Díaz-Canel propone di organizzare una rete internazionale di media di sinistra

Díaz-Canel propone di creare una rete internazionale di mezzi di comunicazione di sinistra per affrontare l'"imperialismo" e promuovere la "sovranità culturale". Tuttavia, a Cuba, la libertà di stampa è inesistente.

Il governante cubano Miguel Díaz-Canel (al centro) partecipa al Terzo Incontro Internazionale di Pubblicazioni Teoriche di Partiti e Movimenti di Sinistra.Foto © X/Presidencia Cuba

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Il governante cubano Miguel Díaz-Canel ha proposto giovedì la creazione di una rete internazionale di media di sinistra, durante il Terzo Incontro Internazionale di Pubblicazioni Teoriche di Partiti e Movimenti di Sinistra, che si tiene all'Avana.

Il comunicato, diffuso dal quotidiano ufficiale Granma, mira — secondo il leader — a coordinare “mezzi critici e sovrani” per affrontare “l'offensiva ideologica dell'imperialismo” e consolidare “la sovranità culturale e l'unità dei popoli del sud”.

Díaz-Canel ha invitato i partecipanti a costruire una rete che colleghi pubblicazioni teoriche, media stampati e digitali dell'America Latina, dell'Africa, dell'Asia e dell'Europa, che promuova coedizioni tematiche e favorisca la formazione di giovani comunicatori “rivoluzionari”.

Nei suoi interventi, questa piattaforma dovrebbe essere "uno strumento politico" che serve a "rendere visibili le lotte della sinistra" e a "formare nuove generazioni impegnate nel pensiero emancipatore".

Durante il suo intervento, il governante ha ribadito che “pensare è combattere, pubblicare è resistere e comunicare è liberare”, e ha difeso la necessità di “una comunicazione politica sensibile e strategica, capace di costruire consenso e seminare consapevolezza”. Ha anche affermato che le pubblicazioni di sinistra hanno “una responsabilità storica nella battaglia per la verità di fronte alla manipolazione mediatica”.

Il discorso è avvenuto dopo la conferenza del giornalista Ignacio Ramonet sui problemi dell'intelligenza artificiale e sulla "superintelligenza quantistica", in cui Díaz-Canel ha insistito sul fatto che la sovranità non è solo territoriale, ma è anche "simbolica, culturale e spirituale", e che le forze progressive devono "difendersi e unirsi contro il capitalismo globale".

Contraddizioni nel mezzo del controllo informativo

Mientras il mandatario convoca a creare una rete globale di media “critici e sovrani”, a Cuba non esiste libertà di stampa e lo Stato mantiene un monopolio assoluto sull'informazione.

La sua proposta arriva solo cinque mesi dopo l'entrata in vigore della Risoluzione 9/2025 dell'Istituto di Informazione e Comunicazione Sociale, che consente di chiudere siti web e pubblicazioni digitali senza preavviso se si ritiene che violino i “principi socialisti”.

Essa normativa dà anche facoltà al regime di sanzionare severamente coloro che pubblicano nuovamente dopo una cancellazione, richiede che i fornitori di hosting collaborino solo con media ufficialmente registrati e obbliga a dichiarare le fonti di finanziamento, escludendo di fatto i media indipendenti.

La risoluzione è stata presentata come un tentativo di "riordinare" il sistema comunicativo nazionale, ma è stata denunciata come uno strumento di censura e controllo narrativo in un momento di crescente malcontento sociale, segnato da blackout, proteste e dal discredito dell'apparato mediatico ufficiale.

Censura, autocensura e discorso ufficiale

Negli ultimi mesi, il regime ha intensificato la sua sorveglianza sui media statali e sui giornalisti che vi lavorano. Ad agosto, un dibattito televisivo a Cienfuegos ha messo in luce come i giornalisti ufficiali abbiano ammesso in diretta l'esistenza di muri di autocensura e la paura di ritorsioni da parte delle autorità.

A dispetto di questa realtà, Díaz-Canel insiste sul fatto che la “stampa rivoluzionaria è indipendente e libera” perché “non risponde a interessi capitalistici o stranieri”, un'affermazione che è stata definita cinica da organizzazioni internazionali come Reporter Senza Frontiere (RSF) e il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), che collocano Cuba tra i paesi più repressivi in materia di libertà informativa.

Il contrasto tra il discorso del presidente e la realtà del paese è sempre più evidente. Mentre nei forum internazionali parla di “unità dei popoli” e “battaglia per la verità”, all'interno di Cuba i giornalisti sono sorvegliati, censurati e minacciati per essersi discostati dalla linea del Partito Comunista.

In quel contesto, l'idea di una rete internazionale di pubblicazioni di sinistra suona più come un tentativo di esportare il modello di controllo comunicativo cubano che come un progetto di cooperazione tra voci libere.

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