Cubano ricorda il Piano Maceta e il Piano Rastrillo: «Cosa è successo, autorità?»

Roberto Carlos Balaguert PérezFoto © Facebook/Roberto Carlos Balaguert Pérez

Un cubano residente in Messico, identificato come Roberto Carlos Balaguert Pérez, ha scatenato un intenso dibattito sui social media dopo aver pubblicato un video in cui sfida coloro che negano l'esistenza del Piano Maceta, del Piano Rastrillo e degli ordini di perquisizione domiciliare senza che fosse commesso alcun reato. La sua testimonianza ha risvegliato la memoria di migliaia di connazionali che affermano di aver subito tali pratiche per decenni.

La registrazione, pubblicata su Facebook, supera i 4,4 milioni di visualizzazioni e accumula oltre 339.000 reazioni, oltre a migliaia di commenti da cubani che raccontano esperienze simili vissute all'interno dell'isola.

«Caballero, è una bugia che sia esistito un Piano Maceta? Caballero, è una bugia che sia esistito un Piano Rastrillo? Caballero, è una bugia che ti bussassero alla porta? E tu, senza sapere cosa stesse succedendo, aprivi. E ti dicevano: "Che succede, autorità?". "No, è un'ordinanza di perquisizione"», esprime Balaguert Pérez con evidente ironia, in risposta a persone —tra cui diversi messicani, come esplica— che gli assicurano che qualcosa del genere non possa essere accaduto.

Nel suo racconto, il cubano descrive come, durante quelle ispezioni, le autorità perquisivano le abitazioni e confiscavano beni che consideravano incompatibili con i redditi ufficiali.

«Se a casa tua c'erano dieci scatole di bibite, te le confiscavano. E tu dicevi: "Ma perché?". "Accumulo". "E dove le hai comprate? Come hai acquisito le dieci scatole di bibite?". Beh, aspetta, tu stavi facendo affari», racconta.

Secondo quanto spiegato, qualsiasi segnale di prosperità poteva trasformare una persona in un obiettivo per le autorità.

«In Cuba chi prosperava un po' doveva mantenere un profilo basso, girare per la strada come un sifilide, come un oggetto di scarto, perché ti avrebbero preso e ti avrebbero confiscato», afferma.

L'uomo sostiene che anche l'acquisto di un'automobile, il miglioramento dell'abitazione o la realizzazione di spese considerate elevate fossero sufficienti a suscitare sospetti sull'origine del denaro.

L'origine del Piano Maceta

Le confiscazioni conosciute popolarmente come Plan Maceta trovarono sostegno giuridico nel Decreto-Legge 149, promulgato il 4 maggio 1994, che regolava la confiscazione amministrativa di beni considerati frutto di un arricchimento indebito.

Diverse analisi giuridiche successive hanno evidenziato che le misure preventive adottate dalla Procura in virtù di quella norma praticamente non ammettevano ricorsi legali per gli interessati.

Quello stesso anno furono eseguite le prime 15 confische, valutate in 3,47 milioni di pesos, mentre circa 400 fascicoli rimanevano sotto indagine.

Prima di ciò, durante gli anni Ottanta, il regime aveva lanciato l'operazione «Pitirre en el alambre», rivolta contro il Mercato Libre Campesino, che culminò con la chiusura di quel sistema di commercializzazione nel maggio 1986.

Migliaia di cubani condividono le loro esperienze

La pubblicazione è rapidamente diventata uno spazio in cui numerosi cubani hanno ricordato episodi simili.

Uno dei commenti racconta quanto accaduto durante il Período Especial: «Nel 1995 si presentò un pubblico ministero alla porta di casa mia con due poliziotti e due vicini a testimoniare, e mi portarono via tutto».

Un altro utente ha affermato che, decenni dopo, le confische continuavano a verificarsi.

«Nel 2017 mi hanno confiscato il mio furgone, il sostentamento della mia famiglia, solo per aver migliorato il mio strumento di lavoro.»

Particolare impatto ha avuto la testimonianza di una donna che ha assicurato di aver lavorato nei magazzini statali dove giungevano i beni confiscati.

«Ho lavorato in alcuni magazzini che contenevano prodotti sequestrati ai presunti spacciatori, e lì molte cose andavano a male. L'obiettivo era non permettere alla gente di prosperare.»

Un altro commento ha riassunto il dramma vissuto da molte famiglie in quegli anni.

«La mia famiglia è stata vittima del Piano Maceta. Hanno lasciato in casa solo i materassi sul pavimento e un ventilatore perché mia nonna ha implorato la polizia di lasciarlo, dato che mia zia era una bambina.»

Una pratica che molti considerano attuale

Il video ricorda anche che molte persone furono incarcerate per possesso di dollari e continuarono a essere detenute anche dopo che il regime depenalizzò il possesso di valute nel agosto del 1993, nel mezzo della crisi del Periodo Speciale.

Per molti utenti, le pratiche di controllo economico non sono scomparse col passare degli anni.

In febbraio 2026, un'operazione nazionale contro i lavoratori autonomi e le attività commerciali private si è conclusa con 17.000 multe, 300 esercizi chiusi e 93 sequestri, mentre a maggio il Tribunale Supremo Popolare ha divulgato nuovi decreti relativi alla confisca e al sequestro di beni.

La viralità del video dimostra che, a più di tre decenni dall'emergere del Piano Maceta, il ricordo di quelle confische continua a essere una ferita aperta per molti cubani, che identificano queste politiche come uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell'iniziativa privata e al progresso economico nell'isola.

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Redazione di CiberCuba

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