
Il congressista repubblicano Mario Díaz-Balart ha rilasciato venerdì una delle sue dichiarazioni più incisive sul futuro di Cuba in un intervista esclusiva con NTN24: «Raúl Castro e il regime sono già morti. Quello che bisogna fare è seppellirli».
Le dichiarazioni del legislatore cubanoamericano arrivano in un momento di massima pressione da parte di Washington su La Habana, e lo stesso giorno in cui il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato nuove sanzioni contro il circolo di Raúl Castro, che hanno incluso la Banca Estera di Cuba, quattro aziende statali e Fidel Ernesto Castro Calis, nipote del dittatore.
Díaz-Balart è stato categorico nel prevedere la fine del castrismo: «Questo regime non sopravvivrà ai due anni e poco più che restano» all'amministrazione Trump. Ha aggiunto che Washington «non esclude azioni militari sull'isola».
El congresista ha denunciato il divario tra la ricchezza accumulata dalla nomenclatura e la miseria del popolo cubano. Secondo le sue parole, il regime, attraverso il conglomerato economico-militare GAESA, gestisce «tra i 18 e i 20 miliardi di dollari», mentre «il popolo cubano non ha acqua, non ha elettricità».
La intervista si svolge in mezzo a report di —senza conferma ufficiale del governo cubano— che Raúl Castro, di 95 anni, avrebbe subito un ictus e si troverebbe in condizioni critiche con assistenza medica vitale.
Il dittatore aveva già attirato l'attenzione lo scorso luglio per essersi assente per la prima volta in almeno tre decenni dall'atto centrale del 26 luglio, anche se è riapparso pubblicamente ad agosto, visibilmente indebolito, in occasione del centenario di Fidel Castro.
Díaz-Balart ha inoltre ricordato le condizioni imposte dalla legislazione statunitense per qualsiasi allentamento delle sanzioni: rilascio di tutti i prigionieri politici senza eccezione, legalizzazione della libertà di stampa, dei partiti politici e dei sindacati indipendenti, e convocazione di elezioni multipartitiche.
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