
Il giornalista e critico d'arte cubano Jorge Rivas Rodríguez ha pubblicato domenica una riflessione sul suo profilo Facebook che riassume con crudezza il deterioramento dell'immagine degli elettricisti a Cuba: «Da amati e rispettati a odiati e maledetti», intitolò il suo testo il capo della redazione culturale del quotidiano Trabajadores e Premio Nazionale di Giornalismo Culturale José Antonio Fernández de Castro.
Rivas apre il suo scritto con un'immagine che condensa il dramma quotidiano di milioni di cubani: «Nella penombra di ogni quartiere umile, dove la notte non è solo assenza di luce ma un manto di abbandono, incombe la sventura dei blackout».
Il giornalista ricorda che questi lavoratori sono stati per decenni figure ammirate. «Una volta, quegli uomini e donne che si arrampicavano sui pali con mani ferme e coraggiose erano simboli di speranza per un popolo colpito da cicloni devastanti. Il loro lavoro era sacro: ricostruire, ripristinare l'energia che restituiva vita alle case, alle scuole e agli ospedali», scrive.
Ma quel prestigio si è eroso. Secondo Rivas, «alcuni linieros senza scrupoli, prima eroi popolari, sono ora indicati e maledetti, accusati di deviare il servizio elettrico verso mipymes e persone potenti, lasciando in miseria i quartieri umili, la cui sorte dipende da una manovra che sale o scende a seconda di interessi estranei al benessere comune».
La denuncia del giornalista non è un caso isolato. A luglio, i residenti di Calabazar, a Boyeros, hanno trattenuto due lavoratori elettrici accusati di vendere illegalmente la fornitura mentre il quartiere rimaneva al buio; gli operai sono stati trovati con denaro e birre all'interno del veicolo ufficiale. La Unión Eléctrica ha definito l'episodio come un «atto isolato di corruzione» e ha trasferito il caso alle autorità.
Il modello si ripete in diversi punti della capitale. Giovedì scorso 6, i residenti di Marianao hanno frustrato un'interruzione elettrica esigendo che i tecnici mostrassero l'ordine di lavoro che autorizzava l'operazione e chiamando la Polizia Nazionale Rivoluzionaria di fronte al rifiuto. Questo sabato, alcune cubane de La Lisa hanno denunciato che i circuiti 2073 e 2075 ricevevano a malapena un'ora di elettricità al giorno, mentre un altro circuito della stessa zona accumulava tra sei e otto ore continuative.
Il dirigente del Partito Comunista Roberto Morales Ojeda ha ammesso pubblicamente l'esistenza di denunce di corruzione nel settore elettrico, pur cercando di minimizzarle sottolineando che «[quattro o cinque casi] macchiano il lavoro della maggioranza».
Todo questo avviene nel peggior momento energetico registrato a Cuba. Il paese ha accumulato almeno sette collassi totali del Sistema Elettrico Nazionale nel corso del 2026, con blackout fino a 20 e 24 ore quotidiane all'Avana e fino a 87 ore consecutive senza elettricità in alcune zone di Matanzas.
In questo contesto di estrema scarsità, Rivas avverte che «l'elettricità, che dovrebbe essere un diritto fondamentale, diventa un privilegio manipolato, una risorsa scarsa distribuita in base a influenze e non a bisogni vitali», e che «la lama che controlla la corrente elettrica è, in fondo, l'interruttore della speranza o della disperazione».
Tuttavia, il giornalista statale si guarda bene dal nominare i maggiori responsabili del collasso elettrico nazionale, i dirigenti del regime che hanno mantenuto un settore fondamentale per il funzionamento di tutte le attività nel paese sotto politiche errate e senza investimenti.
Il giornalista chiude la sua riflessione con un avvertimento e un desiderio: «La storia non dimenticherà né perdonerà coloro che hanno permesso che la corruzione e la disciplina lavorativa offuscassero un diritto così fondamentale. Che la luce, infine, torni a risplendere per tutti, senza distinzioni né barriere, illuminando non solo le strade ma anche il cammino verso una Cuba più giusta e solidale».
Video correlati:
Archiviato in: