
La crescente diffusione che sta avendo negli Stati Uniti il rapporto 'Cuba: La capitale del comunismo del XXI secolo', pubblicato dal Dipartimento di Stato, sembra aver provocato una risposta da L'Avana.
Il ambasciatore cubano in Messico, Eugenio Martínez Enríquez, ha denunciato questo martedì quello che ha definito una "campagna disperata" di Washington per amplificare le tesi del documento nei mezzi di comunicazione e sui social media.
In un post su Facebook, il diplomatico ha scritto: «Sarò io ingannato dall'algoritmo o è in corso una campagna disperata del Dipartimento di Stato per infilare le sue bugie nei media statunitensi al fine di giustificare il blocco criminoso e un'invasione a Cuba?».
Secondo il diplomatico, compaiono «sconosciuti in TV che mentono a qualsiasi ora su Cuba. E il profilo del Dipartimento di Stato agitato per diffondere le menzogne sulla maggiore delle Antille».
Oltre a mettere in discussione il contenuto del rapporto, il messaggio dell'ambasciatore ha focalizzato l'attenzione su la visibilità che questo ha raggiunto dalla sua pubblicazione avvenuta il 20 luglio scorso.
Martínez Enríquez ha menzionato espressamente e l'intensa attività dei canali ufficiali del Dipartimento di Stato sui social media, a cui attribuisce una campagna coordinata di diffusione.
Il diplomatico è sposato con Johana Tablada de la Torre, una delle principali portavoce del ministero delle Relazioni Estere (MINREX) e una delle figure più visibili nella comunicazione internazionale del regime cubano. Entrambi sono stati destinati in Messico, un paese considerato una piazza diplomatica chiave per L'Avana a causa dell'importanza della relazione bilaterale e dell'influenza politica che mantiene nella regione.
La reazione dell'ambasciatore coincide con un momento in cui le tesi del rapporto sono riuscite a uscire dall'ambito strettamente istituzionale per inserirsi in una conversazione più ampia all'interno degli Stati Uniti.
Negli ultimi settimane, il documento è stato oggetto di copertura in reti televisive, media digitali, programmi di analisi politica, profili ufficiali del Dipartimento di Stato, membri del Congresso, creatori di contenuti e influencer, oltre a organizzazioni favorevoli e contrarie alla politica di Washington nei confronti di Cuba.
Questo scambio pubblico riflette che il dibattito non si concentra più esclusivamente sulle sanzioni o sulle relazioni bilaterali, ma anche su la caratterizzazione che fa Washington del regime cubano come un attore con capacità di influenza politica, intelligenza e proiezione internazionale.
In diversi analisi pubblicati da CiberCuba è stato sottolineato che il vero significato del rapporto potrebbe risiedere meno nelle misure che annuncia —praticamente inesistenti— che in cambio di paradigma concettuale che propone.
Il documento presenta Cuba non solo come una dittatura latinoamericana, ma come una sfida per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, una visione che si allinea con la Strategia di Sicurezza Nazionale dell'amministrazione Trump e con il inasprimento della politica nei confronti di La Habana nell'ultimo anno.
In questo contesto, il messaggio dell'ambasciatore cubano risulta significativo perché non si limita a rifiutare le conclusioni del rapporto, ma esprime preoccupazione per l'ampiezza che sta assumendo la conversazione pubblica intorno alle sue tesi e per il risalto che queste stanno trovando nei media, sui social network e tra attori politici statunitensi.
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