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Le autorità migratorie messicane hanno concesso visti umanitari ai genitori di Elianis Betsalie Martínez, la giovane cubana che è morta nell'attacco perpetrato contro il bar Lacoss, nella città di Puebla, un episodio che ha sconvolto la comunità migrante cubana dentro e fuori dall'isola.
Il permesso speciale, confermato da fonti locali, tra cui A Tiempo Noticias, Epicentro Diario e Diario Cambio, consentirà ai genitori di viaggiare da Cuba per identificare formalmente il corpo, effettuare le pratiche funebri e tornare con le ceneri della loro figlia. Si tratta di una procedura senza precedenti per i cittadini cubani in un contesto di violenza criminale in Messico.
Un'identificazione effettuata tramite videoconferenza
La giovane, di soli 20 anni, è stata identificata ufficialmente tramite una videoconferenza su Zoom, poiché la sua famiglia, residente in zone rurali di Holguín, non è riuscita a viaggiare in Messico immediatamente. Alla procedura hanno partecipato sua zia Sarahí e suo nonno materno, che hanno confermato l'identità del corpo davanti al personale del Servizio Medico Forense messicano.
Il processo remoto, che ha incluso la revisione di fotografie post mortem e la validazione di tratti fisici, è stato qualificato da pubblici ministeri ed esperti come una risorsa eccezionale di fronte alle limitazioni migratorie ed economiche della famiglia.
La situazione ha generato un limbo amministrativo che ha mantenuto il corpo di Elianis senza poter essere reclamato per giorni, fino a quando l'Istituto Nazionale per l'Immigrazione non ha finalmente approvato il visto umanitario per i suoi genitori.
Il viaggio in sospeso e un lutto segnato dalla distanza
Con il visto approvato, oltre a consentire un soggiorno temporaneo in Messico di sei mesi, i genitori potranno trasferirsi a Puebla e completare il processo che non erano riusciti a portare a termine a causa delle restrizioni di viaggio e della mancanza di risorse. Torneranno poi sull'isola con le ceneri della loro figlia, come avevano richiesto sin dall'inizio.
Il padre della giovane ha raccontato che Elianis era recentemente emigata in Messico "in cerca di un mondo migliore", e che lavorava da poche settimane in locali notturni. La sua morte ha lasciato un bambino di due anni in una situazione di orfanità.
L'attacco al bar Lacoss è avvenuto nella notte del 18 novembre, quando un gruppo armato ha spruzzato benzina nell'attività e l'ha incendiata dopo aver minacciato clienti e lavoratori. Secondo quanto riferito dalle autorità locali, l'aggressione sarebbe collegata a un presunto caso di estorsione. In totale, sette persone sono decedute.
La storia di Elianis, ballerina, giovane madre e sostegno economico della sua famiglia, è diventata un nuovo promemoria della vulnerabilità a cui sono sottoposti i migranti cubani in Messico, molti dei quali intrappolati tra la necessità economica e la violenza che colpisce il paese.
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