Più di trenta organizzazioni indipendenti cubane, dentro e fuori dall'isola, hanno inviato il 17 settembre una lettera al Servizio Europeo di Azione Esterna (SEAE) richiedendo una revisione urgente dell'Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione (ADPC) tra l'Unione Europea e Cuba.
La missiva è stata una risposta alla comunicazione ufficiale del SEAE del 24 luglio 2025, che difendeva la continuazione dell'accordo vigente.
L'attivista Carolina Barrero ha spiegato sui social media che “una parte significativa di queste organizzazioni si trova all'interno di Cuba, operando in condizioni estreme di rischio e persecuzione”.
Altre, ha sottolineato, sono radicate in Europa, Stati Uniti, Canada, Messico e America Latina, il che rappresenta “un ampio e significativo consenso che le autorità europee non dovrebbero ignorare”.
Critiche all'ADPC e richieste di cambiamento
Le organizzazioni firmatarie affermano che, dopo quasi un decennio di attuazione, l'ADPC “non ha generato progressi sostanziali nella democrazia né nei diritti umani”, e che in pratica “ha servito a legittimare diplomaticamente il regime cubano”.
Il documento propone di sostituire l'attuale accordo con una politica rinnovata che “stabilisca parametri chiari, verificabili e vincolanti di condizionalità democratica”, e richiede che si riconoscano ufficialmente i prigionieri politici, evitando l'uso di termini come “detenuti”, che “invisibilizza la natura politica del loro incarceramento”.
Condizionalità, sanzioni e tracciabilità dei fondi
Tra i punti centrali della lettera si richiede che la nuova politica garantisca:
1. La partecipazione ufficiale della società civile cubana indipendente.
2. Sanzioni individuali ai sensi della legge Magnitsky per i responsabili di violazioni dei diritti umani.
3. Meccanismi di tracciabilità e controllo dei fondi europei per garantire che arrivino a chi ne ha bisogno.
“L'uso di espressioni ambigue come 'detenuti' rischia di convalidare il discorso ufficiale del regime”, sottolinea la missiva.
Complicità con la Russia e richiesta di incontro
La lettera avverte anche sulla “complicità attiva dello Stato cubano con la aggressione russa contro l'Ucraina”, incluso il presunto trasferimento di oltre 7.000 cubani come combattenti.
Finalmente, le organizzazioni hanno richiesto un incontro di persona a Bruxelles con i rappresentanti del SEAE prima del prossimo Consiglio Congiunto UE–Cuba, per discutere queste proposte e “garantire una politica coerente con i valori democratici dell'Unione Europea”.
Domande frequenti sull'Accordo di Dialogo Politico tra l'UE e Cuba
Perché le organizzazioni indipendenti cubane chiedono di rivedere l'Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione con l'UE?
Le organizzazioni assicurano che l'accordo non ha generato progressi in materia di democrazia né di diritti umani a Cuba e ha servito a legittimare diplomaticamente il regime cubano. Propongono di sostituirlo con una politica che stabilisca parametri chiari e verificabili di condizionalità democratica.
Quali sono le richieste specifiche delle organizzazioni cubane riguardo all'accordo con l'UE?
Le organizzazioni chiedono che la nuova politica garantisca la partecipazione ufficiale della società civile cubana indipendente, sanzioni individuali per i responsabili delle violazioni dei diritti umani e tracciabilità dei fondi europei per assicurarsi che arrivino a chi ne ha realmente bisogno.
Qual è la posizione dell'UE riguardo alle critiche sul suo accordo con Cuba?
La UE, attraverso la sua alta rappresentante Kaja Kallas, difende la continuità dell'accordo come un quadro necessario per il dialogo, sebbene riconosca che non ha prodotto i cambiamenti democratici desiderati. Afferma che il patto consente di affrontare temi sensibili come la situazione dei prigionieri politici.
Quale ruolo gioca la complicità di Cuba con la Russia nelle critiche all'accordo con l'UE?
Le organizzazioni e gli attivisti accusano il regime cubano di avere una complicità attiva con la Russia, incluso il presunto trasferimento di migliaia di cubani come combattenti in Ucraina. Questo contraddice i valori democratici che l'UE difende, il che aumenta le critiche all'accordo.
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