John R. Brooke, primo interventore di Cuba

El Morro de La Habana, in una giornata nuvolosa.Foto © CiberCuba

La storia di un'occupazione deve essere misurata non solo per ciò che ha fatto colui che ha occupato, ma soprattutto per lo spazio che ha lasciato a coloro che avevano lottato per la libertà.

Il 1 gennaio 1899, con il ritiro definitivo delle autorità spagnole, Cuba passò sotto l'amministrazione militare degli Stati Uniti. Alla guida di quella prima fase fu nominato il maggiore generale John Rutter Brooke, che esercitò le funzioni di governatore militare dell'isola fino al 23 dicembre 1899, quando fu sostituito da Leonard Wood.

Brooke ricevette una Cuba devastata. La guerra aveva distrutto buona parte dell'economia, migliaia di famiglie erano rimaste senza risorse e l'apparato amministrativo ereditato dalla Spagna necessitava di una profonda riorganizzazione. L'Esercito Libertador rimaneva armato, mentre una parte significativa della popolazione sperava che la vittoria sulla Spagna portasse rapidamente all'indipendenza.

Questo scenario spiega la natura contraddittoria della sua missione: Brooke non era un governatore di una Cuba indipendente, ma il capo di un'occupazione militare straniera; tuttavia non si comportò nemmeno come se i cubani fossero semplici spettatori del proprio destino.

Uno dei suoi primi problemi fu proprio l'Esercito Liberatore. La smobilitazione dei combattenti costituiva una necessità per evitare nuovi scontri e stabilire un ordine civile. Brooke partecipò al processo di licenziamento, facilitando pagamenti e compensazioni per le armi consegnate. L'esercito statunitense comprese che quella misura poteva impedire che migliaia di uomini rimanessero armati e senza mezzi di sussistenza.

Tuttavia, la questione era lontana dall'essere semplice. Ci furono resistenze tra i veterani che consideravano insufficiente il risarcimento offerto. La documentazione del periodo mostra che alcuni combattenti si rifiutarono di consegnare le loro armi e rifiutarono il pagamento stabilito.

Brooke comprese inoltre che governare Cuba esclusivamente tramite funzionari statunitensi poteva trasformare l'occupazione in un'amministrazione priva di legittimità agli occhi dei cubani. Per questo motivo riorganizzò la struttura amministrativa e creò un gabinetto di segretari cubani per intervenire in aree fondamentali del governo.

Tra di loro c'erano Pablo Desvernine, all'Hacienda; José Antonio González Lanuza, alla Giustizia e Istruzione Pubblica; e Adolfo Sáenz Yáñez, all'Agricoltura, Industria e Commercio.

La misura aveva un'importanza politica evidente. Brooke stava collocando cubani di prestigio in posizioni dalle quali potevano partecipare all'amministrazione del paese. Una fonte storica del periodo arrivò a riassumere quella situazione con un'espressione rivelatrice: il governatore statunitense regnava, mentre i segretari cubani governavano. La stessa fonte, tuttavia, sottolinea che quella partecipazione produsse anche problemi, poiché quegli funzionari ereditarono pratiche centralizzanti dall'amministrazione spagnola.

Qui emerge uno degli aspetti più interessanti del profilo politico di Brooke: la sua relazione con i patrioti cubani fu di cooperazione limitata, non di cessione del potere.

Il generale statunitense capiva che doveva collaborare con i cubani, ma non smise mai di essere il rappresentante di un'autorità straniera. La sovranità effettiva rimaneva nelle mani degli statunitensi. Il sistema militare stesso stabiliva che le decisioni fondamentali spettavano all'amministrazione americana, anche se numerose funzioni venivano esercitate da autorità cubane.

Dovette anche affrontare una questione sociale di enorme importanza: la miseria provocata da anni di guerra. L'amministrazione di occupazione organizzò meccanismi per la distribuzione di cibo e assistenza, mentre Brooke promosse misure destinate ad alleviare la situazione economica. Il problema dei debiti e delle proprietà rurali assunse una particolare gravità in una società in cui numerosi fondi erano stati distrutti.

La sua politica fiscale mostrò anche una certa sensibilità nei confronti della popolazione cubana. Brooke considerava ingiusto mantenere determinate spese ereditate dal sistema coloniale quando ampi settori della popolazione non avevano la capacità di sostenerle. Nel gennaio del 1899 espresse la sua opposizione a continuare ad applicare determinati meccanismi di riscossione spagnoli e sostenne esenzioni e agevolazioni fiscali per le proprietà colpite dalla guerra.

Sul piano istituzionale si è verificata anche una trasformazione significativa. Durante la sua amministrazione è stato istituito un Tribunale Supremo di Cuba, creato con decreto del 14 aprile 1899, per assumere funzioni giudiziarie che in precedenza dipendevano dalla Spagna. Il censimento del 1899 ha inoltre descritto la situazione ereditata: numerosi prigionieri erano rimasti per anni in carcere senza processo e l'amministrazione della giustizia coloniale era stata profondamente deteriorata.

Brooke permise anche una notevole presenza di cubani nell'amministrazione provinciale. Generali e figure dell'indipendenza iniziarono a ricoprire responsabilità civili, mentre si riorganizzavano i servizi di polizia e sicurezza. Questa politica contribuì a trasformare gradualmente un'amministrazione puramente militare in una struttura che incorporava funzionari cubani.

Qual è stato, quindi, l'ambito della sua gestione?

Sarebbe un errore presentare Brooke come il fondatore dell'indipendenza cubana. Non lo fu. L'indipendenza continuava a essere un'aspirazione cubana e l'autorità ultima rimaneva nelle mani degli Stati Uniti. Ma non è nemmeno storicamente giusto ridurre il suo governo a una semplice operazione di dominio coloniale.

Brooke ricevette un'isola distrutta e avviò diverse strutture amministrative, giudiziarie e di polizia che sarebbero state utilizzate negli anni successivi. Contribuì alla dismobilitazione dell'Esercito Liberatore, incorporò i cubani nell'apparato governativo, promosse misure di sollievo economico e partecipò alla riorganizzazione della giustizia e dei servizi pubblici. Inoltre, il governo militare statunitense mantenne una politica di amministrazione attraverso autorità locali che successivamente sarebbe stata ampliata.

La sua principale limitazione fu anche la contraddizione fondamentale del suo incarico: intendeva preparare un'amministrazione stabile per Cuba senza però concedere ancora la sovranità ai cubani. Questa contraddizione avrebbe accompagnato tutta l'occupazione statunitense.

Conclusione: La figura di John R. Brooke merita di essere esaminata al di là degli estremi della propaganda. Non fu il liberatore di Cuba, perché Cuba non ottenne da lui la sua indipendenza. Non fu neppure un semplice occupante indifferente alla realtà cubana. Fu un militare statunitense incaricato di amministrare un'isola che aveva appena terminato una guerra devastante e che non aveva ancora un Stato nazionale pienamente organizzato.

Il suo maggiore merito è stato probabilmente quello di comprendere che la ricostruzione di Cuba doveva coinvolgere gli stessi cubani. Il suo limite principale è stato che questa partecipazione si è svolta sotto un'autorità straniera che conservava il potere sovrano.

La sua gestione del 1899 fu, quindi, una fase di transizione: contribuì a smantellare parte della struttura coloniale spagnola e a costruire nuove istituzioni, ma non risolse la questione essenziale che dominava il destino dell'isola: chi doveva realmente esercitare la sovranità su Cuba?

La risposta definitiva dovette attendere fino al 20 maggio 1902, quando terminò l'occupazione militare e nacque formalmente la Repubblica di Cuba.

E proprio per questo, studiare a Brooke non significa studiare solo un governatore statunitense. Significa studiare il primo capitolo della difficile transizione tra la Cuba coloniale, la Cuba occupata e la Cuba repubblicana.

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