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Il voto del Paraguay contro la risoluzione che chiedeva la fine dell'embargo statunitense a Cuba ha segnato una rottura storica nella politica estera del paese e nella tradizionale maggioranza latinoamericana che solitamente sosteneva il regime di L'Avana.
Per l'analista internazionale Mario Paz Castaing, si tratta di un atto di “coerenza democratica” e di una difesa dei valori di libertà e diritti umani di fronte alla dittatura più antica del continente.
In dichiarazioni al quotidiano El Nacional di Asunción, Castaing ha sottolineato che il voto paraguayo “rompe una tradizione diplomatica di decenni” e esprime “una posizione congruente con la difesa della democrazia e delle istituzioni”. A suo avviso, non si tratta di una decisione meramente ideologica, ma di un gesto di principi:
“È una posizione storica del Paraguay di rifiuto della dittatura castrista, la dittatura più antica delle Americhe… Mi sembra coerente, perché è anche una questione di rispetto per le istituzioni e per la democrazia.”
Un giro che segna un'epoca
La votazione del 29 ottobre scorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 165 voti favorevoli, 7 contrari e 12 astensioni, ha messo in evidenza l'isolamento politico del regime cubano, che ha registrato il suo peggior risultato in oltre un decennio.
Junto agli Stati Uniti, Israele, Ungheria, Macedonia del Nord, Ucraina e Argentina, il Paraguay si è unito al blocco di paesi che hanno votato contro la risoluzione promossa da Havana.
Secondo Castaing, la decisione di Asunción non implica una rottura diplomatica, ma una riaffermazione di principi:
“È opportuno mantenere relazioni, anche se consulari, perché è un modo per stare a fianco del popolo cubano e testimoniare la sua situazione”, ha spiegato a El Nacional.
Il gesto paraguayano si verifica in un momento in cui diversi paesi della regione, tra cui Argentina, Ecuador e Costa Rica, hanno preso le distanze dal castrismo e hanno optato per posizioni più critiche nei confronti dei regimi autoritari.
Analisti consultati da CiberCuba sottolineano che il voto di Asunción simboleggia una “nuova fase di maturità democratica in America Latina”, dove la solidarietà ideologica cede il passo alla difesa delle libertà fondamentali.
Cuba, sempre più sola
La decisione paraguayana si inserisce in un contesto in cui Cuba perde sostegni internazionali a un ritmo senza precedenti. Quest'anno, la risoluzione presentata da La Habana ha ottenuto 22 voti in meno rispetto al 2024, riflettendo un deterioramento del supporto globale al suo discorso sul “blocco genocida”.
Fonti diplomatiche avvertono che il crollo del sostegno è dovuto all'usura morale e politica del regime, con un aumento della repressione interna, l'esodo di massa, la corruzione e le denunce di partecipazione di cubani come mercenari nella guerra in Ucraina che hanno eroso la sua credibilità anche tra i suoi antichi alleati.
In questo scenario, il voto del Paraguay appare come un simbolo di dignità democratica di fronte a un regime che da oltre sei decenni nega le libertà. Come ha riassunto Mario Paz Castaing:
"È importante rimanere al fianco dei popoli e della libertà. La democrazia classica e costituzionale rimane il nostro modello, e dobbiamo sostenerla con coerenza di fronte al mondo."
Mentre il regime cubano celebra ciò che definisce una “vittoria morale”, la mappa diplomatica mostra un'altra realtà. Sempre più paesi voltano le spalle all'Avana. E il Paraguay, con il suo voto, si schiera dalla parte di coloro che credono che la vera solidarietà sia con il popolo cubano, non con la sua dittatura.
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