
José Ramón Viñas Alonso, sovrano gran commendatore del Supremo Consiglio del Grado 33 per la Repubblica di Cuba, dovrà presentarsi questo martedì 18 agosto alle 14:00 (ora locale) nella stazione di polizia di Infanta e Manglar, all'Avana, dove sarà informato delle accuse per il presunto reato di «disobbedienza», secondo quanto riportato dal mezzo indipendente Cubanet.
La citazione è stata consegnata questo lunedì da un agente della Polizia Nazionale Rivoluzionaria (PNR) alla moglie di Viñas Alonso, presso l'abitazione della coppia.
Il documento indica che il leader massonico deve presentarsi davanti al «capitano Andy», identificato come istruttore penale del Dipartimento dei Crimini contro la Sicurezza dello Stato.
Antes della comparizione, ci si aspetta che i massoni si concentrino nei pressi della stazione di polizia sotto lo slogan «La massoneria merita rispetto».
A seguito della citazione, una convocazione diffusa tra i membri dell'ordine riassume il sentire di quella comunità e invita a recarsi sul posto per sostenerlo: «Il Regime attacca di nuovo! [...] Tutti i fratelli saremo lì con lui, sostenendolo».
La citazione arriva dieci giorni dopo che oltre un centinaio di massoni si sono riuniti nella sede del Supremo Consiglio —conosciuta come «Cattedrale Scozzese», a Centro Habana— per sostenere Viñas Alonso e rifiutare quella che hanno denunciato come un'ingerenza diretta del Ministero della Giustizia (MINJUS) negli affari interni dell'istituzione.
L'intento di intervento del MINJUS
Il 7 agosto, più di un centinaio di massoni hanno fronteggiato a La Habana un nuovo tentativo di intervento statale.
Ese giorno, la direttrice delle Associazioni del MINJUS, Miriam García Mariño, si è presentata nella «Cattedrale Scozzese» accompagnata da due funzionari per esigere che Viñas Alonso si dimettesse, sostenendo che l'organismo avrebbe designato un sostituto interinale fino a nuove elezioni.
Según un massone presente che ha chiesto di riservare la sua identità, García Mariño è stato chiaro: «Ha detto che non doveva dare spiegazioni, che quella era la decisione del tribunale e che i massoni dovevano rispettare le leggi del paese».
La risposta è stata immediata. In video ottenuti da Cubanet si sono sentite slogan come «Fuori!», «Basta ingerenza» e «Noi massoni decidiamo per i massoni!».
García Mariño e i suoi accompagnatori si allontanarono infastiditi, mentre il regime dispiegava agenti della polizia politica nei dintorni.
L'avvocato del Supremo Consiglio, Roberto Ortega, ha sottolineato che non esisteva alcun mandato che sostenesse la misura.
Un conflitto con radici nell'11J
Il confronto tra il regime e il Supremo Consiglio non è recente.
L'origine risale a luglio 2021, quando l'Alta Camera del Rito approvò una lettera aperta a Miguel Díaz-Canel condannando l'«ordine di combattimento» pronunciato durante le proteste dell'11 luglio.
Da allora, Viñas Alonso è stato oggetto di pressioni e interrogatori continui.
Nel luglio del 2025, il MINJUS emise la Risoluzione 342/25 rifiutandosi di riconoscerlo come sovrano gran commendatore, sostenendo che superava il limite di nove anni in carica.
La Corte Suprema Popolare ha ratificato quella risoluzione mediante sentenza definitiva.
En parallelo, il regime ha avviato procedimenti penali contro i leader massonici: a Viñas Alonso è stato imputato un presunto «traffico di valute» per aver scambiato 100 dollari nel mercato informale.
Il Gran Cancelliere del Supremo Consiglio, lo scrittore Ángel Santiesteban Prats, subì la stessa sorte nel giugno del 2026 dopo l’istruzione di accuse a suo carico.
Il candidato del regime e la legge come strumento
Il MINJUS intende porre alla guida del Supremo Consiglio Lázaro Faustino Cuesta Valdés, il quale, stando a quanto dichiarato dagli stessi massoni, è stato rimosso dalle sue funzioni al raggiungimento degli 80 anni nel febbraio del 2025, e successivamente espulso dalla Alta Camera del Rito.
In Cuba, la Legge 54 sulle Associazioni conferisce al MINJUS ampie facoltà di supervisione su tutte le organizzazioni fraterne e religiose, obbligandole a consegnare copie dei verbali e a ricevere approvazioni per qualsiasi riforma interna, sotto minaccia di multe o chiusura.
Viñas Alonso ha denunciato che agenti della Sicurezza dello Stato lo hanno minacciato più volte di mandarlo in prigione se si fosse rifiutato di rinunciare al suo incarico.
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