Con Filo insiste sulle sue squallide minacce: "L'opposizione alla Rivoluzione è controrivoluzione."

L'attacco televisivo è avvenuto accompagnato da una citazione testuale del viceministro degli Affari Esteri, Carlos R. Fernández de Cossío, che potrebbe tradursi in un aumento della persecuzione giudiziaria contro i media, i giornalisti e gli attivisti.

Michel Torres Corona e il tweet del viceministroFoto © Captura de video Facebook / Con Filo

Il programma ufficiale Con Filo ha dedicato una delle sue emissioni ad attaccare il mezzo indipendente La Joven Cuba (LJC), a seguito di un'intervista che quest'ultimo ha realizzato con il cantautore Israel Rojas, leader di Buena Fe.

In un tono che mescolava un'ironica divertente con avvertimenti velati, il presentatore Michel Torres Corona ha accusato il portale di essere un progetto “finanziato dalla Norvegia per attività di sovversione” e di rappresentare una “opposizione light riformista” che, secondo il dogma del regime, è ugualmente controrivoluzionaria.

Cattura schermo Facebook / Con Filo

L'attacco televisivo è avvenuto accompagnato da una citazione testuale del vice ministro degli Affari Esteri, Carlos R. Fernández de Cossío, riprodotta sullo schermo:

“L'opposizione alla Rivoluzione è controrivoluzione, qualunque sia il suo nome. Il fondatore della vera e genuina Giovane Cuba, Antonio Guiteras, non ricevette, né avrebbe accettato finanziamenti dall'imperialismo per intraprendere la sua lotta rivoluzionaria.”

Questa dichiarazione si allinea con il precepto storico fidelista di “dentro della Rivoluzione tutto, fuori dalla Rivoluzione niente”, utilizzato per decenni per giustificare censura, persecuzione e repressione contro qualsiasi voce critica, anche se questa proviene all'interno dello spettro socialista.

Lo stesso Torres Corona ha insistito sul fatto che è "dovere dei militanti denunciare e combattere" i mezzi e i progetti che, a suo avviso, intendono "smontare il socialismo".

Attacco coordinato e vecchia narrativa

In his speech, Con Filo sought to connect LJC with foreign institutions and actors, implying an agenda of interference, and reviewed in a partial manner the trajectory of the project to present its current editorial line as a "direzione reazionaria" initiated by one of its founders.

L'accusa, senza prove verificabili presentate nel programma, riproduce un modello abituale nella propaganda ufficiale: screditare mediante il sospetto di finanziamento estero ogni organizzazione che eserciti un giornalismo non subordinato al Partito Comunista.

Il segnalamento avviene in un contesto più ampio di radicalizzazione discorsiva del governo. Appena pochi giorni prima, il giornale Granma ha riesumato una delle frasi più violente di Fidel Castro: “Se la Rivoluzione fallisce, la controrivoluzione trionfa, e la controrivoluzione potrebbe trionfare qui solo sulla base di un mare di sangue, di un vero mare di sangue”.

In parole del presidente Miguel Díaz-Canel, non si tratta di ricordare Castro, ma di “portarlo in questo momento”, chiarendo che il regime considera questa intransigenza come una politica attuale.

Un messaggio per la dissidenza... e per la critica interna

L'enfasi sul fatto che “qualunque opposizione alla Rivoluzione è controrivoluzione” non si rivolge solo a media apertamente oppositori, ma anche a spazi critici che, come LJC, si situano nello spettro della sinistra e non rinnegano il socialismo come concetto.

Questa ampliamento della categoria "nemico" mira a ridurre il margine di tolleranza verso voci riformiste che possano mettere in discussione la gestione governativa senza allinearsi con la narrazione ufficiale.

La minaccia è chiara: nell'ambito del castrismo, qualsiasi agenda politica, mediatica o culturale che non si sottometta completamente all'ideologia del Partito Comunista sarà considerata un progetto ostile, suscettibile di essere attaccato pubblicamente e marginalizzato dal dibattito nazionale.

Il blindaggio legale dell’intransigenza

L'attacco di Con Filo e la citazione del viceministro Fernández de Cossío non si verificano in un vuoto retorico: trovano sostegno nel medesimo intreccio legale del regime.

Anche se la Costituzione cubana del 2019 non menziona in modo letterale il termine “controrivoluzione”, dichiara irrevocabile il sistema socialista e consacra il Partito Comunista come “la forza dirigente superiore della società e dello Stato”.

Questo quadro trasforma qualsiasi proposta politica o mediatica che si collochi al di fuori di quest'orbita in qualcosa di, per definizione, incostituzionale.

Il Codice Penale cubano, erede di disposizioni come la Legge n. 425 del 1959, ha storicamente qualificato la "controrivoluzione" come un reato grave, con sanzioni che nelle sue formulazioni più severe hanno incluso la pena di morte.

Anche se nella sua versione attuale del 2022 non utilizza più esplicitamente quel termine, mantiene figure delittuose che svolgono lo stesso scopo: sanzionare la ricezione di finanziamenti stranieri, la diffusione di “propaganda nemica”, la diffamazione contro istituzioni e dirigenti, o qualsiasi azione che possa essere interpretata come volta a “smontare il sistema socialista”.

Le pene per questi reati vanno da diversi anni di carcere fino all'ergastolo, oltre a inabilità e altre sanzioni accessorie.

Sotto questa architettura legale, la frase "qualsiasi opposizione alla Rivoluzione è controrivoluzione" non è solo uno slogan ideologico: può tradursi in persecuzione giudiziaria contro media, giornalisti e attivisti.

L'effetto è un ecosistema comunicativo in cui ogni critica che supera i limiti tollerati dal Partito è esposta non solo alla stigmatizzazione mediatica, come quella praticata da Con Filo, ma anche a severe conseguenze penali.

In questo contesto, il giornalismo indipendente a Cuba opera sotto una doppia minaccia: la diffamazione pubblica come preludio a un possibile processo giudiziario.

Il ruolo di Con Filo nella macchina della propaganda

Fin dal suo debutto, Con Filo ha funzionato come uno spazio di propaganda d'impatto, dove si attaccano con nomi e cognomi oppositori, giornalisti, attivisti e mezzi di informazione indipendenti.

Il suo linguaggio, che mescola umorismo burlesco con slogan politici, cerca di mobilitare la base più ideologizzata del governo e rafforzare la percezione che Cuba viva sotto un assedio costante di “agenti esterni”.

L'emissione dedicata a LJC e l'intervista a Israel Rojas illustrano come il regime combini molteplici livelli di attacco:

  • Il piano mediatico, con programmi che diffondono accuse e teorie di ingerenza.
  • Il piano istituzionale, con dichiarazioni di alti funzionari come Fernández de Cossío, che elevano queste accuse a posizione ufficiale dello Stato.
  • Il piano simbolico, con l'uso dell'ideario di Fidel Castro per legittimare la repressione contro qualsiasi forma di dissenso.

Linea dura in tempi di crisi

L'inasprimento del discorso avviene mentre il paese affronta una crisi multisistemica: blackout di oltre 20 ore, inflazione incontrollata, scarsità di cibo e migrazione di massa.

In questo scenario, il regime totalitario sembra puntare a chiudere le fila ideologiche, a ridare vita al culto della figura di Castro e a discreditare qualsiasi proposta di cambiamento che non passi attraverso le sue strutture.

La frase del viceministro e il copione di Con Filo non lasciano spazio a dubbi: il governo non concepisce uno spazio di dialogo plurale, neanche con settori che si riconoscono come parte della sinistra.

Ogni critica che metta in discussione il monopolio politico del Partito Comunista sarà combattuta come “contro-rivoluzione”, perpetuando una logica che ha soffocato per decenni il dibattito e la libertà di stampa a Cuba.

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Iván León

Laureato in giornalismo. Master in Diplomazia e Relazioni Internazionali presso la Scuola Diplomatica di Madrid. Master in Relazioni Internazionali e Integrazione Europea presso l'UAB.