Il regime chiede fino a sette anni di carcere per due cubani per aver lanciato volantini a Cienfuegos

La Fiscalía cubana chiede la prigione per Yamislan Pozo e Serguey Pozo per aver lanciato volantini politici. L'OCDH denuncia la repressione e sostiene che gli slogan non incitano alla violenza, ma esprimono idee politiche.

Cienfuegos, immagine di riferimentoFoto © Viajes Cuba

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La Procura cubana ha richiesto peni di 6 e 7 anni di prigione per i cittadini Yamislan Pozo Águila (di 24 anni) e Serguey Pozo Tagle (di 45 anni) per aver lanciato volantini con messaggi politici e registrato la loro diffusione per inviarla all'estero.

Il caso, secondo quanto denunciato dall'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani (OCDH), avanza verso processo per il reato di “propaganda contro l'ordine costituzionale” e ha avuto origine nella notte del 10 febbraio 2025 quando.

Secondo il fascicolo, uno degli accusati ha distribuito volantini in uno spazio pubblico mentre l'altro filmava l'azione.

La causa è stata trattata dall'Unità di Istruzione dei Delitti contro la Sicurezza dello Stato ed è passata alla Sezione dei delitti contro la sicurezza dello Stato del Tribunale Provinciale.

Cattura di Facebook

In base al documento fiscale, i volantini promuovevano slogan di “Cuba Primero”, invitavano a “un domani libero e prospero” e al “Giorno Zero” come giornata di mobilitazione dei cittadini.

L'OCDH, che ha avuto accesso all'accusa, sostiene che il testo non contiene appelli alla violenza né ad attaccare istituzioni, pertanto manca di tipicità penale e la sua sanzione equivarrebbe a criminalizzare un'idea o un'aspettativa politica.

L'organizzazione inquadra il processo in un modello di repressione sostenuta: solo a ottobre ha documentato 198 azioni contro la popolazione civile —29 arresti arbitrari e 169 abusi— e, da gennaio, 2.660 incidenti volti a impedire o limitare i diritti civili e politici.

Il rapporto descrive che Serguey Pozo ha lanciato i volantini alle 5:30 am, mentre Yamislan Pozo lo filmava con un cellulare “con l'intento di inviarlo a una persona residente all'estero”.

Tra le frasi riportate nell'accusa ci sono appelli a “riunirci una volta per tutte nell'ultimo sforzo” e a che “i cubani prenderanno le strade per dare inizio al primo giorno di una vita piena, dignitosa e giusta”.

Per l'OCDH, si tratta di discorso politico protetto dall'articolo 54 della Costituzione e da standard internazionali di libertà di espressione; ricorda inoltre giurisprudenza comparata che protegge la critica politica anche quando è severa, a condizione che non inciti alla violenza o all'odio.

Dopo la fase preparatoria, il fascicolo 122/2025 è stato pronto per l'udienza in aula per reati contro la sicurezza dello Stato.

El OCDH chiede la liberazione immediata degli accusati e denuncia che la Procura tenta di imputare come incitamento un contenuto che, a suo avviso, non genera un rischio concreto e immediato per il bene giuridico protetto.

Nello stesso contesto provinciale, l'osservatorio ha riportato condanne di 5 e 6 anni contro sei persone per "battiture di calderoni e altri oggetti metallici", il che, sostiene, conferma una tendenza a penalizzare le espressioni di dissenso.

Mentre il processo avanza verso il giudizio e rimangono da definire date, tribunale e prove che saranno presentate nell'udienza, il caso dei volantinaggi è diventato un termometro della soglia di tolleranza del sistema penale di fronte alla protesta pacifica: per l'accusa, gli slogan costituiscono propaganda contro l'ordine costituzionale; per le organizzazioni per i diritti umani, sono manifestazioni di pensiero politico il cui castigo viola principi di legalità e libertà di espressione.

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