La fine del consenso: Cuba ottiene il suo peggior risultato all'ONU in più di tre decenni

Cuba affronta il suo maggior isolamento all'ONU dal 1992, con solo 165 voti favorevoli. L'esodo massiccio, la repressione, le alleanze con regimi autocratici e la crisi interna mettono alla prova la narrazione del "blocco", erodendo il supporto internazionale.

Mercenari cubani in Ucraina e rappresentanti del regime all'ONUFoto © AmericaTeVe - X / @BrunoRguezP

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Per la prima volta dal 1992, il mondo ha smesso di parlare con una sola voce riguardo a Cuba. La votazione di questo 29 ottobre all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite —165 voti favorevoli, 7 contrari e 12 astensioni— ha segnato una frattura storica nel sostegno diplomatico al regime dell'Avana e un chiaro segno di isolamento politico.

Il cancelliere Bruno Rodríguez Parrilla lo ha celebrato sui social come una “vittoria del popolo cubano contro la menzogna imperialista”. Ma i numeri dicono un'altra cosa: Cuba ha perso 22 voti di sostegno in appena un anno, una diminuzione del 12 % rispetto al 2024, quando ha ottenuto 187 appoggi e solo due voti contrari.

Sì, con differenza, il risultato più avverso nella serie storica di risoluzioni annuali che chiedono la revoca dell'embargo statunitense.

Il contrasto non potrebbe essere più evidente. Negli anni di apogeo diplomatico —tra il 2004 e il 2007— solo quattro paesi votavano contro: Stati Uniti, Israele e i piccoli arcipelaghi del Pacifico (Isole Marshall e Palau).

In 2016, sotto la distensione tra Barack Obama e Raúl Castro, gli Stati Uniti si sono persino astenuti, andando contro lo spirito della propria legislazione al fine di favorire un'apertura del regime che permettesse il sollevamento delle sanzioni.

Pero nel 2025 il quadro è cambiato. Tra i sette voti contrari si contano paesi di peso politico e simbolico: Argentina, Ungheria, Israele, Stati Uniti, Macedonia del Nord, Paraguay e Ucraina. L'astensione di dodici nazioni —tra cui diversi europei e latinoamericani— completa il ritratto di un consenso spezzato.

Le cause del cambiamento

Il crollo parziale del sostegno a Cuba all'ONU non può essere compreso solo in termini diplomatici. Dietro c'è un contesto politico e morale che ha trasformato la percezione internazionale del regime.

Il più grande esodo migratorio nella storia contemporanea cubana —oltre 650.000 persone dal 2021, secondo dati ufficiali statunitensi, e quasi due milioni a livello globale, secondo dati non ufficiali— ha messo in evidenza la gravità della crisi umanitaria che sta attraversando l'isola.

Milioni di cittadini vivono oggi con interruzioni elettriche quotidiane, ospedali privi di forniture e un'inflazione che sta distruggendo i salari. Il discorso del “blocco” non basta più a spiegare perché Cuba, nonostante importi centinaia di milioni di dollari in alimenti all'anno dagli Stati Uniti, continui a fronteggiare un cronico disavanzo di approvvigionamento.

A questa narrativa logora si aggiunge l'impatto delle denunce sui mercenari cubani nella guerra in Ucraina. Kiev ha documentato, attraverso il progetto umanitario “Quiero Vivir”, la partecipazione di migliaia di cubani reclutati dall'esercito russo.

Lo stesso Dipartimento di Stato americano ha sostenuto queste accuse, mentre il regime cubano si è limitato a negare il suo coinvolgimento e a incolpare "mafie internazionali".

Il risultato è che, per la prima volta, una parte significativa dei paesi occidentali che in passato sostenivano senza riserve la risoluzione di Cuba si è astenuta o ha votato contro, in un chiaro riflesso di sfiducia politica e morale.

Un cambio di discorso a Washington

Il giro risponde anche a una nuova strategia di comunicazione di Washington. Dalla rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca, la diplomazia statunitense ha incentrato il suo discorso non nel giustificare l'embargo, ma nel smantellare la narrazione del “blocco” come causa dei mali di Cuba.

Il Dipartimento di Stato stesso, attraverso l'Ufficio per gli Affari dell'Emisfero Occidentale, ha sottolineato che Cuba può importare alimenti, medicinali, macchinari e prodotti agricoli dagli Stati Uniti —e infatti lo fa— sotto le eccezioni umanitarie delle leggi TSREEA e CDA.

Solo tra gennaio e maggio del 2025, L'Avana ha speso oltre 204 milioni di dollari in importazioni alimentari dagli Stati Uniti, cifra incompatibile con l'idea di un blocco totale.

Allo stesso tempo, Washington ha puntato l'attenzione sul conglomerato militare GAESA, che controlla oltre il 70% dell'economia cubana e accumula 18 miliardi di dollari in attivi liquidi, secondo un'inchiesta del Miami Herald.

Questo doppio discorso —di vittimismo internazionale e accumulazione interna di ricchezze— ha ulteriormente eroso la credibilità del regime di fronte ai suoi ex alleati.

L'erosione del mito

Il voto dell'Argentina è risultato particolarmente simbolico. Per la prima volta dalla restaurazione democratica, Buenos Aires si è allineata con Washington, sottolineando che "l'embargo non può essere un motivo per giustificare un modello politico che nega le libertà fondamentali".

L'Ucraina, da parte sua, ha segnato un punto di svolta votando contro Cuba dopo aver denunciato l'invio di mercenari nella guerra.

Questi gesti —uniti alle astensioni di paesi europei e latinoamericani— confermano che la retorica di "Cuba vittima" ha perso forza di fronte all'evidenza della propria repressione interna e al suo ruolo geopolitico al fianco di Russia e Cina.

Una "vittoria" amara

Nonostante l'entusiasmo del governo, il risultato della votazione non è motivo di celebrazione, ma di allerta a L'Avana. Mai il sostegno è stato così basso e così fragile.

La risoluzione è stata approvata, come ogni anno, ma non rappresenta più un consenso universale, bensì una crescente frattura diplomatica tra il mondo democratico e le alleanze autoritarie dell'isola.

Cuba continua a presentare il voto come una "vittoria morale", ma il messaggio che lascia l'ONU nel 2025 è inequivocabile: il mito del "blocco genocida" inizia a crollare sotto il peso della propria menzogna.

Risultati storici delle votazioni precedenti

 

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Redazione di CiberCuba

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