
Il governo uruguaino ha lanciato un allerta mercoledì riguardo a una crescente tendenza di sfruttamento sessuale di donne cubane che utilizzano il paese come tappa nel loro percorso verso gli Stati Uniti, secondo il primo rapporto nazionale sulla tratta presentato dal Consiglio Nazionale per la Prevenzione e la Combattimento della Tratta e dello Sfruttamento delle Persone.
Il documento, che copre il periodo compreso tra marzo 2025 e giugno 2026, segnala che «si identifica fortemente nell'ultimo periodo la tendenza delle donne cubane che utilizzano l'Uruguay come paese di transito verso gli Stati Uniti».
De delle 37 donne assistite nel 2025 dal servizio di tratta dell'Istituto Nazionale delle Donne (Inmujeres), il 5% erano cubane, il 39% dominicane e il 42% uruguaiane. Più della metà —il 63%— era collegata a reti internazionali di tratta, principalmente con fini di sfruttamento sessuale.
Il rapporto avverte che le reti criminali hanno trasferito i loro metodi di reclutamento su piattaforme digitali e applicazioni di messaggistica, il che complica l'identificazione dei responsabili e la raccolta di prove. Secondo il documento, le organizzazioni «operano in modo tale da rendere difficile il riconoscimento della situazione e la sua denuncia, non identificando un luogo fisico né le persone che commettono questo reato».
Tra le tendenze emergenti, il rapporto registra un «marcato aumento del reclutamento attraverso i social media e false offerte di lavoro», così come l'uso di criptovalute per nascondere pagamenti illeciti e la surrogazione di maternità come nuova modalità di sfruttamento.
Il profilo delle vittime migranti differisce da quello delle uruguaiane: secondo il documento, le donne straniere «per lo più con un livello educativo terziario, riconoscono l'attrazione e l'inganno, e si trovano in una situazione di sfruttamento sessuale, che viene vissuta con vergogna e nascondimento della situazione».
La problematica «è in aumento», conclude il rapporto, spinta da «condizioni di alta vulnerabilità ed esposizione che si stanno presentando in alcune situazioni di migrazione internazionale e dalla crescita delle reti legate al crimine organizzato nel paese».
Questo fenomeno non è nuovo. Nel 2018, l'Associazione Civile El Paso ha denunciato che almeno 20 cubane erano state costrette a prostituirsi in Uruguay, ingannate con false promesse di lavoro e trasferite attraverso Suriname o Guyana. Nel 2021, un'operazione con Interpol ha smantellato una rete che utilizzava la rotta La Havana–Guyana–Brasile–Uruguay e ha arrestato 34 persone; alcuni migranti pagavano tra 6.000 e 7.000 dollari per continuare verso gli Stati Uniti.
Uno studio dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sui casi tra il 2018 e il 2022 ha rivelato che le cubane hanno rappresentato il 17,6% delle straniere assistite per tratta in Uruguay, e che Cuba è stata il luogo di reclutamento nel 15,8% dei casi di tratta internazionale identificati.
Il contesto migratorio aggrava il problema. Nel 2025, l'Uruguay ha registrato un saldo migratorio di quasi 15.000 cubani, quasi tre volte quello del 2024, ed ha rilasciato 13.852 documenti d'identità per la prima volta a cittadini dell'Isola, il numero più alto tra tutte le nazionalità straniere.
Nel piano giuridico, la Giustizia uruguaiana ha imputato nel 2025 81 persone per reati di tratta o figure penali associate, e sono state registrate 65 condanne per sfruttamento sessuale e cinque per lavoro forzato e riduzione in schiavitù.
Il scenario si complica ulteriormente a causa delle trattative in corso: Gli Stati Uniti trattano con l'Uruguay l'invio di cubani deportati nel paese, il che aggiunge una dimensione politica al già complesso panorama migratorio cubano nella regione.
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