Sandro Castro deride Díaz-Canel e la crisi a Cuba: “La base di tutto non può mancare: dei limoncini”

Il nipote di Fidel Castro ha pubblicato un video ironico sulla scarsità a Cuba, mescolando umorismo da privilegiati e critiche al regime. La sua derisione si è concentrata sulla mancanza di cibo e sulla situazione economica del paese, provocata dal governo di Miguel Díaz-Canel, uno dei suoi ultimi bersagli preferiti.

Sandro Castro con bottiglia di olio e limoneFoto © Captura del video Instagram / @sandro_castrox

Il nipote del dittatore Fidel Castro, il "giovane rivoluzionario" Sandro Castro, ha nuovamente suscitato polemiche sui social media con un nuovo video carico di ironie, doppi sensi e riferimenti diretti alla scarsità di cibo e al collasso economico che colpisce Cuba.

Nella registrazione, pubblicata sui suoi social questo fine settimana, l'influencer è apparso mentre scavava una buca nella terra, in quello che sembrava essere una tomba simbolica, mentre trovava prodotti di base —pollo, olio, latte in polvere e limoni— insieme a un giocattolo sessuale, combinando umorismo, critica e sarcasmo per ritrarre la miseria quotidiana nell'isola.

“Ah, vedi Magnolia che te l’avevo detto, che tu ed io avremmo fatto lavoro volontario e onorato l’agricoltura sorella...”, cominciò dicendo, in tono beffardo, evocando i rituali propagandistici del lavoro agricolo del regime.

Minuti dopo, il giovane esclamò con gioia: “Il mio uccello preferito, il pollo. Oggi mangeremo pollo fritto con una birretta, Magnolia!”, mentre mostrava un vassoio di carne.

Acto seguente, lanciò una delle sue frasi più provocatorie: “Ma devo controllare El Toque per questo”, un riferimento sarcastico al mezzo indipendente El Toque, che pubblica il tasso informale del dollaro a Cuba e è stato recentemente accusato da Sandro e da portavoce del regime stesso di “aumentare il valore della moneta” nel mercato nero.

Nel corso del video, Castro ha parodiato la vita quotidiana dei cubani, che devono sopravvivere tra code, inflazione e blackout, ironizzando sui prodotti che oggi possono essere ottenuti solo in dollari nelle mipymes o nel mercato informale.

“Aceite, il scivoloso; se no, non entra né si ferma il mio consorte… È arrivato il latte, che buono per sporcarti tutto…! in polvere, di quella che non si vede!”, disse tra le risate, combinando allusioni sessuali con la mancanza di cibo.

Il momento più commentato è arrivato quando ha trovato dei limoni nel buco e ha dichiarato, guardando in camera: “Sapevo che la base di tutto non può mancare: dei limoncini per fare una fresca limonata”.

La frase, apparentemente innocente, è un dardo diretto al governante designato Miguel Díaz-Canel, che nel 2020 affermò che “la limonata è la base di tutto”, diventando da allora oggetto di meme e scherni nazionali.

La scena continuò con una supplica tanto assurda quanto simbolica: "Per favore, portami una yuma o abassa il dollaro, che vengano cose buone, mio Dio". Con ciò, il nipote dell'uomo che proibì l'economia di mercato si burlò della dollarizzazione parziale dell'economia avviata dal governo della "continuità".

Il video si è concluso con una frase tanto provocatoria quanto premeditata: “Rimarremo qui a vivere. Questo è il underworld di noi. Da ora in poi, questo sarà il mio gao. Questa è la mia casa.”

La espressione rimandava alla consigna rivoluzionaria degli anni sessanta —“Fidel, questa è casa tua”—, ma Sandro l'ha trasformata in una dichiarazione sarcastica di sconfitta o di prigionia: la tomba trasformata in casa, metafora di un paese sprofondato nel proprio collasso.

La nuova “uscita” di Sandro Castro arriva solo pochi giorni dopo aver incolpato El Toque dell'aumento del dollaro e aver proposto di creare un’associazione di imprenditori per “lavorare insieme e fermare l’inflazione”.

Il suo discorso, una miscela di immaturità, privilegio e cinismo, ha generato reazioni contrastanti: alcuni lo accusano di deridere il popolo che la sua famiglia ha impoverito, mentre altri vedono nei suoi gesti una critica velata al sistema che lo protegge.

Lo certo è che, tra parodia e provocazione, Sandro sembra godere dell'impunità che gli conferisce il suo cognome, consapevole di poter dire e fare ciò che altri non osano.

Il suo umorismo, carico di allusioni sessuali, religiose e politiche, torna a funzionare come una radiografia dell'assurdo cubano: il nipote del dittatore che si ride della miseria che il suo stesso sangue ha contribuito a creare.

Cinque anni dopo che Díaz-Canel dichiarò che “la limonata è la base di tutto”, i limoni continuano a essere simbolo di scherno e disperazione, e ora anche della satira involontaria di un erede che scava —letteralmente e metaforicamente— la propria fossa all'interno del crollo nazionale.

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Redazione di CiberCuba

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