Accademica: «Esiste una profonda contraddizione tra il Governo cubano e la Rivoluzione che dice di rappresentare»

Calli de La Habana (immagine di riferimento)Foto © CiberCuba

In occasione del 73° anniversario dell'assalto al Quartier Generale Moncada, l'idea storica e accademica cubana Ivette García González ha pubblicato domenica un'analisi su Facebook in cui smonta l'equazione ufficiale tra Rivoluzione e Governo, definendola una delle maggiori menzogne del sistema imperante a Cuba da oltre sei decenni.

García González, dottore in Scienze Storiche ed exprofessore ordinario dell'Università dell'Avana, dell'ISRI e dell'Istituto di Storia di Cuba, sostiene che «esiste una profonda contraddizione tra il Governo cubano e la Rivoluzione che afferma di rappresentare», e che questa contraddizione «non è recente, ma esiste da sempre».

L'accademica ricorda che la Rivoluzione del 1959 nacque proclamando sovranità, democrazia, diritti umani, economia nazionale, stampa libera e giustizia sociale, e che i suoi leader combattevano gli odi e la divisione tra cubani.

Tuttavia, a suo avviso, il governo derivato da quel processo ha rispettato solo parzialmente due di quelle promesse: la sovranità statale e la giustizia sociale, e entrambe in modo distorto.

Riguardo alla sovranità, sottolinea che è stata esercitata «esclusivamente nei confronti degli Stati Uniti». Riguardo alla giustizia sociale, avverte che «dipendeva da sussidi internazionali —quindi, insostenibile— inoltre, era condizionata alla lealtà delle persone» ed era attraversata da un enorme indottrinamento.

Per quanto riguarda il resto delle promesse fondazionali, il bilancio tracciato è devastante: «Il governo ha sempre diviso i cubani —buoni e cattivi, degni e indegni, rivoluzionari e controrivoluzionari—, ha costruito una falsa unità, ha sequestrato la sovranità popolare, ha reinventato la dipendenza e ha adattato la democrazia a proprio piacimento».

A isso si aggiunge che il regime «investe di più nei settori immobiliare e turistico rispetto all'agricoltura, alla salute, alla sicurezza sociale, all'istruzione e all'innovazione», mentre le politiche sociali sono in declino da decenni.

Il risultato di quel modello, secondo García González, è che «le grandi maggioranze non escono dalla precarietà, la precarietà è ciò che si è socializzato». E va oltre: «Siamo un popolo eroico, o ci sentiamo tali, ma in realtà siamo feriti e fratturati fino al midollo, che è l'individualità e la famiglia».

La cifra migratoria che cita l'accademica —quasi il 20% della nazione emigrata— ha fondamento in dati ufficiali: secondo l'Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione (ONEI), 245.264 cubani sono emigrati solo nel 2025, lasciando la popolazione totale a 9.434.593 abitanti. García González qualifica questo esodo, unito all'invecchiamento demografico, a una «popolazione carceraria eccessiva» e alla repressione sistematica, come «il collasso delle forze vive della nazione».

La repressione di cui si parla ha anche cifre concrete: Prisoners Defenders ha registrato un record storico di 1.306 prigionieri politici a Cuba nel giugno del 2026, inclusi minori. Dal canto suo, l'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani ha conteggiato più di 3.000 azioni repressive durante il 2025.

Nel panorama economico, il Centro di Studi sull'Economia Cubana ha stimato che l'economia cubana è diminuita di circa il 5% nel 2025, accumulando una contrazione di oltre il 15% dal 2020, mentre l'Unità di Intelligence Economica prevede una nuova caduta del 7,2% per il 2026.

Di fronte a questa realtà, García González lancia due domande che considera ineludibili: per chi è stato il progetto? e dove si manifesta la Rivoluzione in ciò che si fa a Cuba?

La accademica mette in discussione anche la scommessa ufficiale sulla «continuità»: «Riprodurre le stesse formule in contesti e con leadership diverse è uno dei peggiori errori politici, ma loro insistono sulla continuità». Le sue parole contrastano con quelle del primo ministro Manuel Marrero, che a giugno del 2026 ha difeso davanti al Parlamento il principio di «fare il necessario per conservare l'essenziale» del socialismo, mentre il viceprimer ministro Oscar Pérez-Oliva Fraga ammetteva che «i metodi tradizionali non stanno dando risultati».

García González non è estranea al dibattito intellettuale riguardo all'esaurimento del modello cubano. Nel maggio del 2026 ha pubblicato analisi sulla vulnerabilità delle dittature e una proposta di Movimento Civico Nazionale basata sulla lotta non violenta per promuovere una transizione democratica.

L'analisi si conclude con un avvertimento che parafrasa Antonio Machado: «Cubani, facciamo politica, perché se non la facciamo, verrà fatta da altri e probabilmente contro di noi».

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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