
La crisi che sta attraversando Cuba ha ridotto la vita di milioni di persone a una sola domanda: come arrivare al giorno dopo.
Oltre alla scarsità di cibo e ai blackout, ciò che descrive un reportage dell'agenzia AFP è una conseguenza meno visibile ma altrettanto devastante: l'impossibilità di costruire un progetto di vita.
Claudia Sifredo, studentessa di pedagogia di 29 anni, ha messo in pausa indefinitamente la possibilità di diventare indipendente dai suoi genitori. «Il futuro per me è incerto», riassume.
La giovane descrive la sua situazione come «caotica» e confessa di vivere con «tanto stress e tanta incertitudine» che non sa come affrontare il giorno dopo giorno. Si rivolge alla terapia per imparare a concentrarsi su ciò che può controllare, in un contesto che sfuggente completamente al suo volere.
Leandro Wanton, guida turistica disoccupato, ha confessato che la frustrazione accumulata lo colpisce nei momenti più difficili della giornata. Nelle sue parole si nota come l'instabilità quotidiana lo spinga al limite emotivo.
Roberto Ronda, chef di 49 anni che cerca di mantenere insieme alla sua compagna un piccolo ristorante a L'Avana Vecchia, ha dichiarato: «Non c'è pace, non c'è riposo». Per lui, «la salute mentale si sta consumando», e non vede una soluzione «senza un cambiamento radicale» nel paese.
Questi testimonianze individuali si inseriscono in una tendenza documentata di deterioramento della salute mentale a Cuba.
Tania Peón, direttrice della Salute Mentale dell'Avana, avverte che gran parte della popolazione vive in uno stato permanente di «allerta», e segnala che nel primo semestre del 2026 si è registrato un aumento del comportamento suicidario tra gli adolescenti nella capitale.
I dati supportano quest'allerta. Uno studio pubblicato su Social Science & Medicine ha trovato tra gli adulti cubani intervistati livelli «estremamente severi» di depressione nel 55,4% dei casi, ansia severa nel 66% e stress estremo nel 65,8%.
Esiste una relazione diretta tra la durata delle interruzioni di corrente e il deterioramento del benessere psicologico. La sociologa Elaine Acosta ha descritto il fenomeno come un'«epidemia di salute mentale» alimentata dalla precarietà economica, dalla mancanza di cibo e dall'accesso insufficiente a cure psichiatriche.
Nel agosto del 2025 era già stata segnalata un aumento di comportamenti suicidi tra gli adolescenti a Holguín, legato all'esodo e al deterioramento sociale. Un anno dopo, la direttrice della Salute Mentale de L'Avana conferma che la tendenza non si è invertita.
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