
Il presidente Donald Trump ha annunciato venerdì delle misure per rompere quello che ha definito un «potente monopolio» nell'industria della carne americana, dominata da quattro grandi aziende di lavorazione della carne che, secondo il mandatario, «rendono la vita miserabile» agli allevatori e ai ranchers del paese.
In un messaggio pubblicato sulla sua rete Truth Social, Trump ha identificato Tyson Foods, JBS, Cargill e National Beef come le aziende che concentrano quel potere di mercato e ha annunciato che autorizzerà la redazione di documenti legali affinché i produttori agricoli e zootecnici abbiano il diritto di «processare i propri alimenti».
«I produttori di bestiame e gli agricoltori sono sempre stati la mia priorità numero uno. Lavorano molto duramente, sono intelligenti, efficienti e impeccabilmente puliti, ma per anni ho sentito che hanno un enorme problema con i grandi processori, che molti definiscono un monopolio ripugnante», ha scritto Trump nel suo post su Truth Social.
Il presidente ha anche sottolineato che «gran parte del capitale azionario» di queste imprese si trova al di fuori degli Stati Uniti, facendo un riferimento implicito a JBS, multinazionale di origine brasiliana che opera nel mercato statunitense da quando ha acquisito Swift & Company nel 2007 ed è diventata una delle più grandi aziende di trasformazione della carne al mondo.
Trump ha chiesto che il processo di deregolamentazione avanzi rapidamente: «Dovrebbe muoversi velocemente», ha scritto alla fine del suo messaggio su Truth Social.
Le quattro compagnie menzionate da Trump controllano circa l85% del trattamento della carne bovina nel paese, una concentrazione che gli allevatori denunciano da decenni perché limita la loro capacità di negoziare i prezzi e accedere direttamente ai consumatori.
Il Dipartimento di Giustizia aveva recentemente avviato un'inchiesta antitrust sul settore, secondo quanto riportato dall'agenzia EFE.
Tuttavia, analisti e media come CNN hanno avvertito che la meccanica legale e pratica dell'annuncio è ancora poco chiara, dato che tutta la carne venduta al pubblico deve soddisfare i requisiti federali di sicurezza, sanità e ispezione del Dipartimento dell'Agricoltura (USDA).
L'annuncio non arrivò all'improvviso: due giorni prima, Trump aveva anticipato nel programma del presentatore Glenn Beck che avrebbe esaminato la possibilità di alleggerire le normative sulle piante di lavorazione della carne, descrivendo l'industria come un monopolio controllato da «quattro luoghi».
Il contesto politico è determinante. Con le elezioni legislative di novembre a soli due mesi di distanza, Trump cerca di consolidare il sostegno dell'elettorato rurale, che ha mostrato segni di malcontento nei confronti delle precedenti politiche della Casa Bianca.
Entre queste misure che hanno suscitato opposizione tra i produttori locali figura la l'esenzione dal dazio per l'importazione della carne argentina, che è passata da 20.000 a 80.000 tonnellate metriche annuali nell'ottobre del 2025, una decisione che gli allevatori statunitensi hanno visto come una minaccia diretta ai loro guadagni.
A questo malessere si aggiunge la pressione dei prezzi: la carne di manzo negli Stati Uniti è aumentata del 14,7% su base annua a dicembre 2025, ben al di sopra dell'aumento medio del 3,1% registrato per il complesso degli alimenti, diventando uno dei temi economici più sensibili sia per i consumatori che per i produttori.
Video correlati:
Archiviato in: