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La repressione del regime cubano ha colpito anche gli adolescenti, dopo le proteste avvenute il 17 settembre a Maniabón, comune di Puerto Padre, Las Tunas, quando i residenti sono scesi in strada per chiedere diritti fondamentali come elettricità, acqua, cibo e libertà, ha riferito la piattaforma Alas Tensas.
Secondo quanto pubblicato su Facebook, tra gli arrestati si trova Eliane Martín, un'adolescente di 16 anni, incinta, che è stata detenuta insieme al suo ragazzo, Pedro Luis Bello, per aver partecipato alle manifestazioni.
La denuncia è stata presentata dall'attivista Niurka Préstamo, che ha messo in guardia sulla delicata situazione della minorenne e sulla mancanza di informazioni ufficiali sul suo stato attuale.
Arresto per aver gridato "Libertà"
Otro dei detenuti è Leroy Hernández Escalona, di 17 anni, arrestato lo stesso giorno per aver gridato "Libertà", come denunciato da suo padre, Leodan Alberto, residente negli Stati Uniti.
Leroy è stato trasferito alla sede di Istruzione Provinciale di Las Tunas, e ad oggi non si conoscono dettagli sulla sua situazione legale né fisica.
Un modello repressivo ripetuto
La detenzione di questi tre giovani si aggiunge a un pattern di repressione sistematica contro manifestanti, inclusi minorenni, una pratica abituale del regime per intimidire e scoraggiare future proteste.
Il 19 settembre 2025, il Tribunale Municipale Popolare di Bayamo ha emesso una sentenza contro 15 cittadini per aver partecipato a manifestazioni nel marzo 2024, un ulteriore esempio delle condanne esemplari utilizzate per limitare l'esercizio del diritto alla libertà di espressione a Cuba.
La situazione attuale dei tre adolescenti arrestati rimane sconosciuta, e le organizzazioni per i diritti umani hanno avvertito in più occasioni che il regime utilizza arresti arbitrari, isolamento e minacce come strumenti di controllo sociale, anche contro i minori.
Repressione a Cuba: 16 manifestanti di Bayamo affrontano il processo
Il regime cubano ha avviato martedì scorso un processo contro 16 cittadini che hanno partecipato a una protesta pacifica a Bayamo, il 17 marzo 2024, una delle maggiori manifestazioni contro il governo registrate in quell'anno nella regione orientale dell'isola.
Il processo ha luogo presso il Tribunale Municipale Popolare di Bayamo, nella provincia di Granma, ed si svolge in mezzo a forti critiche per il suo carattere politico. Secondo fonti giudiziarie dello stesso regime, la Procura imputa ai manifestanti presunti reati di “pubblici disordini, attentato, resistenza, oltraggio, porto e detenzione illegale di armi, disobbedienza e istigazione a delinquere”.
Il regime cubano nega l'esistenza di manifestanti detenuti: “Nemmeno uno”
In settembre, il vicecancelliere cubano Carlos Fernández de Cossío ha negato che ci siano manifestanti incarcerati a Cuba e ha screditato i rapporti delle organizzazioni Amnistía Internacional e Human Rights Watch che denunciano repressione e centinaia di arresti arbitrari nell'isola.
Fernández de Cossío ha affermato che a Cuba non ci sono manifestanti incarcerati, in un'intervista con il giornalista Mehdi Hasan, di Zeteo, nell'ambito delle sessioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York.
“Arbitrariamente, no”, rispose quando gli fu chiesto direttamente se ci fossero persone in prigione per aver protestato contro il governo.
Hasan ricordò i rapporti di Amnesty International e Human Rights Watch che denunciano una repressione sistematica contro la dissidenza, con centinaia di critici e manifestanti arrestati.
Il vicecapo della diplomazia cubana ha messo in discussione la credibilità di quei rapporti, definendoli privi di prove.
Il funzionario cubano ha accusato Amnesty International di essere finanziata da organizzazioni contrarie al governo cubano, il che, secondo lui, spiega il parziale nei suoi rapporti.
Tuttavia, il giornalista ha risposto che l'organizzazione ha anche denunciato con vigore governi come Stati Uniti, Israele, Venezuela, Brasile e Argentina.
Durante lo scambio, il viceministro ha mantenuto il diniego a riconoscere i casi di repressione politica a Cuba, mentre ha insistito nel screditare le ONG internazionali e nel mettere in dubbio la legittimità delle loro denunce.
È stato anche interrogato sullo storico dei diritti umani a Cuba, sulla mancanza di libertà democratiche, sull'assenza di stampa libera e sulle accuse secondo cui l'isola ospiterebbe persone designate come "terroristi" dall'amministrazione di Donald Trump.
Domande frequenti sulla repressione a Cuba e i diritti umani
Perché sono stati arrestati adolescenti durante le proteste a Las Tunas?
Gli adolescenti sono stati arrestati per aver partecipato a proteste che chiedevano diritti fondamentali come elettricità, acqua, cibo e libertà. Questi arresti fanno parte di un comportamento repressivo del regime cubano per intimidire e scoraggiare future manifestazioni, colpendo anche i minorenni.
Cosa si denunzia riguardo alla situazione dei diritti umani a Cuba?
Diversi organismi per i diritti umani hanno denunciato che a Cuba c'è una repressione sistematica contro coloro che si manifestano pacificamente. Si utilizzano detenzioni arbitrarie, isolamento e minacce come strumenti di controllo sociale, come dimostrano i recenti arresti di manifestanti, inclusi minori, per aver esercitato il loro diritto di protesta.
Come risponde il regime cubano alle accuse di arresti arbitrari?
Il regime cubano, attraverso funzionari come il vicecancelliere Carlos Fernández de Cossío, nega l'esistenza di manifestanti detenuti e squalifica i report delle organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch. Affermano che non ci sono prigionieri politici sull'isola e che le accuse sono prive di prove, nonostante le costanti denunce di repressione e mancanza di libertà democratiche.
Quali conseguenze affrontano i manifestanti a Cuba?
I manifestanti a Cuba affrontano gravi conseguenze come detenzioni arbitrarie, processi politici e condanne al carcere che variano tra i tre e i nove anni. Queste azioni mirano a criminalizzare il diritto di protesta e a intimidire la popolazione in un contesto di crescente malcontento sociale a causa della crisi economica e della repressione statale.
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