Un fatto insolito e doloroso ha scosso questo fine settimana il Reparto Luz, nella città di Holguín, dove una famiglia ha dovuto aspettare oltre 15 ore affinché i servizi funebri ritirassero il corpo di un'anziana deceduta nella propria abitazione.
Secondo le denunce diffuse sui social media, la donna è morta intorno a mezzanotte e fino alle tre del pomeriggio del giorno dopo nessuna autorità o personale funerario si era presentato per trasferirla.

Dopo lunghe ore di attesa, la famiglia decise di rimuovere il cadavere dall'abitazione e di lasciare il corpo dell'anziana adagiato su un letto posizionato all'aperto sull'uscio di casa, mentre familiari e vicini chiedevano una risposta e protestavano in strada.
Le immagini e i video divulgati hanno mostrato la figlia della defunta abbracciata al corpo della madre, immersa nel dolore, e altri familiari che hanno deciso di bloccare la strada come segno di protesta per quello che hanno definito abbandono istituzionale.
In mezzo all'indignazione, alcuni gridi sono sfuggiti dalle gole dei sembianti: “Guardate che ora è e qui non è venuto nessuno del governo a prendersi la responsabilità, sono solo bugie e promesse”.
“Qui non c'è niente. Chi ha soldi in tasca è colui che può. Chi non ce li ha, viene mangiato dai vermi,” protestò una holguinera di fronte alla costernazione dei vicini, tra i quali ci furono voci che confermarono la denuncia.
Il caso è rapidamente diventato un simbolo di indignazione nella comunità. “Se non c'è dignità per i vivi, cosa possiamo aspettarci per i morti?”, ha interrogato l'attivista Magdiel Jorge Castro sui suoi social network.
Gli utenti di piattaforme come Facebook e X (ex Twitter) hanno descritto quanto accaduto come una dimostrazione del collasso dei servizi pubblici nell'isola. Altri hanno sottolineato che nemmeno nella morte si rispetta la dignità dei cittadini.
La lunga attesa per il sollevamento del cadavere ha scatenato una scena di dolore e rabbia che ha travalicato il contesto familiare. Alcuni residenti hanno collocato ostacoli in strada come segno di protesta, mentre altri si sono uniti alla richiesta, visibilmente commossi dalla situazione.
In Cuba, i ritardi nei servizi funebri non sono insoliti, a causa di scarsità di risorse, mancanza di trasporto e disorganizzazione istituzionale. Tuttavia, la gravità di questo caso, evidenziata dalle immagini diffuse, ha generato un profondo impatto nell'opinione pubblica.
Per molti, il fatto non riflette solo la crisi materiale che sta attraversando il paese, ma anche la perdita dei valori fondamentali di rispetto verso la vita e la morte. "È un'atrocità difficile da pubblicare, ma è ancora più atroce che sia rimasta esposta per oltre 15 ore", ha lamentato un altro internauta che ha condiviso la denuncia.
La protesta nel Reparto Luz, segnata dal dolore e dall'impotenza, è diventata una metafora dell'abbandono che avvertono migliaia di famiglie cubane di fronte a un sistema incapace di garantire dignità anche nei momenti finali dell'esistenza.
Il collasso dei servizi funebri a Cuba
L'indignazione esplosa a Holguín non è un fatto isolato, ma fa parte di una crisi nazionale nei servizi funebri che anche la stampa ufficiale ha iniziato a riconoscere.
In luglio 2025, l'emittente statale Radio Mayabeque ha ammesso in un reportage che dare l'ultimo saluto a un proprio caro a Cuba è diventata una “corsa ad ostacoli”, segnata da carenze materiali, abbandono istituzionale e una profonda disumanizzazione.
Secondo quel lavoro, nella funivia locale, così come in molte altre del paese, ci sono a malapena le condizioni minime per vegliare i defunti: non ci sono ventilatori, sedie né fiori, e le cappelle sono in rovina, sporche e mal illuminate.
Il trasporto al cimitero può richiedere ore —anche più di un giorno— a causa della mancanza di carburante e della scarsità di veicoli, costringendo le famiglie a mantenere i corpi in condizioni indegne.
I feretri, spesso assemblati male e con misure inadeguate, vengono consegnati ai familiari come toppe di legno. A volte, i lavoratori devono improvvisare di fronte ai parenti, aprendo coperchi sigillati con attrezzi fai-da-te e richiudendoli poi “con quello che si ha”, senza alcun rispetto né solennità.
Il caos logistico si evidenzia in scene sempre più frequenti: familiari che trasportano bare a piedi, su carri, camion di carico o addirittura in amache improvvisate, come è accaduto a Imías, Guantánamo, con il corpo di un bambino lo scorso febbraio.
In altri casi, i vicini segnalano attese di oltre 12 ore per il recupero dei cadaveri, come è accaduto a Granma, dove una famiglia ha dovuto ricorrere ai social media per ottenere una bara e un trasporto per un parente deceduto.
I cimiteri non sono esenti dalla negligenza. In molti cimiteri non ci sono acqua, drenaggio né illuminazione, e sono stati segnalati scoperti di tombe e resti umani. Spesso, i becchini chiedono alle famiglie di acquistare il cemento a proprie spese per poter sigillare le tombe.
Anche se il governo ha annunciato l'inserimento di carro funebri elettrici e la partecipazione di aziende statali nella produzione di veicoli, queste misure risultano insufficienti di fronte al deterioramento strutturale del sistema.
Il risultato è un panorama in cui la morte, invece di essere un momento di raccoglimento e rispetto, si trasforma in un'esperienza caratterizzata da frustrazione, rabbia e umiliazione.
In parole del medesimo reportage ufficiale, la realtà è che a Cuba oggi “nemmeno il riposo finale è garantito”.
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