Régimen si fa fruttare fino al 91,6% del denaro che le Bahamas pagano per ogni collaboratore cubano

Mentre le Bahamas pagano fino a 12.000 dollari mensili per un collaboratore cubano, il regime ne consegna appena tra 990 e 1.200, incassando tra l'83,9% e il 91,6% del totale.

Collaboratori cubani in missione medica (Immagine di riferimento)Foto © Cubadebate

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Il governo cubano trattiene la maggior parte del denaro che lo Stato delle Bahamas paga per ogni professionista della salute inviato nell'ambito della cooperazione medica bilaterale.

Secondo quanto rivelato da un rapporto del progetto Archivo Cuba, basato su contratti ottenuti per vie non ufficiali, il regime dell'Avana trattiene tra l'83,9 % e il 91,6 % dei pagamenti, mentre i collaboratori ricevono appena un piccolo stipendio mensile.

Il contratto tra le Bahamas e la Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos (CSMC), un ente completamente di proprietà del regime, prevede pagamenti mensili fino a 12.000 dollari per "consulenza specialistica medica", dei quali solo 1.200 arrivano direttamente al professionista cubano, mentre il resto va nelle casse del governo.

Dei 5.000 dollari mensili concordati come stipendio per categorie come tecnici della salute o ingegneri informatici, solo 990 vengono assegnati direttamente al lavoratore sotto forma di indennità.

Inoltre, le Bahamas coprono l'alloggio, il trasporto, le assicurazioni mediche, i corsi di inglese e le spese amministrative, il che porta il costo per lavoratore ben al di sopra del salario medio locale.

Secondo il rapporto, attualmente più di 100 cubani lavorano nel sistema sanitario delle Bahamas, distribuiti in ospedali come il Princess Margaret e il Rand Memorial, così come in altre istituzioni.

La cosiddetta missione medica include tecnici, infermieri, fisioterapisti e persino ingegneri biomedicali, molti dei quali svolgono compiti di bassa qualificazione, secondo il documento.

A questo si aggiungono clausole che vietano ai lavoratori di accettare contratti indipendenti, li obbligano a mantenere la riservatezza e consentono persino alla CSMC di applicare sanzioni disciplinari da Cuba.

Il rapporto qualifica queste condizioni come lavoro forzato occulto sotto un discorso di “missione umanitaria”.

Le testimonianze di ex collaboratori indicano che molti vivono in condizioni precarie, con redditi bassi e senza poter mettere da parte abbastanza denaro.

Alcuni lavoratori si trovano addirittura alle Bahamas senza un permesso di lavoro valido, il che contraddice le leggi migratorie locali.

Il rapporto denuncia anche che i collaboratori sono costretti a partecipare a manifestazioni contro l'embargo degli Stati Uniti, organizzate dall'ambasciata cubana, come parte dell'uso politico delle brigate.

Mentre il regime cubano raccoglie oltre 11 milioni di dollari all’anno grazie a questo programma, i lavoratori non ricevono solo una minima parte del pagamento, ma, secondo il rapporto, sono anche vittime di una struttura che viola i diritti umani, le norme lavorative internazionali e le leggi locali delle Bahamas.

A dispetto di tutte queste irregolarità, a dicembre del 2024, il Ministro della Salute e del Benessere delle Bahamas, Dr. Michael Darville, e la direttrice dell'Autorità degli Ospedali Pubblici, Dr.ssa Aubynette Rolle, hanno riaffermato il carattere "positivo" dell'accordo con il regime cubano e hanno espresso il loro interesse ad ampliare la cooperazione sanitaria bilaterale.

Da anni, la cosiddetta cooperazione medica cubana è stata sottoposta al scrutinio della comunità internazionale a causa delle condizioni coercitive imposte ai professionisti della salute inviati all'estero.

In questo senso, recentemente il ministro della Salute Pubblica di Cuba, José Ángel Portal Miranda, ha ammesso pubblicamente che i passaporti dei collaboratori medici sono stati trattenuti dalle direzioni delle brigate per anni, come "misura preventiva" per evitare diserzioni.

Sebbene abbia dichiarato che questa pratica è diminuita, le sue affermazioni hanno confermato una delle denunce più persistenti riguardo alla mancanza di libertà di movimento di questi lavoratori.

Un paio di giorni fa, un rapporto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha denunciato che il regime cubano ottiene oltre 4.900 milioni di dollari all'anno esportando servizi medici, trattenendo gran parte dello stipendio che spetta ai professionisti.

Questo rapporto ha qualificato la pratica come una forma di lavoro forzato e tratta di persone, sottolineando che il governo impone condizioni lavorative abusive, inclusa l'impossibilità di accettare contratti indipendenti e l'obbligo di partecipare ad atti politici.

A sua volta, lo scorso marzo, il senatore Marco Rubio si è espresso contro le missioni mediche cubane, definendole come una “pratica atroce” per operare in condizioni di sfruttamento.

Rubio ha avvertito sulla necessità di valutare caso per caso i contratti medici in vigore nei Caraibi, per determinare la legittimità e il rispetto dei diritti umani in ognuno di essi.

Domande frequenti sulle missioni mediche cubane e il loro impatto

Quanto denaro trattiene il governo cubano dai pagamenti per le missioni mediche?

Il governo cubano trattiene tra l'83,9% e il 91,6% del denaro che paesi come le Bahamas pagano per ogni collaboratore medico cubano. I professionisti ricevono a malapena un piccolo stipendio mensile, mentre il resto del pagamento va nelle casse del governo cubano.

Quali sono le condizioni lavorative dei medici cubani all'estero?

Le condizioni lavorative dei medici cubani all'estero sono definite come sfruttamento lavorativo. I medici sono soggetti a restrizioni di movimento, ritenzione dei passaporti e lavorano sotto il severo controllo del regime cubano. Inoltre, affrontano ritorsioni se decidono di abbandonare la missione.

Quali sono le critiche internazionali nei confronti delle missioni mediche cubane?

Le missioni mediche cubane sono state criticate a livello internazionale per essere una forma di "schiavitù moderna" e "lavoro forzato". Organizzazioni internazionali e governi, come quello degli Stati Uniti, denunciano che queste missioni violano i diritti umani e le norme sul lavoro internazionali, poiché i professionisti lavorano in condizioni di sfruttamento e non ricevono direttamente i loro salari.

Come si giustificano le trattenute salariali ai medici cubani?

Alcuni leader caraibici, come il primo ministro di Saint Vincent e delle Grenadine, hanno giustificato le trattenute salariali sostenendo che i medici devono contribuire allo stato cubano a causa della "formazione gratuita" che hanno ricevuto. Tuttavia, questa giustificazione ignora le denunce di sfruttamento lavorativo e le condizioni di semi-schiavitù che affrontano i medici all'estero.

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Redazione di CiberCuba

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