
La locutrice e attrice cubana Laritza Camacho ha sfidato giovedì i militanti del Partito Comunista di Cuba (PCC) a rispondere pubblicamente a una domanda che il regime evita: perché Miguel Díaz-Canel rimane al potere e se le basi del partito hanno il diritto di proporre la sua uscita.
Il confronto è arrivato attraverso una pubblicazione sul suo profilo Facebook che iniziava con una ironia sulla crisi energetica: «In questo momento ho corrente e connessione. Prendi nota di questa combinazione storica».
Camacho ha aperto uno spazio esclusivo per i militanti del PCC, chiedendo agli altri utenti di limitarsi ad ascoltare, mettere "mi piace" o condividere il post senza intervenire.
La domanda centrale della sfida è stata diretta: «Tenendo presente che un militante deve dire la verità e che è pratica comune nei nuclei del PCC sanzionare quelli che mentono, qual è il motivo per cui Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez continua a essere presidente? Hanno i nuclei del PCC il potere di proporre un'iniziativa dal basso per rimuoverlo dal potere, almeno come primo segretario del partito?»
Per sostenere la domanda, la relatrice ha elencato quelli che ha definito «dati di menzogne pubbliche»: la promessa di costruire una casa al giorno, l'ordinamento monetario come soluzione e il riordino come soluzione. «Credo che con questo, basti», ha scritto.
Camacho ha anche escluso a priori l'argomento abituale del regime: «Tutto ciò che è stato detto dall'attuale presidente di Cuba è stato pubblico e sotto l'effetto del blocco, quindi il blocco rimane fuori da questa equazione».
La convocazione ha messo in luce una contraddizione interna del partito: se gli statuti del PCC obbligano i militanti a dire la verità e puniscono chi mente, perché tacciono di fronte alle promesse non mantenute del loro massimo dirigente? «Ascoltiamo i militanti comuni. Anche loro soffrono per l'inflazione e il disastro, ma cosa pensano realmente? Perché tacciono o perché non sappiamo se parlano?», ha chiesto.
La locutrice ha stabilito regole chiare: qualsiasi utente che mancasse di rispetto o violasse le norme dello spazio sarebbe stato limitato. Ha inoltre chiarito che il suo profilo non monetizza, il che le consente, secondo le sue parole, di «comportarsi come normalmente si comporta lo stato cubano quando un'azienda di 'Liborio' non funziona».
Il gesto non è un atto isolato. A luglio, Camacho aveva dichiarato «Sono contro il governo cubano perché il governo cubano è contro Cuba», definendo la sua posizione come una lotta civica senza affiliazione partitica. Ha anche criticato il pacchetto di 176 misure economiche approvato dall'Assemblea Nazionale, mettendo in discussione il fatto che non risponde alle reali necessità del paese.
Il contesto interno del PCC aggiunge ulteriore peso alla sfida. A gennaio di quest'anno, lo stesso Díaz-Canel ha ammesso davanti ai plenari provinciali a Santiago di Cuba e Guantánamo che non esiste una «vera unità» all'interno del partito, e ha invitato a costruirla con «franchezza e onestà». Ci sono inoltre segnalazioni di difficoltà nel reclutare nuovi militanti e un aumento delle richieste di dimissioni.
In luglio, il regime ha convocato i militanti del Vedado a rispondere pubblicamente di fronte alla cittadinanza, segno della pressione sociale che accumula la base del partito in mezzo alla crisi.
Camacho ha concluso la sua pubblicazione con la frase che riassume lo spirito della sfida: «Facciamo la prova. Vediamo se funziona».
Video correlati:
Archiviato in: