Il portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigott, ha risposto lunedì alle accuse di Miguel Díaz-Canel e ha dichiarato a NBC 6 che «la crisi che stiamo osservando sull'isola è un risultato diretto del regime cubano, del suo modello economico che non funziona e della sua stessa incompetenza».
Le dichiarazioni arrivano dopo che Miguel Díaz-Canel ha accusato Washington di sostenere «una politica di massima asfissia economica contro il popolo cubano». Il mandatario ha fatto queste affermazioni durante l'atto per l'anniversario dell'assalto alla caserma Moncada, dove ha incolpato l'embargo statunitense di le morti e la miseria che colpiscono Cuba.
Pigott ha citato una frase del segretario di Stato Marco Rubio: «l'unica cosa peggiore di un comunista è un comunista incompetente, ed è questo il regime che stiamo vedendo a Cuba».
Il portavoce è stato chiaro nel sottolineare la responsabilità del governo cubano: «Ciò che ci preoccupa è che stiamo osservando un regime dedicato a saccheggiare le risorse del popolo cubano per riempire le proprie tasche».
Di fronte alla narrativa ufficiale di La Habana, che attribuisce la crisi all'embargo, Pigott ha ricordato che «sono sempre esistite eccezioni all'interno dell'embargo affinché cibo e medicine arrivassero al popolo cubano».
L'assistenza umanitaria degli Stati Uniti a Cuba
Il portavoce ha ribadito che «gli Stati Uniti sono dalla parte del popolo cubano» e ha dettagliato che Washington ha impegnato fino a 100 milioni di dollari in assistenza umanitaria, distribuiti attraverso terzi come la Chiesa Cattolica, Cáritas Cuba e organizzazioni non governative indipendenti, senza che il governo cubano agisca come intermediario.
Il pacchetto, annunciato formalmente da Rubio l'8 maggio 2026, è strutturato in 60 milioni di dollari destinati alla Chiesa Cattolica e 40 milioni per ONG indipendenti.
Il primo invio ufficiale di questo aiuto —18 tonnellate di alimenti e materiali igienici— è partito da Miami il 21 luglio, coordinato con Catholic Relief Services e Cáritas Cuba, per garantire che le risorse arrivino direttamente a coloro che ne hanno bisogno.
Cuba sta attraversando la sua peggiore crisi in decenni, con blackout che vanno da 22 a 25 ore al giorno, una grave carenza di carburante, cibo e medicinali.
Il regime, da parte sua, ha rifiutato l'etichetta di «crisi umanitaria» e mantiene una narrativa che incolpa l'embargo di tutti i mali, ignorando decenni di gestione economica fallita e repressione politica come cause strutturali del collasso.
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