Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Social Science & Medicine rivela che il 55,4% degli adulti cubani intervistati presenta una depressione estremamente severa, il 66% soffre di ansia severa e il 65,8% è affetto da stress estremo, cifre che il giornalista e ricercatore Rolando Cartaya ha definito «impossibili in qualsiasi popolazione, meno che nella popolazione di Cuba».
La ricerca è di Zoylen Fernández, della Università delle Ville Marta Abreu, e Yusnier Broche-Pérez, del Prisma Behavioral Center, a Miami.
Cartaya, direttore progetti dell'Osservatorio Cubano dei Conflitti e portavoce del programma Represores Cubanos, ha citato questi dati durante un'intervista con la giornalista Tania Costa, che ha sottolineato il loro carattere eccezionale. «Un 55%, è più della metà della popolazione con stress e depressione severa. E il 65% con ansia. È orribile».
Il ricercatore aveva precedentemente spiegato nella stessa conversazione che i blackout sono il principale innesco delle proteste di strada a Cuba. «Non puoi dormire, il cibo si rovina, non puoi andare al lavoro».
I giovani adulti si sono rivelati essere il gruppo più vulnerabile allo stress e ai sintomi depressivi, secondo lo studio.
Questo quadro di salute mentale si inserisce in ciò che Cartaya descrive come «una crisi umanitaria multisistemica» che comprende la scarsità di cibo, il collasso del sistema sanitario e l'insicurezza cittadina, ma dove i blackout «disarticolano completamente la vita».
I testimoni di cubani esausti dalla crisi elettrica si sono moltiplicati sui social media. Una madre cubana ha descritto il suo esaurimento mentale in un messaggio che è diventato virale, mentre un padre cubano ha inviato un messaggio straziante al regime questa settimana denunciando le condizioni di vita.
Il quadro descritto dai dati porta Cartaya a concordare con l'avvertimento lanciato all'inizio del 2025 dall'economista Emilio Morales di Cuba Siglo XXI: che l'isola stava percorrendo la strada verso la «haitinizzazione», un collasso socioeconomico estremo comparabile a quello di Haiti.
«Ecco, lo abbiamo. Siamo haitinizati», affermò Cartaya.
La crisi psicologica non si limita a coloro che rimangono sull'isola. Di fronte alla domanda se anche la comunità cubana in esilio affronti problemi psicologici, Cartaya ha riconosciuto di non avere dati per rispondere.
Cuba ha documentato un'alta incidenza di casi in cui le persone si suicidano: circa 9.000 cubani sono deceduti in questo modo tra il 2013 e il 2017, secondo dati ufficiali, e la depressione è riconosciuta come il principale fattore di rischio, aggravata oggi dalla carenza di farmaci psichiatrici e dalla mancanza di assistenza specializzata.
Il studio sull'impatto psicologico degli blackout utilizza una ricerca con metodologia scientifica che quantifica questo danno nella popolazione adulta cubana, e le sue cifre, secondo Cartaya, non fanno altro che confermare ciò che era già visibile a occhio nudo in un'isola soggetta a 67 anni di dittatura e a una crisi senza precedenti nella sua storia recente.
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