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La comunità cattolica di Guantánamo-Baracoa piange la morte del sacerdote italiano Mons. Pierluigi Manenti, conosciuto a Cuba come Padre Luis, un missionario che ha dedicato più di quarant'anni della sua vita pastorale all'America Latina e che ha trascorso i suoi ultimi anni al servizio dei fedeli nell'oriente dell'isola.
La notizia è stata confermata a CiberCuba tramite un messaggio, mentre la Diocesi di Guantánamo-Baracoa ha pubblicato un commovente post di addio sui social media. Secondo quanto riferito da fonti vicine, Manenti è deceduto nella notte tra venerdì e sabato, dopo una vita caratterizzata dalla semplicità, dall'impegno e da un profondo senso di responsabilità verso i più vulnerabili.
Da Bergamo all'America Latina: una vita dedicata al servizio
Nato a Oltre il Colle, Italia, nel 1950, Pierluigi Manenti entrò molto giovane in seminario e iniziò il suo ministero a Grassobbio, dove operò fino al 1981. Quell'anno intraprese un percorso che avrebbe segnato tutta la sua esistenza: la sua partenza come missionario per la Bolivia e successivamente per Cuba, paesi in cui ha svolto oltre quattro decenni di servizio pastorale.
Chi ha condiviso la missione con lui lo descrive come un sacerdote di generosità illimitata, di creatività pastorale e di un'eccezionale capacità di accompagnare i più fragili. Un uomo che —come ricordano colleghi come don Mario Maffi o don Massimo Rizzi— non accumulava beni, e che tornava in Italia solo con “il minimo”, nonostante anni interi dedicati al servizio.
Su impronta a Cuba: fermezza, dialogo e vicinanza con i bisognosi
In Cuba, dove ha esercitato per anni in un contesto segnato da decenni di ateismo statale e restrizioni all'attività religiosa, Manenti è diventato un punto di riferimento per la ricostruzione della vita comunitaria e spirituale. Il suo stile si caratterizzava per la vicinanza, l'ascolto, la disponibilità immediata di fronte a qualsiasi necessità e un modo pratico e semplice di evangelizzare, che lui stesso chiamava “la merenda pastorale”.
La parrocchia San Antonio María Claret, nel comune di San Antonio del Sur, in cui lo descrive come un “servo fedele” e un pastore che non conobbe riposo quando si trattava di consolare, visitare, incoraggiare, benedire o accompagnare la sua comunità.
“Alimentò il bisognoso, visitò il malato, consolò il triste, sollevò il caduto e pregò incessantemente per ognuno di noi”, esprime il testo di addio condiviso dalla diocesi.
In maniera simile, la Liga di Calcio San Antonio del Sur ha reso omaggio al religioso: "Grazie al suo supporto sono nati tornei che oggi sono tradizione, come la Coppa di Natale e la Coppa di Pasqua, spazi che hanno unito giovani, famiglie e giocatori di tutte le età", ha pubblicato su Facebook.
Un'eredità di fede, servizio e umanità
Oltre alla sua missione religiosa, Manenti —o Padre Luis, come lo chiamavano affettuosamente i fedeli— lascia un profondo legato umano. Il suo lavoro ha rafforzato la fede di molte famiglie, unito comunità e accompagnato intere generazioni in momenti di gioia e dolore.
I vicini lo ricordano come un sacerdote che camminava con loro, che era presente dove c'era bisogno e che metteva la sua vocazione al di sopra di ogni altra cosa.
Ultimo addio
In Italia, il suo corpo è esposto nella Casa del Commiato di Grassobbio e il suo funerale si celebrerà domani alle 15:00 nella sua parrocchia natale.
In Cuba, nel frattempo, la comunità di San Antonio del Sur lo saluta con la certezza di aver avuto tra di loro un servitore che ha dedicato la sua vita ad accompagnare, ascoltare e sostenere un popolo che lo ha accolto come uno di loro.
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