Presentano a Madrid un documentario sulle ingerenze del regime cubano dal 1959 per minare la democrazia

Fotogramma del documentarioFoto © Captura de video / injerenciacomunista.com

Un documentario che traccia sette decenni di intervento castrista nelle democrazie del mondo è stato presentato lunedì nel Palazzo della Stampa di Madrid, in un evento di denuncia organizzato in contrapposizione alla imminente XXX Cumbre Iberoamericana, che si è svolta nella capitale spagnola nei giorni 4 e 5 novembre.

La produzione, intitolata «Ingerenza: l’ombra del comunismo è allungata», è stata promossa dalla piattaforma Voces Iberoamericanas Silenciadas e può essere vista liberamente su internet con audio in spagnolo e inglese.

Il film, della durata di 71 minuti e suddiviso in tre episodi, esamina come la dittatura cubana ha operato dal 1959 per indebolire i sistemi democratici: dalla creazione di guerriglie e dal finanziamento di spedizioni armate fino ai presunti legami del castrismo con il narcotraffico, il apparato di spionaggio del regime e l'uso dell'emigrazione di massa come strumento di pressione politica.

La pellicola struttura la sua analisi in cinque traguardi cronologici: la presa del potere nel 1959, la sovietizzazione di Cuba nel 1961, la Conferenza Tricontinentale del 1966, la fondazione del Foro di São Paulo nel 1990 e l'ondata migratoria orchestrata da La Habana e Managua nel 2021.

Sulla Conferenza Tricontinentale, tenutasi a L'Avana, i realizzatori osservano che «ha riunito organizzazioni comuniste, rivoluzionarie e apertamente terroristiche di oltre 82 paesi, ponendo le basi per la globalizzazione del terrore».

El Foro di San Paolo, fondato dal dittatore Fidel Castro e Luiz Inácio Lula da Silva dopo la caduta del Muro di Berlino, è descritto nel documentario come «uno strumento di ingerenza nelle democrazie della regione».

Dopo la proiezione si è tenuto un colloquio con Amelia Calzadilla, leader del Partito Liberale Classico Cubano; Edgardo Pinell, avvocato e giornalista nicaraguense; e Miguel Henrique Otero, direttore del quotidiano venezuelano El Nacional.

I tre panelisti hanno trattato la partecipazione storica de L'Avana nella trasformazione degli stati latinoamericani in regimi totalitari sotto le spoglie di movimenti rivoluzionari liberatori.

Il debutto avviene in un momento di massima pressione internazionale sul regime. A luglio di quest'anno, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha pubblicato il rapporto «Cuba: La capitale del comunismo del XXI secolo», un documento di quasi 100 pagine che accusa L'Avana di mantenere per quasi sette decenni una campagna di spionaggio, infiltrazione, sabotaggio e propaganda contro gli Stati Uniti e altre democrazie.

Ese rapporto cita casi documentati come quello di Ana Montes, exanalista di intelligence che ha consegnato segreti a Cuba per 16 anni, e Víctor Manuel Rocha, exambasciatore statunitense in Bolivia che ha agito per decenni come agente del regime cubano.

Il documento segnala anche che Cuba ospita 18 strutture di intelligence delle comunicazioni, tre delle quali gestite dalla Cina e due dalla Russia, e che il personale di intelligence di entrambe le potenze sull'isola sarebbe triplicato dal 2023.

Il rapporto accusa inoltre l'Istituto Cubano di Amistà con i Popoli (ICAP) di funzionare come strumento di intelligence e influenza legato a più di 2.000 gruppi internazionali.

Il cancelliere cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha definito il rapporto un «volantino calunnioso», una risposta che i promotori del documentario considerano rappresentativa dell'atteggiamento del regime di fronte alle denunce delle sue attività all'estero.

Il sito web del documentario riassume in una frase lo spirito della produzione: «il miglior riassunto degli ultimi settant'anni, dove la crudeltà è il sistema e il dolore dei cubani il loro affare».

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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