Medico cubano denuncia: “Il mio paese ha bisogno di un intervento sanitario e militare”

Il dottor Lucio Enríquez Nodarse ha avvertito che senza aiuto internazionale Cuba rimarrà immersa nel collasso sanitario e nella repressione che impedisce l'accesso a medicine e cibo.

Il dottor Lucio Enríquez Nodarse ha chiesto un'intervento internazionale a Cuba.Foto © Facebook / Lucio Enríquez Nodarse

Il medico e attivista cubano Lucio Enríquez Nodarse, voce critica del regime cubano, ha affermato che il suo paese ha bisogno di un'intervento umanitario e militare internazionale per salvare vite e ripristinare l'ordine in una nazione dove, secondo quanto detto, il regime ha trasformato lo Stato in un'arma contro il proprio popolo.

In un video pubblicato sul suo profilo di Facebook, Enríquez Nodarse ha spiegato che molti confondono i due tipi di intervento, ma ha chiarito che quello umanitario mira a proteggere i civili, garantire l'accesso a medicinali e alimenti, e ripristinare i servizi di base, mentre quello militare ha un componente di sicurezza che impedisce alle autorità di bloccare o rubare aiuti.

Il medico attivista ha sostenuto che entrambe le azioni possono coesistere sotto controllo legale e con precisione, sempre nel rispetto del diritto internazionale.

Ha considerato che Cuba ha bisogno di entrambe: una per affrontare le urgenti carenze sanitarie e l'altra per garantire che l'aiuto arrivi al popolo e non rimanga nelle mani del regime.

Enríquez Nodarse ha respinto l'idea che un'operazione internazionale di questo tipo debba essere interpretata come un'invasione o una strage, e ha sostenuto che si tratterebbe di un'azione controllata, mirata a neutralizzare la violenza del potere, non a punire il popolo disarmato.

Aggiunse che, una volta ripristinato l'ordine, i responsabili delle violazioni dei diritti umani dovrebbero essere giudicati in tribunali democratici, con garanzie processuali ma anche con giustizia, per evitare che il Paese cada nuovamente nella stessa miseria.

Lucio Enríquez Nodarse, conosciuto per le sue denunce sulla crisi sanitaria e la mancanza di forniture mediche a Cuba, ha ribadito che la popolazione necessita con urgenza di farmaci, assistenza medica e libertà, in un contesto di collasso del sistema sanitario e crescente repressione politica.

In mezzo al collasso sanitario che vive Cuba, medici in esilio e attivisti hanno alzato la voce contro il regime esigendo una risposta urgente.

Desde la Colombia, il Gremio dei Medici Cubani in Esilio ha inviato una lettera al governante Miguel Díaz-Canel e al ministro della Salute José Ángel Portal Miranda, in cui accusano lo Stato per l'espansione di malattie come il dengue e il chikungunya, la mancanza di farmaci e la negligenza istituzionale. 

La situazione è giunta a tal punto che un medico cubano ha rivelato che nei ospedali non ci sono risorse di base, e ha descritto i centri di salute come “magazzini di malattie” dove i professionisti possono a malapena fare qualcosa per i pazienti.

Al contempo, attivisti e cittadini hanno segnalato un aumento accelerato dei contagi, accusando il regime di nascondere i dati e di rispondere con repressione piuttosto che con soluzioni sanitarie.

La pressione sociale e le denunce pubbliche hanno costretto il governo a reagire. Il Ministero della Salute ha recentemente ammesso il discontrollo delle arbovirosi, tra cui il chikungunya e il dengue, sebbene senza assumere responsabilità diretta.

La strategia ufficiale si limita ora a rafforzare le misure di disinfestazione e a mobilitare brigate sanitarie, ma senza garantire l'accesso ai farmaci né assicurare condizioni minime negli ospedali.

Desde l'esilio, una lettera aperta ha avvertito che l'epidemia è fuori controllo e che la popolazione si trova in uno stato di abbandono. Sui social media, medici e cittadini concordano sul fatto che le azioni del regime siano insufficienti, mentre i casi aumentano, le morti non riportate e la disperazione è diffusa.

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Redazione di CiberCuba

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