
Il governante cubano Miguel Díaz-Canel ha riconosciuto di fronte a più di 1.500 delegati di 63 paesi che Cuba sta vivendo una crisi senza precedenti da decenni, anche se ha attribuito il deterioramento esclusivamente a fattori esterni.
Lo ha fatto lunedì durante l'apertura del I Coloquio Internacional «Fidel: Legado y Futuro», svoltosi al Palazzo delle Convenzioni de L'Avana nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Fidel Castro.
«Non esagero nel dire che questo colloquio si tiene in uno dei momenti più difficili che ha vissuto la Rivoluzione», ha affermato il mandatario nella sua conferenza magistrale, nella quale ha anche elencato senza giri di parole i mali che affliggono la popolazione: «Ci affliggono i blackout, la mancanza d’acqua, l'inflazione e le file», ha detto secondo la pagina ufficiale del regime.
Lungi dall’assumere responsabilità istituzionale per il collasso, Díaz-Canel ha inquadrato la crisi come il risultato di una «guerra criminale che dura ormai da oltre sei decenni» e del «recrudescere del blocco e dell’ostilità imperiale», facendo riferimento alle sanzioni statunitensi e alla pressione di Washington.
Il discorso di lunedì non è un riconoscimento isolato. Nel corso del 2026, il mandatario ha ripetuto formulazioni simili in almeno cinque occasioni —il 27 marzo, il 9 maggio, il 19 giugno, il 20 luglio e l'8 agosto—, presentando sempre la crisi come una fase di resistenza e mai come conseguenza del modello economico.
La gravità della situazione che descrive è verificabile e va oltre la retorica ufficiale. Secondo dati di Infobae, l'economia cubana ha accumulato una caduta del PIL superiore al 15% dal 2020, con una contrazione prossima al 5% nel 2025. Il deficit elettrico ha raggiunto un record di 2.341 MW a luglio, con blackout di fino a 20 e 30 ore al giorno in alcune zone. Lo stesso ministro dell'Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, ha ammesso a maggio che Cuba non ha riserve di fuel oil né di diesel. Il peso cubano quota intorno a 500 per dollaro nel mercato informale.
In luglio, Díaz-Canel ha riconosciuto che il regime ha dovuto ricorrere a pratiche proprie del capitalismo per sopravvivere alla crisi. A maggio, invece, ha affermato che Cuba «ha già superato il Periodo Speciale», un'affermazione che contrasta con la percezione predominante dei cubani, i quali considerano l'attuale situazione peggiore di quella degli anni novanta.
Il colloquio, che riunisce più di mille stranieri arrivati a Cuba per le celebrazioni del centenario, si protrarrà fino al 13 agosto. Nella stessa giornata è previsto l'atto centrale a Birán, Holguín, luogo di nascita di Castro, e il programma commemorativo ufficiale si estenderà fino al 4 dicembre 2026.
Nel suo intervento, Díaz-Canel ha esortato a «salvare la Rivoluzione Cubana da una delle minacce più gravi che abbia affrontato in 67 anni» e ha presentato il pensiero di Fidel Castro come «la bussola più precisa che abbiamo per navigare nella tempesta che sta vivendo il popolo cubano», una formula che riassume la scommessa del regime: invocare il fondatore della rivoluzione come risposta a una crisi che si sta approfondendo da anni.
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