas Tensas ha amplificato la denuncia, ricordando che si aggiunge a centinaia di testimonianze di genitori e medici che descrivono corpi di guardia collassati in tutta l'Isola. "Dove si trova la presunta salute pubblica di primo livello?", ha scritto Reyna, sopraffatta dall'indignazione.
Il giornalista indipendente Ernesto Morales, che mantiene un contatto diretto con i residenti di Bayamo, lo ha confermato sui suoi social media, sottolineando che “questo è un inferno. L'Ospedale Infantile è collassato, il Céspedes è collassato, i policlinici sono inaccessibili. Stiamo morendo in quei corridoi sporchi e nessuno fa niente”.
Le sue parole non sono una metafora. Le immagini provenienti dagli ospedali a Granma mostrano barelle improvvisate, pazienti a terra, mobilio arrugginito, familiari disperati e attrezzature senza garanzie.
Medici e attivisti descrivono uno scenario "di guerra" nel pieno del 2025. Nel frattempo, le autorità insistono che "nessun paziente rimane senza assistenza".
Cuba affronta oggi una tempesta perfetta con dengue, chikungunya, febbre di Oropouche e altri virus che circolano contemporaneamente, in coincidenza con una rete ospedaliera priva di farmaci, senza acqua stabile, senza reagenti e senza i materiali di base per gestire le emergenze pediatriche. Lo stesso MINSAP ha riconosciuto quest'anno che la copertura dei farmaci si aggira attorno al 30%.
In questo contesto, la denuncia di Reyna non è solo la storia di un bambino al limite della morte, ma è anche il ritratto della paura quotidiana di migliaia di famiglie che non si fidano più del fatto che un centro di salute possa salvare i propri figli.
È anche il ritratto di un Paese dove la "potenza medica" crolla mentre i contagi si moltiplicano, gli ospedali affondano nel degrado e il Governo evita di ammettere il collasso.
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