La Unione Europea (UE) ha destinato 8,5 milioni di euro a un ambizioso programma di cooperazione scientifica con il regime cubano, in un'alleanza guidata da BioCubaFarma, la principale azienda biofarmaceutica statale dell'isola.
Il progetto, battezzato come Biotec-Cuba, ha come obiettivo dichiarato quello di rafforzare le capacità di ricerca, sviluppo e regolamentazione sanitaria a Cuba, un paese che sta attraversando una delle crisi più acute di carenza di medicinali nella sua storia recente.

Presentato nella Zona Speciale di Sviluppo Mariel (ZEDM), il programma si struttura su due pilastri. Il primo, gestito dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) insieme a BioCubaFarma e all'Università dell'Avana, mira a rafforzare la capacità nazionale di produrre forniture cliniche e terapie innovative.
Il secondo, in collaborazione con l'Organizzazione Panamericana della Salute (OPS), il Ministero della Salute Pubblica cubano (MINSAP) e il Centro per il Controllo Statale dei Farmaci (CECMED), mira a migliorare la capacità regolatoria del paese, un passo necessario affinché i prodotti sviluppati a Cuba possano inserirsi nei mercati internazionali.
Il progetto viene implementato all'interno del Complesso Industriale Biotecnologico CIGB-Mariel, un'infrastruttura inaugurata nel 2021 come simbolo della scommessa del regime sulla biotecnologia come settore strategico.
Le autorità cubane hanno insistito sul fatto che questa cooperazione permetterà all'industria di progredire più rapidamente e di raggiungere gli standard normativi richiesti dall'Europa e da altre regioni, come riportato dal Noticiero Nacional de Televisión (NTV).
Tuttavia,questo investimento milionari ha suscitato critiche fondate e non poche sospetti. Le preoccupazioni non derivano dall'obiettivo del programma, ma dall'ente incaricato di attuarlo: BioCubaFarma.
Questo conglomerato imprenditoriale, creato dal regime nel 2012, raggruppa oltre 30 aziende e centri di ricerca ed è stato il volto dei progressi biotecnologici cubani. Ma è anche una delle istituzioni statali più opache del paese.
Nonostante controlli una buona parte della produzione e dell'esportazione di farmaci a Cuba, BioCubaFarma ha ricevuto severe critiche da parte di specialisti e organizzazioni indipendenti, che mettono in discussione la sua gestione delle risorse e la sua priorità assoluta per il mercato estero, anche mentre la popolazione cubana affronta una carenza critica di farmaci essenziali.
Centinaia di prodotti —dai comuni analgesici ai trattamenti per malattie croniche— sono scomparsi dalle farmacie, mentre i farmaci vengono destinati all'esportazione o al sistema ospedaliero militare e turistico.
L'accesso alle informazioni pubbliche riguardanti i contratti, gli introiti in valuta estera e l'esecuzione dei fondi stranieri di BioCubaFarma è praticamente inesistente.
Questo schema di opacità non è esclusivo di BioCubaFarma. Nell'ambiente biofarmaceutico cubano opera anche Labiofam, un'azienda statale che per decenni è stata guidata da José Antonio Fraga Castro, nipote di Fidel e Raúl Castro.
Labiofam è stata al centro di diverse polemiche, inclusa la promozione di prodotti privi di fondamento scientifico e l'uso di risorse statali in campagne pubblicitarie discutibili.
Nel 2019, l'avvocato cubano Sergio Osmín Fernández Palacios ha denunciato che Fraga Castro avrebbe partecipato a uno schema di riciclaggio di denaro attraverso una società offshore alle Bahamas, in operazioni che sarebbero rimaste attive per vent'anni. Fino ad oggi, le autorità cubane non hanno avviato alcuna indagine su questi fatti.
Anche se Labiofam non figura tra gli attori ufficiali del progetto Biotec-Cuba, la sua storia fa parte della trama che consente di comprendere come funziona l'ecosistema biofarmaceutico cubano: un modello statale chiuso, senza meccanismi di controllo indipendenti, direttamente legato all'élite politica e con accesso privilegiato ai fondi internazionali.
La preoccupazione riguardo all'uso di queste risorse non si limita a Cuba. A Bruxelles, la partecipazione di enti statali opachi legati al potere del regime totalitario in progetti finanziati dall'Unione Europea è stata duramente criticata da eurodeputati e organizzazioni per i diritti umani.
In 2022, il eurodeputato spagnolo Hermann Tertsch denunciò che l'Accordo di Cooperazione e Dialogo Politico (ACDP) tra l'UE e Cuba veniva utilizzato dal regime per guadagnare legittimità internazionale mentre aumentava la repressione interna.
In 2024, diversi eurodeputati hanno richiesto sanzioni contro Miguel Díaz-Canel e la sospensione dell'accordo, sottolineando la mancanza di progressi nei diritti umani come una motivazione sufficiente per interrompere il sostegno finanziario a L'Avana.
Suecia, uno dei membri più critici, ha messo pubblicamente in discussione la fattibilità dell'accordo e ha chiesto una revisione. Attivisti come Carolina Barrero hanno reclamato che l'UE adotti una posizione più coerente di fronte a quello che considerano un uso politico e repressivo dei fondi di cooperazione.
Noostante ciò, la vicepresidente della Commissione Europea, Kaja Kallas, ha difeso la continuità dell'accordo sostenendo che fornisce un quadro di dialogo necessario. Tuttavia, quella narrativa non convince tutti.
Tuttavia, attori della società civile cubana denunciano che i progetti finanziati non hanno avuto un impatto tangibile sulla vita dei cittadini cubani e che i meccanismi di controllo sono insufficienti per garantire che i fondi non vengano deviati.
In questo contesto, Biotec-Cuba si presenta come un caso paradigmatico: un progetto con fini apparentemente nobili, ma eseguito da attori con trascorsi oscuri, in un paese senza garanzie di trasparenza né controllo istituzionale.
Può un sistema progettato per servire il potere politico garantire l'uso onesto di milioni di euro in cooperazione internazionale? Ha l'Unione Europea strumenti reali per auditare questi fondi e richiedere rendicontazione?
Finché non ci saranno risposte chiare, il dubbio continuerà a fluttuare nell'aria, insieme a una certezza inquietante: nel settore farmaceutico cubano, gli interessi politici ed economici spesso prevalgono sul diritto alla salute della popolazione.
E il finanziamento europeo, sebbene ben intenzionato, rischia di rafforzare lo stesso sistema che contribuisce alla scarsità e al silenzio.
Archiviato in: