L'esperto mette in discussione la figura di Céspedes per aver coinvolto i suoi schiavi nella guerra come «carne da cannone»

Rolando Gallardo insieme al ritratto più noto di Carlos Manuel de Céspedes.Foto © CiberCuba / Wikipedia

Lo storico cubano Rolando Gallardo ha lanciato una revisione critica della figura di Carlos Manuel de Céspedes, considerato il «Padre della Patria» cubana, sottolineando che il patriota non liberò genuinamente i suoi schiavi nel Grito de Yara, ma li portò in combattimento come «carne da cannone» dopo averli mantenuti come schiavi fino al giorno stesso dell’insurrezione del 10 ottobre 1868.

Gallardo ha formulato il quesito durante un'intervista con Tania Costa per CiberCuba, dove ha lanciato una sfida diretta alla narrativa patriottica ufficiale: «Voglio che qualcuno mi dica un solo nome di uno schiavo di Céspedes che sia sopravvissuto alla prima fase. Nessuno. Li ha tenuti come schiavi e poi, come carne da cannone».

L'argomento centrale dello storico è che Céspedes aveva la possibilità di liberare i suoi schiavi senza condizioni. «Avrebbe potuto liberarli anche e dirgli di andare. Li portò in battaglia», ha affermato, sottolineando che la decisione di incorporarli nella guerra non fu un atto di emancipazione, ma di strumentalizzazione. «Accidenti, Céspedes. Bisogna rivedere un po' la figura, non credi?», ha concluso.

Questa lettura contrasta con quanto riportato da la storiografia critica sul Grito de Yara: secondo Britannica, Céspedes permetteva l'incorporazione di schiavi nell'esercito ribelle solo con il permesso dei loro proprietari, e favorì un'«emancipazione graduale e indennizzata» per non alienare i piantatori dell'ovest cubano.

Gallardo ha anche discusso della morte di Céspedes, avvenuta il 27 febbraio 1874 a San Lorenzo, Sierra Maestra, e ha sottolineato che i stessi mambisi lo hanno Abbandonato deliberatamente al suo destino.

Per sostenerlo, lo storico rimandò al diario personale del prode. «Andare direttamente al diario di Céspedes. Lì lui parla chiaramente del fatto che prima lo hanno lasciato senza scorta, che gli hanno negato il passaporto per andare negli Stati Uniti e che lui sa che lo stanno facendo con un'intenzione meschina».

Gallardo collegò queste parole a un fatto che la storia riporta. Si riferì a un ex schiavo del quale era, in quel momento, presidente della Repubblica in Armi, che fu visto entrare nel luogo dove si trovava Céspedes, e immediatamente il battaglione spagnolo di San Quintín uscì a cercarlo.

«Evidentemente lo hanno lasciato in un luogo di facile accesso. Non lo hanno lasciato in un luogo dotato di sicurezza», ha sottolineato lo storico, insinuando che è stato consegnato o abbandonato deliberatamente.

La critica di Gallardo si estese ai mambisi in generale, che descrisse come «una continuazione della corruzione spagnola. È la stessa e è lo stesso».

Lo storico ha sostenuto tale affermazione facendo riferimento alla narrativa repubblicana. «Tutta la Repubblica di Cuba fino al 1940 fu governata da mambises. La Repubblica Mambisa che chiamiamo Repubblica Neocoloniale». Estrada Palma, José Miguel Gómez, Alfredo Zayas e Gerardo Machado erano tutti mambises, ha ricordato Gallardo, prima di concludere: «Noi insegnamo a Cuba a odiare i mambises vivi e ad amare i morti».

Queste riflessioni si inseriscono in un dibattito più ampio sul ruolo delle élite creole cubane nel mantenimento della schiavitù, tema che Gallardo ha sviluppato in un articolo pubblicato in CiberCuba il 22 luglio, dove argomenta che la responsabilità storica ricade anche sugli stessi cubani e non solo sulla metropoli spagnola.

È importante ricordare che l'abolizione totale della schiavitù a Cuba non fu una conseguenza diretta della ribellione del 1868, bensì un processo che culminò nel 1886 con un decreto coloniale spagnolo, diciotto anni dopo il Grito di Yara, che la narrativa ufficiale presenta come l'inizio dell'emancipazione.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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