La Costituzione del '40 può dichiarare illegale il Partito Comunista?

Sede provinciale del PCC, a L'Avana.Foto © CiberCuba

L'articolo 37 della Costituzione cubana del 1940 offre il meccanismo giuridico per dichiarare illegale il Partito Comunista di Cuba senza necessità di nuova legislazione né retroattività, secondo quanto afferma Eduardo Garaicoa, cofondatore del Movimento Costituzionalista Cubano (C40), in un'intervista con Tania Costa.

Garaicoa spiega che questo articolo «stabilisce chiaramente che non è consentita la registrazione o l'esistenza di partiti o organizzazioni di carattere totalitario», ossia quelli che minacciano la sovranità popolare, la democrazia o la forma di governo repubblicana.

Il testo originale dell'articolo 37 dichiara che «è illecita la formazione e l'esistenza di organizzazioni politiche contrarie al regime del governo rappresentativo democratico della Repubblica, o che attentano contro la pienezza della sovranità nazionale».

Per Garaicoa, la conclusione è chiara: «Utilizzando la Costituzione del '40, è sostanzialmente possibile rendere completamente illegale il Partito Comunista». Inoltre, ha aggiunto, si possono giudicare coloro che hanno commesso crimini contro l'umanità; dichiarare odiosa il debito contratto dai comunisti ed esigere indennizzi da aziende straniere che hanno sfruttato lavoratori cubani in collusione con il regime castrista.

Il argumento per l'illegalizzazione del PCC non si basa su un'interpretazione innovativa, ma su un precedente storico concreto. Nel 1948, durante il governo di Carlos Prío Socarrás, il Congresso cubano avviò un progetto di legge per escludere il Partito Comunista dalla vita politica, facendosi precisamente sostegno a quel articolo 37.

Il processo si è protratto nel procedimento legislativo —«qui ci si mette un po', si discute là per un po'», ricorda Garaicoa— fino a quando il colpo di stato di Fulgencio Batista nel 1952 lo ha interrotto completamente.

Tuttavia, l'iniziativa non si spense lì. Dopo le elezioni del 1954, che Garaicoa definisce «mediocre, alla maniera di Maduro», il progetto riacquistò slancio e culminò con la creazione del Ufficio di Repressione delle Attività Comuniste (BRAC).

Questo percorso storico è, per il cofondatore del C40, la prova che la stessa Repubblica cubana, sotto la validità della Costituzione del '40, aveva già avviato il cammino per illegittimare il comunismo prima che la dittatura lo interrompesse.

La distinzione evidenziata da Garaicoa è rilevante dal punto di vista giuridico: la Costituzione del '40 non proibisce i partiti per la loro ideologia, ma per il loro carattere totalitario e antidemocratico, il che —secondo lui— rende la misura solida e non arbitraria.

Il Movimento C40, fondato nel 2018, sostiene che quella Carta Magna non sia mai stata abrogata legalmente, poiché il testo stesso non ammette abrogazione, ma solo modifica, e quindi rimane vigente de jure. In questo contesto, la restituzione della C40 non sarebbe una rottura giuridica, ma un atto di legalità.

Il dibattito ha preso piede nel 2026, con figure dell'esilio come Armando Valladares e Carlos Saladrigas che si sono espressi a favore e contro la restituzione della C40 come fondamento di una eventuale transizione democratica a Cuba.

Garaicoa conclude con un'affermazione categorica: «Il Partito Comunista può essere respinto solo attraverso la Costituzione del '40, insieme a tutte le sue attività, a tutte le cose che hanno fatto e a quelle che potrebbero fare in futuro».

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