
La locutrice cubana Laritza Camacho ha pubblicato su Facebook un testo in cui invita i cubani che rimangono sull'Isola a unirsi in quello che definisce un «affare di idee nuove» nel quartiere, con una frase che colpisce direttamente il regime: «togliere insieme la spazzatura che puzza e la spazzatura che ordina e mente».
Il messaggio condensa in un'unica immagine due realtà che Camacho ha denunciato in modo costante nel corso dell'anno: il deterioramento urbano delle strade cubane, dove la spazzatura si accumula senza che lo Stato la raccolga, e il discorso ufficiale vuoto che non risolve i problemi.
La presentatrice di radio e televisione inizia il post con una descrizione cruda dell'esodo massivo che svuota il paese: «I cubani abbiamo esportato, in silenzio, i nostri sogni, amori, i figli, i genitori, gli zii, i vicini, i soci... Un'esportazione incontrollata, pericolosa, dolorosa fino al midollo».
La metáfora della «esportazione» di persone non è casuale: nel definire i cubani «merce esportabile e redditizia», Laritza rovescia il discorso del regime e inquadra l'emigrazione come un affare dello Stato a spese del tessuto familiare del paese.
«Questa esportazione ha portato valute all'Isola, mescolate con il tempo trascorso senza vedersi, con famiglie spezzate e la nostalgia che nasconde la sua lacrima nei fazzoletti», scrive, e aggiunge: «Siamo numeri che si sommano in bemolle e sottraggono nel censimento silenzioso di assenze e pandemie».
Il testo riconosce anche coloro che non sono riusciti a partire: «La ruota ha girato 360 gradi ed è tornata al punto di partenza, ma in un altro tempo. Abbiamo scoperto allora che il treno, l'aereo, la nave, la gazzella e persino il rikimbili se ne erano già andati».
Di fronte a questo panorama, l'attrice non invita alla rassegnazione ma all'azione collettiva dall'interno: «Non cerco investitori. Cerco cubani che non chiudano la finestra facendo finta di niente, persone belle che non corrano nella direzione opposta a ciò che è giusto».
La pubblicazione si inscrive in una linea critica che l'annunciatrice mantiene senza sosta. L'11 luglio ha dichiarato senza mezzi termini: «Sono contro il governo cubano perché il governo cubano è contro Cuba. Niente funziona nel mio paese». Il 5 agosto è stata ancora più diretta con i funzionari: «Strappate e andatevene che non ci servite».
A fine luglio ha descritto L'Avana come una capitale con carenza di trasporti, rifiuti accumulati, crolli e vicini che accumulano acqua con secchi.
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