ONG esige al regime che dichiari l'emergenza sanitaria

Cuba soffre per focolai di dengue, chikungunya e oropouche, con ospedali al collasso e mancanza di medicine; per questo motivo, l'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani ha chiesto al regime di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria nazionale.

Audienza sanitaria per affrontare l'arbovirosi nel Cotorro, L'AvanaFoto © Facebook / Kenia Hidalgo Leon

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El Observatorio Cubano de Derechos Humanos (OCDH) ha esigito questo martedì al regime dell'Avana di dichiarare immediatamente l'emergenza sanitaria nazionale, di fronte a la grave situazione epidemiologica che vive il paese con la propagazione simultanea di diverse malattie infettive che colpiscono la popolazione in un numero di cui non si conosce il registro.

In un comunicato diffuso dall'organizzazione con sede a Madrid, l'OCDH ha avvertito che Cuba sta attraversando una grave crisi sanitaria, caratterizzata dal collasso dei servizi ospedalieri, dalla totale scarsità di medicinali e dalla mancanza di diagnosi precise, che ha provocato fino a questo momento e in modo ufficiale – sebbene ci siano denunce che suggeriscono un numero maggiore – tre decessi per dengue.

Le denunce e le testimonianze che abbiamo ricevuto nelle ultime ore evidenziano una preoccupante crisi sanitaria, con una incapacità sistemica dei servizi sanitari di fornire diagnosi e trattamenti efficaci”, ha sottolineato il testo.

I report ricevuti da diverse province confermano la presenza di tre epidemie attive: dengue, chikungunya e oropouche, trasmesse da zanzare e aggravate dalla mancanza di disinfestazione e di igiene ambientale.

Interi di quartieri interi rimangono infestati, mentre il sistema sanitario manca di reagenti, attrezzature e personale sufficiente per contenere i focolai.

Secondo il comunicato, i soggetti colpiti presentano sintomi severi come febbre alta, dolore muscolare, ittero, diarrea abbondante, vomito ed eruzioni cutanee.

Queste manifestazioni sono particolarmente pericolose per i bambini, gli anziani, le donne in gravidanza e i prigionieri, gruppi che l'OCDH considera in massima vulnerabilità a causa della mancanza di assistenza medica adeguata.

"Il popolo cubano non può continuare a vivere tra spazzatura, malattie e abbandono. Non è possibile nascondere ancora questa catastrofe sanitaria sotto il silenzio ufficiale né travestirla da difficoltà congiunturali," ha denunciato l'organizzazione, che ha anche rimproverato il riserbo delle autorità e la censura informativa sul numero reale di malati e deceduti.

Fonti mediche citate dall'osservatorio hanno affermato che molti cubani rinunciano ad andare nei centri sanitari, sapendo che non ci sono medicine, né reagenti, né condizioni minime.

Questa diffidenza generalizzata impedisce di elaborare una diagnosi nazionale precisa, il che — secondo l'OCDH — “disegna uno scenario epidemiologico incompleto e pericoloso, in cui nessuno sa fino a dove si estenda la gravità del problema”.

L'organismo ha denunciato inoltre che la mancanza di test diagnostici e di farmaci di base costringe i pazienti a ricorrere ai mercati informali o a dipendere da invii familiari dall'estero.

“Le famiglie stanno acquistando antibiotici, analgesici e sieri tramite reti private o di contrabbando, mentre gli ospedali pubblici sono praticamente vuoti”, ha aggiunto il rapporto.

L'OCDH ha ricordato che questa crisi è una conseguenza diretta dell'abbandono istituzionale del sistema sanitario e dello spostamento di risorse verso settori controllati dal conglomerato militare GAESA e dalle esportazioni di servizi medici.

“È indignante che il regime continui a inviare medici all'estero ed esportare prodotti biotecnologici, mentre i cubani non hanno accesso a una semplice siringa o a un antibiotico”, ha affermato il comunicato.

L'organizzazione ha chiesto che il regime di Miguel Díaz-Canel riconosca ufficialmente la crisi e che le risorse di BioCubaFarma vengano reindirizzate al consumo interno, dando priorità agli ospedali, ai policlinici e alle farmacie.

Ha anche richiesto un piano urgente per la raccolta dei rifiuti, la pulizia delle strade e il ripristino della fornitura di acqua potabile, come misure minime di contenimento epidemiologico.

L'OCDH ha concluso che il paese si trova al limite di un'emergenza sanitaria generalizzata e che l'unico modo per evitare un collasso maggiore è attraverso la trasparenza informativa, la cooperazione internazionale e la volontà politica di occuparsi del popolo cubano prima degli interessi delle élite al potere.

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