Un video pubblicato dal giornalista Mario J. Pentón mostra cubani che dormono su materassi in mezzo alla strada, di fronte all'iconica scalinata della Università di La Habana, in un'immagine che riassume l'affaticamento di una popolazione intrappolata tra blackout interminabili e un caldo soffocante.
Il reel diffuso su Facebook raccoglie la testimonianza di uno dei coinvolti, le cui parole racchiudono la disperazione di milioni: «Niente, perché ormai non va più. Mi sono già abituato a vivere senza luce. A me quello che serve è andarmene dal paese. Non mi serve altro».
La scena si svolge giorni dopo un altro collasso del sistema elettrico nazionale registrato il 2 agosto, il più recente di una serie di crolli che hanno reso i blackout la norma dell'estate cubana. Dopo quel blackout, centinaia di habaneri hanno dormito sul Malecón per approfittare della brezza marina.
Il fenomeno non è nuovo, ma si è intensificato settimana dopo settimana. In alcuni circuiti dell'Avana, i blackout hanno raggiunto 20 e 24 ore quotidiane durante l'estate, costringendo le famiglie a cercare qualsiasi alternativa per sopravvivere al caldo e all'umidità. A luglio, i bambini dormivano nei portali dell'Avana con materassi portati in strada, e una madre raccontava di aver trascorso una settimana dormendo sul terrazzo del suo edificio.
La scelta del luogo aggiunge un peso simbolico difficile da ignorare. La scalinata universitaria, uno degli spazi più emblematici del paese, era già stata teatro di tensione sociale a marzo di quest'anno, quando gli studenti hanno effettuato una protesta sit-in contro i blackout e i loro effetti sull'istruzione. Il fatto che quello stesso spazio si trasformi ora in dormitorio improvvisato illustra fino a che punto è arrivata la crisi.
Le condizioni si aggravano inoltre a causa di altri fattori. Alla fine di luglio, i residenti di vari quartieri dell'Avana hanno segnalato una piaga di cimici che si sta diffondendo a L'Avana, il che ha portato molti a tirare fuori e bruciare materassi per strada, complicando ulteriormente il riposo di chi non ha altra opzione se non dormire all'aperto.
Il contrasto con le riserve del regime risulta stridente. Ad aprile, Pentón ha pubblicato immagini filtrate di un magazzino governativo attribuito a GAESA pieno di materassi e prodotti per l'igiene personale, mentre la popolazione trascina i propri a bordo strada per poter riposare.
La crisi energetica cubana, risultato di decenni di disinvestimento e cattiva gestione del sistema elettrico da parte del regime, non ha una soluzione in vista. Nel frattempo, la scalinata dell'Università dell'Avana —simbolo storico di generazioni di cubani— è diventata il ritratto più eloquente del collasso: un dormitorio all'aperto dove l'unica uscita che molti vedono è l'emigrazione.
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