Gli Stati Uniti esamineranno i social media di un numero maggiore di richiedenti visto a partire da ottobre: a chi riguarda?

Visto per gli Stati Uniti (Immagine di riferimento)Foto © Mr.usembassy.gov

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato nei giorni scorsi una nuova espansione del suo programma di revisione che, a partire dal 1 ottobre 2026, richiederà l'analisi dei social media per i richiedenti di tre categorie aggiuntive di visto non immigrante:

Queste categorie sono:

- Il visto I (rappresentanti di mezzi d'informazione stranieri e giornalisti).

- Il visto TN (professionisti del Messico e del Canada ai sensi del T-MEC).

- Il visto TD (coniugi e figli a carico di titolari di visto TN).

Il comunicato ufficiale riporta che «un visto americano rimane un privilegio concesso a discrezione del governo, non un diritto».

Cosa richiede esattamente la nuova norma?

I richiedenti di visti I, TN e TD devono configurare tutti i loro profili sui social media come "pubblici" o "aperti" prima del colloquio consolare, in modo che gli ufficiali possano accedere e controllare la loro attività online durante la valutazione.

Il Dipartimento di Stato giustifica la misura in termini di sicurezza nazionale. «L'esame aiuta a identificare i richiedenti che potrebbero essere inammissibili negli Stati Uniti, inclusi coloro che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale o pubblica», avverte il documento.

La American Immigration Lawyers Association (AILA) ha confermato la misura con inizio dal 1 ottobre 2026.

Un programma che non ha smesso di crescere

Il programma ha le sue radici nel giugno del 2019, quando il Dipartimento di Stato ha iniziato a richiedere che quasi tutti i richiedenti di visto dichiarassero i loro identificatori sui social media degli ultimi cinque anni nel modulo DS-160.

Sotto il secondo mandato di Trump, il ritmo di espansione si è accelerato:

  • Dicembre 2025: lo scrutinio è stato esteso ai visti H-1B e H-4.
  • Giugno 2025: se aplicó a visti per studenti F, M e J, exigiendo además que las cuentas estuvieran accesibles para los funcionarios consulares.
  • Marzo 2026: sono state aggiunte oltre una dozzina di categorie aggiuntive: A-3, C-3, G-5, H-3, K-1, K-2, K-3, Q, R-1, R-2, S, T e U.
  • Agosto 2026: un memorando interno, anticipò l'estensione dello scrutinio a representantes de medios extranjeros y profesionales bajo el T-MEC, respaldado públicamente por la secretaria de prensa de la Casa Blanca, Karoline Leavitt.
  • 18 settembre 2026: il comunicato ufficiale ha formalizzato tale istruzione, con effetto dal 1 ottobre.

Il caso dei giornalisti: critiche e un blocco giudiziario

L'inclusione del visto I ha suscitato una reazione intensa tra le organizzazioni per la libertà di stampa.

Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) ha avvertito che i cambiamenti «creano un quadro per la censura e che il monitoraggio dei social media potrebbe escludere i giornalisti le cui opinioni contrastano con quelle del governo».

Considerano, inoltre, che la politica «abbandona un approccio decennale che aveva permesso ai giornalisti stranieri di riferire dagli Stati Uniti senza temere che il loro status migratorio potesse essere usato contro di loro».

In parallelo, l'amministrazione aveva imposto limiti fissi alla durata dei visti I: fino a 240 giorni per la maggior parte dei corrispondenti e 90 giorni per i cittadini cinesi.

Un giudice federale ha temporaneamente bloccato quelle restrizioni metà settembre, sebbene il controllo dei social media non sia stato oggetto di tale blocco.

Contesto più ampio: irrigidimento migratorio generalizzato

L'espansione del vetting avviene in un contesto di inasprimento migratorio sostenuto.

In aprile 2026, il Servizio per la Cittadinanza e l'Immigrazione (USCIS) ha attivato nuove misure di sicurezza che hanno interessato oltre 12 milioni di casi pendenti.

In agosto, il Dipartimento di Stato ha sospeso temporaneamente gli appuntamenti per i visti di immigrazione in tutto il mondo per formare i funzionari sui nuovi criteri di «carico pubblico».

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