Sacerdote Alberto Reyes definisce coloro che reprime in Cuba: «Sono incapaci di pensare con la propria testa»

Sacerdote cubano Alberto ReyesFoto © Facebook / Alberto Reyes

Il sacerdote cubano Alberto Reyes Pías ha pubblicato questo venerdì su Facebook la consegna numero 172 della sua rubrica settimanale «Ho pensato», in cui si rifà al pensiero del teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer per spiegare come il regime sia riuscito a far partecipare persone capaci alla repressione senza interrogarsi se ciò che fanno sia giusto o sbagliato.

Reyes, parroco a Esmeralda, Camagüey, parte da una distinzione che Bonhoeffer formulò in prigione durante la Seconda Guerra Mondiale: la differenza tra malvagità e ciò che il teologo chiamava «stupidità». Non si tratta di mancanza di intelligenza, ma di una rinuncia morale al pensiero personale.

«La persona stupida non è qualcuno che manca di intelligenza, ma qualcuno che ha smesso di pensare con la propria testa, e adotta senza critica le idee di un gruppo di riferimento, ripete le consigne di quel gruppo e permette a un'autorità di pensare per lei», scrive Reyes citando Bonhoeffer.

Il sacerdote applica questa diagnosi direttamente a Cuba. Le slogan che per decenni hanno risuonato tra migliaia di cubani - «Patria o morte», «Socialismo o morte», «Pin, pon, fuori, giù la gusanera», «Chi non salta è yankee» - sono espressioni di quell'obbedienza cieca indotta dal potere.

«Per questo abbiamo passato anni a gridare quelle slogan, perché quel grido ci conferiva l'identità di un gruppo con potere», sottolinea il sacerdote, che menziona anche gli atti di ripudio e le aggressioni delle Brigate di Risposta Rapida come manifestazioni di questa logica: «'qualcuno' ha detto che chi pensava in modo diverso era un nemico».

Captura di Facebook / Alberto Reyes Pías

Per i Re, coloro che oggi reprimono, molestano, interrogano, minacciano e denunciano non lo fanno necessariamente per malvagità, ma perché hanno ceduto la loro coscienza a un'autorità. «Sono incapaci di pensare con la propria testa, e temono profondamente di cambiare opinione o di dire qualcosa che il loro gruppo non applaudirà», scrive.

Questa è anche, secondo il parroco, la ragione per cui non basta fornire ulteriori informazioni a coloro che hanno smesso di pensare: «Il male può essere combattuto, denunciato, smascherato, ma lo stupido non puoi convincerlo con i fatti, né puoi appellarti alla sua ragione, perché non ha più una propria ragione».

Reyes conclude la sua riflessione con un invito al coraggio individuale, seguendo l'esempio di Bonhoeffer, giustiziato dai nazisti nel 1945 a 39 anni: «La vera resistenza all'ignoranza inizia recuperando la capacità di pensare e di dire 'no' quando la nostra coscienza ci dice che qualcosa è ingiusto». E aggiunge la sua conclusione: «L'ignoranza non si cura con l'informazione, si cura con coraggio».

Questa riflessione si inserisce in una serie di articoli di agosto in cui Reyes ha innalzato il tono delle sue critiche. Nella sua riflessione precedente, ha chiamato il popolo a resistere attraverso l'espressione libera e il dissenso quotidiano.

Una settimana prima, la sua colonna era rivolta direttamente ai militari, alla polizia e agli agenti della Sicurezza dello Stato, ai quali ha avvisato che «a un popolo non si può incatenare per sempre».

Nei mesi precedenti, il parroco ha identificato la paura come il vero sostegno del regime e ha sostenuto che la crisi cubana non è solo economica, ma fondamentalmente politica.

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