Prisoners Defenders denuncia un attacco informatico contro il suo sito web e il database dei prigionieri politici cubani

Illustrazione non reale creata con Intelligenza ArtificialeFoto © CiberCuba/Sora

La organizzazione per i diritti umani Prisoners Defenders ha denunciato questo giovedì che il suo sito web e il database dei prigionieri politici a Cuba hanno subito un attacco informatico pochi minuti dopo la pubblicazione di un rapporto che documenta un record di 1.351 persone incluse nel suo registro alla fine di settembre.

L'incidente ha provocato interruzioni temporanee nell'accesso alle informazioni, utilizzate da familiari di detenuti, organizzazioni internazionali, diplomatici e mezzi di comunicazione per consultare la situazione dei prigionieri politici cubani.

Secondo quanto comunicato dall'organizzazione in un comunicato diffuso da Madrid, l'attacco è consistito in un'ondata coordinata di richieste automatizzate provenienti da centinaia di indirizzi IP, progettate per sovraccaricare i server e rendere le loro piattaforme non disponibili.

Si è trattato, secondo la sua descrizione, di un attacco di negazione del servizio (DoS), una tecnica che mira a impedire l'accesso a una pagina mediante un volume eccessivo di richieste, senza che necessariamente ci sia un'intrusione nei suoi sistemi o un furto di informazioni. Prisoners Defenders ha assicurato di essere riuscita a contenerlo con i suoi meccanismi di protezione e i servizi dei suoi fornitori di sicurezza.

«Non si è verificata alcuna fuga, perdita o alterazione dei dati. Il database dei prigionieri politici a Cuba e le informazioni delle famiglie rimangono integri e sicuri», ha precisato l'ente.

I servizi interessati sono stati già ripristinati, secondo il comunicato.

L'origine dell'attacco resta ancora da chiarire

Sebbene Prisoners Defenders ritenga che l'incidente sia stato deliberato, fino ad ora non sono stati identificati pubblicamente i responsabili.

L'organizzazione ha spiegato che la sua analisi tecnica interna ha rilevato l'uso di server cloud affittati da fornitori commerciali e configurati per rendere difficile l'identificazione della reale provenienza delle richieste.

A suo giudizio, queste caratteristiche indicano un'operazione coordinata che ha richiesto risorse tecniche ed economiche.

L'entità ha descritto la coincidenza come «un modello coerente, quasi evidente, con un intento deliberato di silenziare la documentazione delle violazioni dei diritti umani a Cuba nel momento della sua massima diffusione».

Il rapporto di settembre ha registrato un nuovo record di prigionieri politici a Cuba

L'incidente informatico si è verificato poco dopo che Prisoners Defenders ha pubblicato il suo rapporto relativo a settembre 2026, nel quale ha registrato 1.351 prigionieri politici e di coscienza, un nuovo record nei suoi rapporti mensili.

Il rapporto ha incluso 50 nuovi casi verificati e ha registrato 38 decessi rispetto all'elenco precedente.

Tra le persone incluse figurano 152 donne e 40 che erano minorenni al momento dell'arresto.

L'organizzazione ha inoltre segnalato le condizioni sanitarie della popolazione carceraria per motivi politici e ha documentato 476 detenuti con malattie che rimangono in carcere, molti dei quali senza accesso adeguato a medicinali e assistenza medica, secondo le loro indagini.

Questi registri fanno parte del lavoro di documentazione che Prisoners Defenders svolge fin dalla fine del 2018 e che diffonde periodicamente tra istituzioni internazionali e familiari dei coinvolti.

L'incidente si aggiunge a precedenti denunce di cyber attacchi contro media indipendenti e organizzazioni legate alla difesa dei diritti umani a Cuba.

Nel luglio del 2026, il medio indipendente elTOQUE ha denunciato un attacco digitale massiccio, durante il quale i suoi sistemi di protezione hanno registrato circa 124,85 milioni di richieste sospette in meno di tre ore.

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Redazione di CiberCuba

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