
Un cubano identificato come Cesáreo Navas y Morlanes ha pubblicato una lettera aperta indirizzata a Miguel Díaz-Canel su Facebook, in cui gli chiede di abbandonare il discorso politico vuoto e di affrontare con urgenza la crisi umanitaria che colpisce pensionati, malati e persone con disabilità nell'isola.
Il testo, intitolato «OGGI IN 'CRITERIO COMPARTIDO'», è stato pubblicato in risposta diretta al programma radiofonico quindicinale di Radio Rebelde che Díaz-Canel conduco insieme alla giornalista Bárbara Betancourt dal debutto dello spazio il 23 settembre.
«Díaz-Canel, ti sbagli di nuovo, il partito e i suoi militanti più agguerriti, da soli, non saranno in grado di affrontare il peggioramento della sopravvivenza di centinaia di migliaia di anziani pensionati, di malati senza medicinali e di disabili», scrive Navas all'inizio della sua lettera.
L'autore mette in dubbio che il governante non conosca —o non voglia riconoscere— la realtà quotidiana della popolazione: «Pare che, dalle sue parole, lei non conosca o non voglia riconoscere la vita dolorosa e umiliante in cui si vive».
Per rimediare, le propone una soluzione tanto semplice quanto scomoda: percorrere senza scorta né telecamere le strade Montes, Galeano e Reina, i parchi del Curita e della Fraternità, e le cittadelle e i terreni abbandonati dell'Avana. «Cammini per le strade, senza gruppi di sostegno né stampa, cerchi di non essere riconosciuto, cerchi di essere invisibile (è molto difficile)», le dice, suggerendole addirittura di rivolgersi agli specialisti in trucco e costumi dell'ICRT per passare inosservato.
Navas rifiuta anche l'idea che il Partito Comunista possa risolvere da solo il «grande caos sociale» e propone che le sedi del PCC, della UJC, della CTC e dell'Associazione dei Combattenti vengano trasformate in centri per accogliere, nutrire e vestire i più vulnerabili, in coordinamento con istituzioni religiose e sindacali.
La carta si conclude con una frase che riassume il malcontento di ampi settori della popolazione: «PER FAVORE, abbiamo bisogno di meno proclami, meno slogan e chiamate eroiche e, sì, più cibo, medicinali e rispetto per tutti i diritti umani».
Il termine «teque» —ampiamente riconosciuto nel linguaggio colloquiale cubano— designa il discorso politico ufficiale ripetitivo e propagandistico, scollegato dalla realtà.
La critica di Navas arriva in un momento in cui i dati sulla situazione sociale sono devastanti. Secondo le cifre dell'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani, il 79% delle persone oltre i 70 anni non riesce a fare tre pasti al giorno. La pensione minima di 4.000 pesos mensili equivale a appena tra sette e dieci dollari al cambio informale, mentre un economista ha calcolato che una persona ha bisogno di oltre 96.000 pesos al mese per coprire i propri bisogni fondamentali.
La seconda emissione di «Criterio Compartido», celebrata questo mercoledì, ha ricevuto più di 50 chiamate da cittadini riguardo alla vulnerabilità sociale, alla carenza di farmaci, ai servizi scadenti e alla burocrazia. In risposta a queste segnalazioni, Díaz-Canel ha riconosciuto il deficit di farmaci — che ha attribuito alla mancanza di valuta straniera a causa dell'embargo — e ha affermato che «la crisi genera anche creatività cittadina».
La lettera di Navas si inscrive in un modello costante di critiche dirette al governante nel corso del 2026, un anno in cui il dramma di invecchiare a Cuba con pensioni miserabili e senza accesso ai farmaci è stato documentato in testimonianze, sondaggi e denunce che lo stesso programma ufficiale non ha potuto ignorare.
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