
Il portale ufficiale della Presidenza di Cuba ha pubblicato mercoledì, nel centenario della nascita di Fidel Castro, un testo che raggiunge vette «brillanti» della retorica rivoluzionaria: secondo l'articolo firmato dalla giornalista Alina Perera Robbio, la presenza del dittatore scomparso tra i cubani costituisce nientemeno che «un privilegio quantico, dove puntiamo su noi stessi, su un'intelligenza e una sensibilità uniche, che brillano nella notte più buia».
La pièce, intitolata «Il miglior omaggio a Fidel: abitare nella dignità», è stata pubblicata nell'ambito della campagna propagandistica che il regime ha attuato durante tutto il 2026, ufficialmente dichiarato su proposta di Miguel Díaz-Canel presso l'Assemblea Nazionale nel dicembre del 2025.
Il testo di Perera Robbio ha la virtù involontaria di riconoscere, tra metafore liriche, la catastrofe che vive Cuba: menziona «la notte quasi sempre in mezzo al calore» e «il terribile blackout», anche se si affrettа a chiarire che quel blackout è «calcolato in laboratori imperiali» e che il suo effetto mira alla «nostra disumanizzazione, fino alla rottura definitiva».
La realtà, tuttavia, non ha bisogno di laboratori imperiali per essere spiegata: questo venerdì, Cuba ha previsto una domanda elettrica di 3.300 MW di fronte a una generazione disponibile di appena 1.160 MW durante l'ora di punta, con un deficit previsto di 2.140 MW, il che comporterebbe un impatto di 2.170 MW in questo orario, secondo i dati dell'Unione Elettrica. Finora nel 2026, il Sistema Elettrico Nazionale ha subito vari crolli totali, e in province come Matanzas sono stati segnalati blackout di oltre 80 ore consecutive. A L'Avana, i blackouts medi sono tra le 15 e le 24 ore giornaliere.
Ma nulla di tutto ciò è miseria, secondo la propaganda ufficiale: è epica. Perera Robbio descrive come omaggio a Castro «le donne provocatorie con le braccia incrociate, in piedi di fronte alla legna e al calderone bollente», e eleva a categoria di gesto rivoluzionario il momento in cui «i bambini gridano che è tornata la luce». Cucinare con legna e festeggiare il ritorno dell'elettricità, nella narrativa del regime, non sono sintomi di un paese in collasso: sono atti di resistenza epica degni di «un poema omerico che potrebbe chiamarsi l'Isola indomita».
Il regime ha organizzato per il centenario un colloquio internazionale con oltre 1.500 delegati provenienti da 63 paesi, dei quali più di 1.000 erano stranieri, oltre a carovane di bicitaxi a Santiago di Cuba, 100 pignatte per bambini a Holguín, donazioni di sangue e la pubblicazione di 23 volumi di Opere Scelte di Castro. Il programma ufficiale si estende fino al 4 dicembre.
I cubani sui social media hanno risposto all'articolo con l'unica arma che hanno a disposizione: il sarcasmo. Uno ha chiesto se gli hanno messo corrente per festeggiare il compleanno. Un altro ha riassunto l'eredità dell'omaggiato con precisione chirurgica: «Un vero Libertador... ha liberato Cuba dal cibo, dall'elettricità, dallo sviluppo e dalla libertà». Una terza voce ha evidenziato la contraddizione centrale del testo con una frase che non ha bisogno di aggettivi complicati: «La notte non è chiusa, è SPENTA».
Un altro internauta, più conciso, ha riassunto in quattro parole la reazione di chi legge che Fidel «brilla nella notte più buia» mentre sono ormai mesi che sono senza elettricità: «Cosa ha detto? Oh, Dio».
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