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Il Ministero del Lavoro e della Sicurezza Sociale (MTSS) di Cuba osserva un totale silenzio di fronte alla crescente onda di indignazione provocata dalle dichiarazioni controverse del suo titolare, Marta Elena Feitó Cabrera, che ha negato, in una recente sessione parlamentare, l'esistenza di persone senza tetto nell'isola, definendo chi mendica o dorme nei portici come “travestiti da mendicanti”.
“Quando guardi le mani, quando guardi i vestiti, sono travestiti. A Cuba non ci sono mendicanti. Hanno trovato un modo di vivere facile per guadagnare soldi e non lavorare”, ha assicurato Feitó, con un'affermazione che molti hanno giudicato insensibile, arrogante e completamente scollegata dalla realtà sociale del paese.
Reazioni di indignazione e silenzio istituzionale
Le reti sociali si sono accese rapidamente dopo la diffusione delle sue parole. Intellettuali, attivisti, artisti, giornalisti e cittadini comuni hanno criticato con vigore l'approccio della ministra, ritenendolo una mancanza di rispetto nei confronti dei settori più vulnerabili della società cubana. La valanga di commenti è stata quasi unanime nel denunciare la cecità istituzionale di fronte a una realtà quotidiana: la crescente marginalità visibile nelle strade di tutta l'isola.
Nel frattempo, il MTSS ha continuato la sua attività digitale normalmente, senza fare alcun riferimento alla controversia. Sul suo profilo ufficiale su X, l'ente ha pubblicato martedì contenuti su plurioccupazione, sicurezza e salute sul lavoro, regolamenti per i lavoratori autonomi e promemoria sulla consultazione del nuovo Codice del Lavoro.
Tuttavia, non è stata fatta alcuna menzione alla dichiarazione della sua ministra o al clamore suscitato.
La stessa Feitó ha pubblicato un messaggio su X dove, paradossalmente, parla dei programmi sociali per le persone in situazione di vulnerabilità. “Una mano che lo Stato tende a coloro che realmente ne hanno bisogno. Progressi, insoddisfazioni e sfide, analizzati con trasparenza. Partecipazione e controllo popolare: imprescindibili”, ha scritto, senza fare riferimento diretto alle sue affermazioni precedenti.
Díaz-Canel risponde, senza nominare la ministra
La pressione è stata tale che anche Miguel Díaz-Canel, il governante cubano, si è visto costretto a riferirsi all'argomento. Martedì mattina, ha pubblicato un messaggio sui suoi profili di X e Facebook in cui, sebbene abbia evitato di nominare Feitó, ha puntato direttamente alla mancanza di sensibilità mostrata nell'Assemblea Nazionale.
“Molto discutibile la mancanza di sensibilità nell'approccio alla vulnerabilità durante le Commissioni dell'Assemblea”, ha scritto.
"La Rivoluzione non può lasciare indietro nessuno, questo è il nostro motto, la nostra responsabilità militante."
Díaz-Canel ha aggiunto che le commissioni del Parlamento sono chiamate a discutere “azioni per superare il difficile momento che vive il paese”, sottolineando che molte di queste soluzioni devono sorgere dall’“impegno, intelligenza e creatività collettivi”.
Una frattura evidente
L'omissione del nome della ministra e la timidezza delle pubblicazioni istituzionali evidenziano un tentativo di deviare l'attenzione senza assumersi responsabilità dirette. Tuttavia, i cittadini chiedono spiegazioni e, per molti, una rettifica pubblica o addirittura le dimissioni della ministra Feitó sarebbero l'unico gesto di dignità di fronte a una realtà sociale che nessun discorso può nascondere.
Mientras tanto, i “travestiti da mendicanti” —come li ha chiamati la funzionaria— continueranno a essere sotto gli occhi di tutti, tranne che del Ministero che dovrebbe proteggerli.
Domande frequenti sulle dichiarazioni della ministra del Lavoro di Cuba e il loro impatto
Cosa ha affermato la ministra del Lavoro di Cuba sui mendicanti nell'isola?
La ministra del Lavoro e della Sicurezza Sociale di Cuba, Marta Elena Feitó Cabrera, ha affermato che a Cuba non ci sono mendicanti, ma persone “mascherate da mendicanti”, che hanno trovato un modo “facile” per guadagnarsi da vivere senza lavorare formalmente. Queste dichiarazioni sono state percepite come insensibili e scollegate dalla realtà sociale del paese.
Come ha reagito la società cubana alle dichiarazioni della ministra?
Le dichiarazioni della ministra hanno scatenato un'ondata di indignazione sia all'interno che all'esterno di Cuba. Intellettuali, artisti e cittadini comuni hanno criticato duramente le sue parole. Sono state considerate un'offesa ai settori più vulnerabili della società cubana e hanno provocato una serie di reazioni sui social media, incluse critiche da parte di figure pubbliche come l'attore Luis Alberto García e l'economista Pedro Monreal.
Qual è stata la risposta del governo cubano di fronte alla polemica generata dalla ministra?
Il governo, attraverso il presidente Miguel Díaz-Canel, ha emesso una risposta vaga e senza nominare direttamente la ministra, definendo "molto discutibile la mancanza di sensibilità nell'approccio alla vulnerabilità" durante le commissioni dell'Assemblea. Questa risposta è stata vista come ambigua e poco impegnativa, senza una condanna diretta né azioni concrete per affrontare il problema.
Qual è la situazione della povertà a Cuba secondo i dati disponibili?
Secondo l'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani, l'89% delle famiglie a Cuba vive in povertà estrema. Questi dati sono in contrasto con le affermazioni della ministra Feitó e riflettono una realtà critica che colpisce la maggior parte della popolazione cubana, nel mezzo di una delle peggiori crisi economiche della storia del paese.
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