Laritza Camacho: «Il problema non è mai stato la foto né il fotografo»

Laritza CamachoFoto © Facebook / Laritza Camacho

La locutrice, attrice e presentatrice cubana Laritza Camacho ha pubblicato sul suo profilo Facebook una riflessione incisiva sulla censura delle immagini a Cuba, in cui smonta l'argomento ufficiale secondo cui fotografare la realtà del paese equivale a fare il gioco del «nemico».

«Se pubblichi una foto che possa dare da parlare all' 'enemico', puoi essere giudicato», ha scritto Camacho, per poi chiedere di che tipo di immagini si parli esattamente.

«Di un ospedale distrutto? Di un cimitero in rovina? Di giovani persi a causa del consumo di quella sostanza chimica? Di gente che cerca tra i rifiuti? Della foto del prezzo astronomico di una cipolla? Dei bancomat in disuso mentre si parla di bancarizzazione e pagamenti digitali?», ha elencato la presentatrice, puntando direttamente alle crisi che il regime preferisce tenere fuori dall'inquadratura.

Il fulcro del suo argomento è una domanda a cui il governo cubano non ha una risposta comoda: chi è realmente il nemico?

«Non somiglia forse di più al nemico chi genera il problema, non lo risolve e tuttavia lo nasconde come il dito vorrebbe coprire il sole?» scrisse Camacho, ribaltando la logica con cui le autorità giustificano la persecuzione di coloro che documentano la realtà.

La presentatrice avverte che sopprimere le immagini non elimina i fatti che ritraggono: «Non ci sarà la foto, ma i giovani con il chimico continueranno a essere lì, così come tutti i disastri menzionati e molti altri».

La sua conclusione è diretta: «Non censuriamo la foto e dimentichiamo il 'nemico'. Meglio affrontare il problema a viso aperto e, con foto o senza foto, lo risolveremo. Perché il problema, miei signori, non è mai stata la foto, né il fotografo».

La pubblicazione avviene in un contesto di crisi multidimensionale documentata a Cuba: ospedali con tetti crollati e bagni inutilizzabili, scarsità alimentare con prezzi stratosferici, blackout cronici e un'epidemia di cannabinoidi sintetici tra giovani di età compresa tra i 16 e i 40 anni, le cui urgenze mediche a La Havana sono raddoppiate tra il 2024 e il 2025.

Il quadro legale che supporta questa censura è ampio. Il Decreto-Ley 35 e la Legge sulla Comunicazione Sociale prevedono sanzioni per la diffusione di contenuti considerati offensivi o che influenzano l'ordine pubblico. La Risoluzione 9/2025, in vigore da maggio 2025, regola la sospensione temporanea e la cancellazione della registrazione di pubblicazioni periodiche e siti web. La norma consente di procedere senza preavviso alla cancellazione in casi considerati violazioni gravi dell'etica e della morale o altri atti incompatibili con i «principi della nostra società socialista».

Inoltre, il Decreto-Legge 35 stabilisce delle restrizioni all'uso dei servizi di telecomunicazioni per diffondere determinati contenuti e prevede misure amministrative, inclusa l'interruzione del servizio, senza pregiudizio per la responsabilità penale che potrebbe competere quando i fatti costituiscono reato.

Camacho, conosciuta per il suo lavoro a Mediodía en TV e Radio Ciudad de La Habana, sta alzando la voce con sempre maggiore fermezza da mesi. A luglio ha dichiarato: «Sono contro il governo cubano perché il governo cubano è contro Cuba». Inizio settembre ha scritto che Cuba è un paese «libero da tutto ciò che ci renderebbe un paese... libero», utilizzando l'ironia per denunciare l'assenza di libertà. E il 9 di quel mese ha concluso una preghiera con la frase: «Qui non possiamo neanche urlare la preghiera», ritraendo il clima di repressione e autocensura che vive l'isola.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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