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Il cubano William Sosa, residente nella provincia di Las Tunas, è stato arrestato dopo aver pubblicato sui social media opinioni critiche sulla realtà del paese, secondo quanto denunciato da suo figlio, Miguel Sosa, che afferma che l'unico “reato” di suo padre è stato “pensare e scrivere”.
In social media, the son of the internet user ha rivelato che la Sicurezza dello Stato accusa suo padre di "disobbedienza", per non aver "prestato attenzione" agli avvertimenti precedenti per le sue pubblicazioni contestative.
La famiglia sostiene che si tratta di un arresto arbitrario motivato dalle sue opinioni politiche, in un contesto di crescente censura e repressione nei confronti dei cittadini che utilizzano internet per mettere in discussione la gestione del regime.
Miguel ha spiegato che suo padre è stato ufficialmente convocato e poi arrestato mercoledì, e ha chiesto un sostegno pubblico per rendere visibile il caso.
“Il suo 'crimine' è stato pensare e scrivere”, ha scritto, descrivendolo come un uomo rispettoso, impegnato nell'analisi dei problemi nazionali e difensore della coerenza e dell'onestà nel dibattito pubblico. "Il suo unico 'delitto' è stato fare esattamente ciò che voi avete seguito e rispettato per tanto tempo: pubblicare qui le vostre analisi economiche e sociali".
In un testo più ampio, Miguel qualifica la detenzione come illegale e “senza fondamento giuridico”, sottolineando che a Cuba esiste una Costituzione che riconosce la libertà di pensiero e di espressione, ma che nella pratica “i diritti umani sembrano essere solo parole vuote”.
Señala che le autorità emettono “avvertenze soggettive” senza supporto legale e arrestano persone per esercitare il loro diritto a denunciare la corruzione e proporre soluzioni, invece di perseguire reati di violenza, femminicidi, furti o estorsioni, che — secondo quanto denunciato — rimangono impuniti per mancanza di indagini.
Nei commenti al post, il figlio afferma che il reato di “disobbedienza”, previsto negli articoli 186 e 189 del Codice Penale cubano, prevede pene da sei mesi a due anni di prigione o multe fino a cinquecento quote.
La famiglia ha inoltre diffuso una citazione ufficiale come prova che era stata richiesta in precedenza dalle autorità, prima che si concretizzasse l'arresto.
Miguel ha sottolineato l'impatto emotivo del fatto: “C'è una casa che ha bisogno di lui, che lo aspetta, e che da questo momento soffre un'angoscia terribile a causa di questa situazione”.
In sua denuncia descrive suo padre come una voce scomoda per il potere, ma non violenta: “L'unica cosa che ha fatto è stata difendere la coerenza, denunciare la corruzione e proporre soluzioni… non ha mai attaccato nessuno né si è allontanato dai limiti stabiliti; ha semplicemente parlato con intelligenza e ragionamento”.
A suo avviso, l'arresto è un ulteriore esempio della persecuzione politica e del “vile attacco delle istituzioni per zittire i cittadini”.
Il caso di William Sosa si colloca in un contesto in cui i social media a Cuba sono diventati uno spazio di rischio per coloro che esprimono opinioni critiche sulla situazione economica, politica o sociale del paese. Nella denuncia si ricorda, ad esempio, il caso di un cittadino detenuto a Santa Clara dopo aver pubblicato messaggi contro i blackout, interpretati dalle autorità come una minaccia all'"ordine stabilito".
Quel episodio, come quello attuale, ha messo in evidenza l'uso di meccanismi repressivi di fronte a manifestazioni pacifiche nell'ambito digitale.
Il testo fa anche riferimento all'uso di "leggi bavaglio" e a nuove normative che ampliano gli strumenti per sanzionare gli utenti per le loro opinioni online, anche quando si tratta di esperienze personali o denunce cittadine.
Sotto questo ombrello legale sono state imposte multe, sequestri e minacce che mirano a instillare la paura e limitare il dibattito pubblico.
Nel caso di Las Tunas, il figlio di Sosa denuncia che, mentre migliaia di reati comuni non ricevono risposta, si impegnano a zittire le critiche per dare l'immagine di uno Stato perfetto che non è.
Miguel reclama “LIBERTÀ PER WILLIAN SOSA” e ricorda: "Dietro a questo profilo che ispira tanti, c'è una famiglia che chiede solo giustizia e il suo ritorno a casa".
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