
L'autore cubano Emilio Barreto Ramírez ha pubblicato giovedì 17 sul portale CubaxCuba il testo «La concupiscenza dei fabbricanti di miseria», nel quale applica la teoria del potere dello scrittore bulgaro Elías Canetti alla realtà cubana per sostenere che, dal 1959, il regime ha esercitato un dominio totale sui cittadini attraverso quattro meccanismi: controllo dello spazio, controllo del tempo, sorveglianza permanente e gestione calcolata di una falsa speranza.
Il'analisi si basa sui dati del IX Rapporto sullo Stato dei Diritti Sociali a Cuba, pubblicato ad agosto dall'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani (OCDH) e basato su 1.318 interviste condotte nelle 15 province del paese. Il rapporto, che documenta il peggior livello di povertà estrema della serie, rivela che il 94% dei cubani vive al di sotto della soglia di 1,90 dollari al giorno; che otto cubani su dieci non possono permettersi tre pasti al giorno, e che il 95% disapprova la gestione governativa guidata da Miguel Díaz-Canel e dal primo ministro Manuel Marrero Cruz.
Barreto Ramírez sottolinea che, in qualsiasi democrazia, cifre simili sarebbero sufficienti per forzare una transizione politica, ma avverte che il Partito Comunista di Cuba non cederà il potere di propria volontà. Per spiegare il perché, ricorre a due grandi teorie.
La prima è quella del filosofo francese Michel Foucault (1926-1984), che descrisse il potere come reticolare: distribuito nel tessuto sociale e esercitabile da ogni individuo. L'esegetico considera, tuttavia, che tale costruzione presuppone libertà e ordine istituzionale, e che Foucault «mai poté neppure rendersi conto della possibilità dell'esercizio del potere all'interno di una società ermeticamente chiusa, come è quella cubana, nonostante internet e i social network».
La seconda teoria, che Barreto Ramírez considera più pertinente, è quella di Elías Canetti (1905 - 1994), Premio Nobel per la Letteratura, espressa nel suo saggio Masa y poder (1960). Canetti spiega il potere reale attraverso la metafora del gatto e del topo: quando il felino cattura il roditore e lo annienta immediatamente esercita autorità; ma quando lo lascia andare, permettendogli di correre qualche centimetro e lo ferma di nuovo, rivela il vero potere, «quello che coniuga spazio, tempo, sorveglianza e speranza».
Applicata a Cuba, quella metafora assume contorni precisi. «Lo spazio e il tempo all'interno della società cubana dopo il 1959 sono stati sotto assoluto controllo poliziesco», scrive l'essayista e professore, che aggiunge che la sorveglianza è altrettanto costante «nelle società chiuse dall'esistenza di un canone ideologico infallibile e inespugnabile». La speranza, sostiene anche il Dottore in Scienze della Comunicazione, è lo strumento più sofisticato: «ci sono istanti in cui il potere consente una apparente capacità di movimento sulla base di ampliare di qualche metro lo spazio di traslazione della massa che è oggetto del potere», un miraggio che il regime gestisce per mantenere la popolazione come oggetto e non come soggetto sociale.
Questo modello presenta espressioni documentate e recenti. Secondo un rapporto di Cubalex diffuso nei giorni scorsi, nel primo semestre del 2026 sono stati registrati 1.894 eventi di violazioni dei diritti umani —più di dieci al giorno— e 766 proteste in tutto il paese. Un rapporto sulla vigilanza digitale pubblicato a gennaio ha rivelato inoltre che il 98,5% dei dichiaranti ha subito ritorsioni per la propria attività sui social e che oltre l'84% ha subito una sorveglianza fisica successiva.
Barreto Ramírez conclude che il potere comunista cubano è «onniveggente, infallibile, inespugnabile e onnisciente» per designo, e che continuerà a comportarsi così: «L'unica cosa necessaria è imparare a conoscerlo, per prendere definitivamente coscienza che ¡mai! ci si potrà aspettare qualcosa di buono da esso».
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